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PATRIZIO DI NICOLA

Vita digitale
Inequitalia elettronica

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Le disavventure di un cittadino comune alle prese con i problemi molto reali del fisco virtuale. Mentre l'Europa ci fa i complimenti per il nostro e-government

Vita digitale (Patrizio Di Nicola)
Nelle ultime settimane il governo italiano ha ricevuto vari attestati di stima per l’elevata qualità dei processi di e-government attuati. La Commissione europea, nel report sui servizi digitali, ha lodato l’Italia per la possibilità di svolgere pratiche online, nonché per il livello di sofisticazione dei siti delle pubbliche amministrazioni. Anche l’Istat, nel rapporto annuale, ha confermato che oltre l’80 per cento delle imprese ha utilizzato vari servizi in rete, con un risparmio di molti milioni di euro.

Ma non è detto che tutto sia ormai virtuale. Anzi: capita che il tempo che si risparmia a fare pratiche online lo si debba scontare nella vita reale. Chi scrive ne è un triste esempio. Qualche anno fa, pagando una tassa online, commisi un errore. Pagai circa 350 euro in meno del dovuto. Tre anni dopo ricevo una voluminosa busta da Equitalia, la società pubblica (51 per cento Agenzia delle entrate e 49 per cento Inps) incaricata della riscossione dei tributi, nella quale mi si contesta il mancato pagamento e l’aver ignorato il precedente avviso (bonario) dell’irregolarità. Quindi devo sbrigarmi a saldare il debito: si sa (parola di Tremonti) che In-Equitalia è lesta a bloccare l’auto e a mettere ipoteche sulla casa.

Mi incuriosisce il fatto che dovrei aver ricevuto, prima di questa, un’altra missiva dal fisco. Proprio non me la ricordo. Telefono all’Agenzia delle entrate. Ci sono solo 150 persone in attesa prima di me, in 45 minuti me la cavo. Mi confermano che in effetti quella prima busta non l’ho mai ricevuta, in quanto il postino (sarà stato un precario che si era rotto le scatole?) l’ha riportata indietro dichiarando che il destinatario era sconosciuto (ovviamente abito a quell’indirizzo da anni). Quindi ho diritto a non pagare i due terzi della sanzione applicata. “No, non possiamo fare la pratica al telefono od online – mi dicono –, devo andare di persona in una sperduta periferia romana superando un traffico da megalopoli cinese”. Dopo due ore di attesa, un impiegato mi conferma che sì, ho ragione, ma che devo andare, con un foglio che lui mi stampa, presso la cassa di Equitalia per pagare l’importo ridotto.

Questo pagamento non lo posso fare online, devo andare di persona. Di nuovo in macchina, un’altra periferia, ancora traffico cinese, tre ore di attesa, questa volta comodamente in piedi. Finalmente ho la ricevuta che attesta di essere in regola. Ma la devo riportare all’Agenzia delle entrate (domani, perché nel frattempo ha chiuso), dove ne ritirano una copia e mi rilasceranno, dopo altre due ore di fila, un foglio che certifica che non ho pendenze con il fisco. Ho speso quasi 500 euro (erano dovuti), due mattinate perse, circa 6 ore in fila (erano dovute?). Ma ho avuto il privilegio di fare il postino tra le due agenzie, che tra l’altro sono figlie dello stesso padre, e magari hanno anche i database condivisi. E-Gov, olé!



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TAGS patrizio di nicola fisco equitalia

20/06/2011 13:35

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