Il Cavaliere non convince nemmeno alla Camera. Bossi incalza: "Belle parole, ora i fatti". L'opposizione gli chiede di farsi da parte "per il bene del Paese". Di Pietro però spariglia le carte, critica Bersani, silura Vendola. E Cicchitto si complimenta
Berlusconi tira dritto, forte dei numeri su cui in Parlamento può ancora (e persino più di prima) contare. Ieri il Governo a Montecitorio ha incassato 317 voti di fiducia, un fatto che secondo il premier "dimostra che la maggioranza c'è ed è coesa". E allora avanti a fari spenti nella notte, nonostante i risultati delle amministrative e dei referendum. Il
discorso del premier alla Camera è la fotocopia di quello pronunciato il giorno prima al Senato. Ma i buoni propositi non bastano più a Umberto Bossi, già costretto ad un
netto dietrofront sulla partita dei ministeri al nord. E allora il leader delle camice verdi avverte:
"A parole è bello, ma aspettiamo i fatti".
Un copione tutto sommato senza grandi sorprese, quello portato in scena dalla maggioranza. Ma altrettanto non si può dire dell'opposizione e il merito va in gran parte ad
Antonio Di Pietro. Prima l'ex magistrato stupisce tutti
intrattenendosi per diversi minuti in un faccia a faccia con Berlusconi. Poi, presa la parola, dà vita ad un intervento fatto più di critiche al Pd e al centrosinistra che dei consueti attacchi al Pdl. Il presidente dell'Idv sfida sì il Governo a portare in Parlamento "provvedimenti che servono al Paese e non più leggi ad personam", ma non con i toni duri che in passato avevano caratterizzato i suoi interventi.
Al contrario, Di Pietro insiste molto sulla necessità di costruire un'alternativa, sollecitando in questo senso il Pd: "L'opposizione - dice l'ex pm - ha il dovere di proporre un'alternativa.
E allora, amico Luigi, amico Bersani, comincia tu, perché a te spetta il dovere, l'onore e l'onere di convocarci". E ancora: "Ho sentito l'onorevole Martino quando diceva voi cosa offrite in alternativa: bene, io lo devo dire qui davanti a tutti pubblicamente: non lo so, non lo so, perché non ho ancora avuto una riunione con gli altri leader dei partiti di opposizione".
Poi arriva
l'attacco per niente velato a Nichi Vendola. "Io non me la sento - afferma ancora Di Pietro riferendosi alle primarie - di votare un leader senza sapere per fare che cosa, dove mi porta, perché non me la sento di portare il Paese verso
un oscuro premier che magari parla bene, affabula tanto, ma che poi in concreto non so se ha in capo un mondo liberale. L'Italia dei valori è un partito politico che fa parte dei Liberaldemocratici nel Parlamento europeo ed io non ci sto più a sentire ogni volta che si parla dell'opposizione, la sinistra".
La risposta di
Bersani arriva a stretto giro, quando il segretario del Pd prende la parola in aula: "
Di riunioni ne faremo finché vorremo, ma l'alternativa sta lì, sta nel Paese, in una riscossa civica e morale che riesca ad affrontare i problemi che ha davanti". Poi Bersani indirizza il suo intervento verso il governo, definito "un motore spento". "Questo esecutivo - dice - non è quello uscito dalle urne, questo è il
Governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti, con quest'ultimo che detiene una golden share".
"Siamo al ribaltone, al teatrino, al bagaglino - prosegue Bersani - Voi campate
non sul premio di maggioranza ma sul premio di transumanza. Per questo vi chiedo: lasciate che il Paese si misuri con la prospettiva del voto altrimenti un tramonto troppo lungo, porterà all'Italia guai molto seri".
In conclusione la parola va al capogruppo del Pdl,
Fabrizio Cicchitto, che si tuffa a pesce sulle frizioni interne al centrosinistra, innescate dall'intervento di Di Pietro. Il pidiellino, dai trascorsi tutt'altro che amichevoli con l'ex pm, si spinge addirittura ad affermare, rivolgendosi a Bersani, che
"l'onorevole Di Pietro gli ha dato una lezione di strategia politica". Poi l'accusa al segretario del Pd di essere un
'succhia ruote', ovvero, in gergo ciclistico, uno che "si mette sulla scia di altri, del nuovo sindaco di Milano e Napoli per le amministrative e sulla scia di Di Pietro per i referendum".