È indispensabile un sistema nazionale di valutazione che registri e misuri gli effetti e i risultati di tutte le scelte che vengono fatte. Approcci punitivi non aiutano a migliorare il sistema DI GIANNI CARLINI
È proprio necessario un sistema nazionale di valutazione? La risposta è sì, sicuramente sì, senza dubbi e con convinzione. Un efficiente ed efficace sistema nazionale di valutazione della scuola è indispensabile.
L’esigenza di conoscere, analizzare e valutare quello che si fa e come lo si fa nelle scuole cresce con il crescere dell’importanza della scuola per il futuro delle persone e dell’intero paese. Più aumenta l’incidenza dell’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione sullo sviluppo economico e sociale del paese, sulla sua coesione interna e sui destini di ogni persona che vive in Italia – qualsiasi sia la sua condizione economica e sociale di partenza –, più cresce l’urgenza di avere a disposizione strumenti necessari per adeguare il sistema ai cambiamenti e alle esigenze dei singoli e della collettività.
Tutto il sistema e ogni sua parte, compresi a maggior ragione i soggetti che sono dotati di autonomia, come sono le scuole e, con gradi diversi di libertà e responsabilità, le sue componenti professionali (docenti, dirigenti, personale Ata), devono valutare gli obiettivi che si sono scelti e i processi che sono stati attivati.
Ma come?
Si tratta prima di tutto di praticare l’autovalutazione, che però ha bisogno di un quadro ricco di elementi relativi ai risultati ottenuti, al contesto, alle risorse disponibili, ai processi attivati, e che deve potersi confrontare con un quadro omogeneo e di dimensione nazionale, fatto di indicatori, di criteri e di modalità di valutazione comuni e condivisi.
È indispensabile un sistema nazionale di valutazione che registri e misuri gli effetti e i risultati di tutte le scelte che vengono fatte, da quelle politiche – che riguardano le risorse assegnate al sistema scolastico, gli ordinamenti da attuare e gli obiettivi da raggiungere – a quelle che compiono i soggetti autonomi che costituiscono il sistema (le scuole che hanno una autonomia sancita dalla Costituzione). Alla valutazione non può poi essere estraneo alcun processo intenzionale, programmato e attuato nell’esercizio della libertà di insegnamento e della responsabilità professionale, perché della conoscenza di quanto si è inteso fare e dei suoi risultati si ha sempre bisogno per correggere, adeguare, innovare, migliorare.
Una valutazione strutturata, continuamente rinnovata e migliorata nei suoi princìpi e nei suoi strumenti, rende possibile rendicontare scelte fatte e risultati ottenuti a tutti i portatori di interessi concreti nei confronti del sistema scolastico e delle scuole; si tratta di un feedback necessario per essere trasparenti e che obbliga chi assume decisioni e fa delle scelte a strutturare e presentare i propri risultati e i propri progetti ai soggetti che ne sono direttamente interessati.
Quindi: valutare per conoscere e far conoscere e, soprattutto, per migliorare. Per realizzarsi, l’intenzione di migliorare la qualità dei processi di insegnamento-apprendimento ha bisogno di analisi dei risultati ottenuti e dei processi attivati, dei loro punti di forza e delle loro debolezze. Non si può fare mai da soli, e questo nell’istruzione è ancora più vero; ci si deve confrontare e non disperdere esperienze, guardare a quello che hanno fatto altri con successo e riflettere per vedere se è possibile trarne utili insegnamenti.
Ci vuole dunque un sistema di valutazione aperto, non punitivo, che ispiri fiducia e sia affidabile, che faccia circolare idee e passione per la ricerca e il confronto.
Ma questo è esattamente il contrario di quello che sta accadendo nella scuola italiana. Un approccio ideologico alla qualità dei servizi pubblici, esteso anche alla scuola e fondato sull’attribuzione ai lavoratori pubblici della responsabilità di un presunto basso gradimento da parte dell’utenza e che distribuisce “premi e castighi”, sta travolgendo ogni possibilità di attivare un’indispensabile stagione di rinnovamento e di impegno per il cambiamento.
Occorrerebbe invece ritrovare la fiducia nel fatto che innovare è possibile e che è possibile che i cambiamenti non siano solo nel segno del “meno”: meno scuola, meno risorse economiche e professionali, meno opportunità, meno garanzie.
Resistenze e paura della valutazione da parte delle scuole e dei suoi lavoratori, in un contesto di pesanti tagli e di blocco della contrattazione collettiva, producono il respingimento di ogni ricerca e di ogni sperimentazione. Occorre quindi rimuovere l’idea sbagliata che attraverso premi e castighi, connessi a una valutazione delle persone e non dei processi, si possa promuovere il miglioramento. Al massimo si ottiene, e sta avvenendo, che si sviluppi e si sostenga un’opposizione che cerca di sabotare ogni cambiamento. Più forte è l’attacco ai lavoratori e alle condizioni materiali di funzionamento della scuola pubblica, maggiori dovrebbero invece essere l’attenzione alla sua qualità e la determinazione nel ricercarne il miglioramento. L’alleanza con le famiglie e gli studenti, oggi più che mai necessaria, si preserva e si rafforza se i comportamenti dei lavoratori della scuola rendono visibile l’attenzione ai destinatari del loro lavoro. In tempi economicamente e socialmente duri per tutti nessuno può considerarsi esente dal dovere di far percepire e accettare il proprio valore dalla società in cui opera.
Per quanto frustrante possa essere il dover subire l’iniziativa di chi interviene in modo autoritario e strumentale, occorre invece valorizzare ed estendere le esperienze di autovalutazione e la partecipazione ai processi valutativi attivati, come sono quelli dell’Invalsi,
per dare con forza l’immagine di una scuola che si osserva con metodo e continuità e ricerca strumenti adeguati per gestirsi meglio e che, soprattutto, coglie ogni occasione utile per riflettere sui processi stessi e sui risultati ottenuti.
La Flc Cgil ha avviato da tempo una discussione sulla necessità di costruire, per tutti i comparti della conoscenza, un sistema nazionale di valutazione e ha assunto iniziative e avanzato proposte. L’ultimo comitato direttivo della Flc ha predisposto, dopo un percorso di coinvolgimento delle strutture di comparto, un documento aperto alla discussione delle lavoratrici e dei lavoratori che contiene, insieme a un’analisi della situazione, anche le linee fondamentali per un sistema nazionale di valutazione in grado di sostenere la sfida del miglioramento dell’intero sistema della conoscenza.