Entro l'estate 2012 33mila soldati Usa lasceranno il Paese. Entro il 2014 il disimpegno dovrebbe essere totale. "Per l'America, è tempo di concentrarsi sulla costruzione di una nazione qui a casa", ha detto il Presidente. Ma i Talebani gridano al bluff
Trentatremila soldati americani di stanza in Afghanistan torneranno a casa entro l'estate del prossimo anno: è l'inizio della fine della lunga e costosissima (soprattutto in termini di vite umane) guerra in Afghanistan. L'annuncio è arrivato ieri dalla bocca del presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, che, nel suo intervento dalla East Room della Casa Bianca trasmesso in tv, ha annunciato un calendario di ritiro più rapido di quanto richiesto dai comandanti militari.
Il presidente Usa ha detto che
10mila soldati torneranno a casa entro la fine dell'anno e che altri 23mila rientreranno entro l'estate del 2012: "Per l'America, è tempo di concentrarsi sulla costruzione di una nazione qui a casa", ha spiegato. Quindi, via al ritiro già dal prossimo mese di luglio e poi avanti per i successivi 14 mesi, riducendo la presenza Usa in Afghanistan da 100mila unità a meno di 70mila, per arrivare al disimpegno totale entro il 2014.
Reazioni positive all'annuncio di Obama sono arrivate dai
principali alleati, Gran Bretagna, Germania, Francia, Australia, e dalla Nato. Secondo il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen il ritiro parziale delle truppe americane impegnate in Afghanistan è "il risultato dei progressi" realizzati sul campo contro gli insorti afgani.
Non si è fatta attendere però nemmeno la
reazione dei Talebani che giudicano l'annunciato ritiro americano come un mero "passo simbolico". "Obama e i suoi guerrafondai vogliono ingannare la loro Nazione con questo annuncio - si legge in una nota dei Talebani, rilanciata dall'agenzia di stampa Dpa - mentre in realtà non hanno alcun rispetto per i desideri della Nazione di portare a termine questa guerra e questa occupazione". Inoltre, per gli insorti le dichiarazioni di sconfitta dei ribelli nel sud dell'Afghanistan, storica roccaforte dei Talebani, "altro non sono che affermazioni prive di fondamento e propaganda".
Poi
un insolito appello diretto ai contribuenti americani che secondo i talebani, "devono capire che, così come negli ultimi dieci anni, il loro denaro continua a essere sprecato in questa inutile guerra priva di significato e a finire nelle tasche dei funzionari corrotti del regime di Kabul".