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In Cina avanza la tribù dei precari

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L'accesso all'università non garantisce più ai giovani della classe media, figli del boom economico, un lavoro qualificato. Gli studiosi li chiamano "formiche": lavorano sodo, guadagnano poco e vivono in case fatiscenti DI SIMONE PIERANNI

di Simone Pieranni

In Cina avanza la tribù dei precari (autore foto: SFTHQ, da flickr)
Se sei un cinese nato negli anni ottanta, laureato, con un lavoro instabile che frutta meno di 2.000 Rmb al mese (circa 200 euro); se vivi in un appartamento insieme ad altre persone, spendendo circa 350 Rmb (35 euro) al mese, se impieghi due ore al giorno tra andare e tornare per fare un lavoro senza senso e che non ha nulla a che vedere con i tuoi studi: benvenuto, sei appena entrato a fare parte della tribù delle formiche.

“Lavoratori determinati e intelligenti come una tribù di formiche”: così si è espresso Lian Si, professore dell’università di Pechino, per definire un gruppo di giovani tra i 25 e i 30 anni, figli della nuova classe media della provincia cinese, che dopo la laurea si sono spostati in grandi città come Pechino e Shanghai. Formiche perché sono diligenti e perché vivono in condizioni modeste, asserragliati in piccole case, in palazzi sporchi e decadenti, in quartieri che addirittura a volte sono chiusi da inferriate e vigilantes per l’alto tasso di criminalità. Insomma: i non luoghi della Nuovissima Cina.
Grazie al boom economico fatto registrare dal paese, negli ultimi anni un numero sempre maggiore di giovani cinesi è riuscito ad accedere all’università: un fatto impensabile solo fino a un decennio fa. Negli ultimi anni il numero degli universitari è salito, infatti, del 21 per cento, favorendo in questo modo il sogno di tante famiglie per le quali in precedenza risultava impossibile coltivare il sogno di vedere i propri figli tentare l’impresa di diventare ricchi. Perché è naturale, anche l’operaio cinese vuole il figlio dottore.

Tuttavia il processo ha prodotto nuovi squilibri in una società sempre più ricca ma sempre più diseguale. Oggi, infatti, la premessa che l’accesso all’università sia in grado di garantire un lavoro migliore e una buona posizione sociale è completamente insoddisfatta in Cina. La sua economia è ancora basata sulla produzione a basso costo e non richiede quindi, almeno per ora, una grande quantità di manodopera qualificata. Ed è anche per problemi come questi che da tempo il paese sta lavorando per abbandonare la propria fama di “fabbrica del mondo” e per spingere su ricerca e sviluppo di produzioni di alta qualità. Si tratta però di un passaggio non ancora compiuto, anche se comincia ad affiorare l’importanza del brain power nel paese, come sottolineato da molti editoriali dei media locali e internazionali (su tutti il Time, in un recente articolo).

La realtà, nel frattempo, vede molte di queste “giovani formiche” costrette ad accettare lavori a basso reddito e con giornate lavorative molto lunghe. Precari nel lavoro e nella vita, dunque, date le pressioni famigliari e sociali cui sono sottoposti. Ye Linlin, 26 anni, laureato in attività turistiche presso l’università di Guilin, racconta: “Quando mi sono laureato ho trovato un lavoro in un hotel a Guangzhou da 1.700 yuan al mese (170 euro circa) ma, oltre ad essere mal pagato, era un lavoro che chiunque poteva fare. Così ho mollato tutto e sono venuto a Pechino”. Solo che nelle principali città cinesi, con i salari bassi e il costo della vita che cresce ogni giorno, vivere da formica è una specie di nuovo incubo contemporaneo. Si è costretti a stare negli appartamenti fatiscenti delle alienanti periferie cinesi, senza bagno o riscaldamento. Ye però è fortunato perché, a differenza della maggior parte delle formiche che hanno bisogno di inviare regolarmente i soldi a casa, la sua famiglia è almeno in grado di aiutarlo di tanto in tanto.

La Cina di oggi, dove tutto è possibile e dove pare che si possa diventare milionari dall’oggi al domani, è così in realtà una giungla sociale dove le pressioni sui figli (unici, va ricordato) sono molto pesanti. Il ragazzo che non “sfonda” è uno sfigato a vita, un perdente che vedrà ricadere su di sé tutte le frustrazioni dei genitori disposti a qualsiasi sacrificio pur di assicurargli studi e successo. Qualcuno quindi decide di ribellarsi, alla cinese, guardando con scetticismo alle promesse di una società che chiede molto e in cambio offre troppo poco. Youyou Xie, uno studente di 28 anni dalla Mongolia interna, racconta: “Per me il lavoro rappresenta solo l’attività necessaria per coprire le spese per vivere. Non ho bisogno di avere una macchina o una casa gigantesca. Non sono disposto a fare di tutto solo per avere una macchina: ci sono cose più importanti”. Cosa? Musica, cinema, arte e letteratura, ma Youyou Xie è un’eccezione. Perché il sogno di gran parte di questi giovani è fare soldi e diventare laoban (boss) di qualcosa. Avere qualcuno sotto di sé, da sfruttare, in un assurdo paradosso e contrappasso.

Wu Weifeng, 27 anni, laureato presso l’università di Wuhan, si ritiene diverso dalle altre formiche: “Loro – racconta – non hanno interessi reali oltre allo studio e alla ricerca di un lavoro che, a sua volta, gli consentirà di trovare un lavoro migliore e così via, in un circolo vizioso. Non fanno nient’altro che cercare di migliorare la loro posizione sociale”. Le tante tribù di questa generazione sono diffuse in tutta la Cina: i suoi membri sono stimati in un milione circa. Nel 2010 oltre 6 milioni di laureati sono entrati nel mercato del lavoro locale. Una parte di questi andranno a rinforzare questo strambo esercito di giovani cinesi: le formiche.



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TAGS cina precariato

21/06/2011 12:50

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