Circa 200 milioni di persone, nate tra il 1980 e il 1989, hanno potuto mettersi in proprio e godere di privilegi precedentemente bollati come borghesi DI SIMONE PIERANNI
Non solo formiche: il fenomeno dei giovani cinesi è assai complesso. Per descrivere questa generazione è stata anche coniata una parola specifica:
balinghou, ovvero la generazione dei nati negli anni ottanta. I balinghou hanno una caratteristica particolare che li accomuna: sono i primi abitanti del Regno di Mezzo a vivere nella Cina delle riforme volute da Deng Xiaoping.
Circa 200 milioni di persone, nate tra il 1980 e il 1989, che si sono potute vestire fin da subito liberamente, non hanno vissuto sotto la campana onnicomprensiva delle danwei (le unità di lavoro che decidevano della vita anche privata del singolo lavoratore), hanno potuto mettersi in proprio e godere di privilegi precedentemente bollati come “destri”, “borghesi” e “neri”. Sono cresciuti nel boom economico, primi privilegiati a loro modo dalla legge del figlio unico in vigore dal 1979. Naturalmente utilizzano internet, sono i figli della Rete e non tutti sono formiche: qualcuno riesce a realizzarsi.
Caikai ad esempio, disegnatore free lance, 29 anni. Di tutti i balinghou incontrati è quello che appare più interessato a capire la complessità della situazione in cui si ritrova e sulla sua generazione sta anche scrivendo un libro. “Non mi piacciono le generalizzazioni – dice –, ma se dovessi trovare degli elementi comuni fra tante persone diverse, direi che
la mia generazione è opposta a quella precedente, e che a noi piace sentirci diversi da tutti”. Il suo libro si basa proprio sulle particolarità dei nati post anni 80: i giochi, i cibi, le pratiche che hanno in comune. Un libro generazionale, dunque. Charlie invece ha 26 anni, lavora per l’edizione cinese della rivista
Esquire: “I nati post anni 80 non hanno il potere per cambiare niente. Quello che possiamo fare è trovare semplicemente un nostro stile”. Charlie è gay e si definisce un edonista. Il suo motto è “godersi la vita mangiando e vivendo bene”. Il lavoro che fa gli calza a pennello: scrive recensioni sui più importanti ristoranti di Pechino, con la possibilità di accedere ai club più esclusivi della capitale. I soldi non sembrano impressionarlo più di tanto: “Ci è toccato vivere in una Cina capitalista, dove il comunismo è solo propaganda”.
Tanti soldi, invece, li ha guadagnati Lv Yan, una delle top model cinesi più famose al mondo. Grazie alle sue entrate ha trasferito la propria famiglia dalle campagne a Pechino e può permettersi di lavorare gratis per gli artisti cinesi che vuole aiutare e lanciare: “Dai brand famosi mi faccio pagare eccome, ma dai giovani cinesi assolutamente no. Perché credo che il nostro ruolo ormai sia quello di comunicare al mondo esterno che la Cina non produce solo copie e fake, ma è anche in grado di creare e di diffondere stili di vita e originalità. Abbiamo solo bisogno di tempo”. Dal sessantesimo piano del grattacielo a Soho, dove la incontriamo, si vede tutta Pechino. La città, tra strade intasate di auto e ombre lunghe create dai grattacieli, sembra ai nostri piedi: “Mi piace il potere”, sorride Lv Yan.
Per molti di questi giovani il bisogno primario resta il denaro. Liu viveva a Shanghai, ha 29 anni e ha cambiato un lavoro al mese. Sembra impossibile, ma ci sono aziende che nascono e muoiono nel giro di pochi giorni “e anche quelle straniere, meglio lasciar perdere. Solo che oggi senza soldi non si fa niente: dove porti una ragazza di sera? I soldi: noi dei post ottanta siamo i dannati dei soldi”. Ora è in Nigeria: “Due palle, mi dice via Skype, sono tutti cattolici”. Fa un lavoro di routine, export, import, non sa neanche lui bene di cosa si occupa e ha un solo desiderio: “Voglio tornare a Shanghai al più presto: meglio una vita di merda che stare qui”.
Lanlan è una studentessa di arte di 22 anni.
Anche per lei il denaro è importante, ma tende ad apprezzare anche i progressi fatti negli anni dalla Cina: “Oggi finalmente tutti abbiamo un computer”, afferma. Internet, naturalmente: il World Wide Web è stata una svolta per questa generazione, catalizzata dallo schermo del pc e dalla comunicazione in Rete, unico modo per comunicare all’esterno. Insieme al cellulare.
A Xiao Dan, invece, denaro e internet dicono poco. È interessata ad altro: è del Fudan, appartiene a una minoranza etnica del Guizhou, provincia vicina al Tibet. Il suo sogno è vivere in modo semplice, privilegiando l’anima al corpo: “La gente dà più importanza a ciò che possiede, rispetto a ciò che sente. Alla prima domanda che ti fanno, molti ti chiedono il prezzo del tuo orologio. Ecco, il denaro si è sostituito alla ricerca della felicità”.