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E se fosse il carbone l'energia del futuro?

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La bocciatura del nucleare riporta in primo piano il vecchio combustibile vegetale. Possibile il rilancio della miniera di Nuraxi Figus grazie alle tecnologie pulite. Il parere del Consiglio economico europeo DI DANIELA PISTIS

di Daniela Pistis

E se fosse il carbone l'energia del futuro? (immagini di Guido Iocca)
Non è scontato, ma dopo la bocciatura dell’uranio al referendum, in Italia potrebbe trovare nuovo impulso la produzione di energia dal carbone. Un’ipotesi a lungo sostenuta nel Sulcis Iglesiente, a sud della Sardegna, dove si trova l’unica miniera in attività del paese, la Carbosulcis. Proprio per rilanciare la risorsa carbone e, prima ancora, conoscere luoghi, fatiche e regole del mestiere di minatore, l’8 giugno il segretario generale della Cgil Susanna Camusso è scesa nelle gallerie di Nuraxi Figus. Occasione della visita, l’inaugurazione della Camera del lavoro del Sulcis Iglesiente, ex albergo operaio riportato a nuovo grazie all’operosità della Cgil territoriale.

La giornata è iniziata all’alba, con il viaggio dentro la terra, a 400 metri sotto il livello del mare, là dove si estrae il combustibile fossile, che oggi ha un mercato ridotto alla commessa Enel, 800.000 tonnellate in tre anni, fino al 2012. Anche se nel sottosuolo, sotto Carbonia, di tonnellate ce ne sarebbero un miliardo, come spiega il delegato Giancarlo Sau. Potenzialità inespresse di una miniera al limite della sopravvivenza, con un bilancio che oscilla tra i 60 e i 70 milioni e che non va in rosso grazie ai 40 elargiti ogni anno dalla Regione.

Una situazione a scadenza, perché negli orientamenti dell’Unione europea si fa largo l’ipotesi di chiusura delle miniere non competitive, figurarsi la Carbosulcis, che va avanti solo per intervento del pubblico. Eppure uno spiraglio c’è, e lo si intravvede proprio nei documenti europei, dove insieme alla chiusura dei giacimenti viene prospettata l’alternativa: il rilancio condizionato all’utilizzo di tecnologie che rendano il carbone una fonte più pulita di quel che è stato finora. Il parere del Consiglio economico e sociale europeo (febbraio 2011) parla della “possibilità di concedere aiuti agli investimenti e a tecnologie innovative per agevolare le ristrutturazioni competitive delle miniere di carbone”. Un appiglio concreto per il governo, a cui spetta l’onere di convincere la Commissione a dare il via libera agli incentivi per un progetto integrato, miniera e centrale, da realizzare con una tecnologia che abbatte le emissioni di anidride carbonica. Si tratta di un processo innovativo, che consente di isolare la Co2 sprigionata dalla combustione del carbone, per iniettarla in seguito nel sottosuolo.

Il futuro della Carbosulcis è dunque appeso al vaglio degli incentivi previsti dalle leggi italiane, modificate, comma dopo comma, in modo da allontanare lo spettro del Cip 6 (già nel mirino, perché considerato aiuto di Stato e concesso a fonti non rinnovabili) e accreditare l’idea del carbone pulito. Un’idea supportata tra l’altro dalle sperimentazioni compiute dalla Sotacarbo, Società tecnologie avanzate carbone. Aperto nell’87, il centro di ricerche, pubblico al 100 per cento, ha sede a Carbonia, una ventina di ricercatori in organico e una gestione da equilibristi per via dei finanziamenti centellinati: “Dalla Regione non arriva un euro”, sentenzia il suo presidente Mario Porcu, che da novembre dell’anno scorso è anche direttore generale della Carbosulcis. Con risorse europee e nazionali, la Sotacarbo ha realizzato lo studio e consegnato a Regione e governo già ai primi di marzo le schede tecniche sul progetto integrato centrale e miniera con cattura e stoccaggio della Co2.

Ed è proprio con queste schede che il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe presentarsi al vaglio dei tecnici europei. Il condizionale è d’obbligo, visto che non sembra avviata nessuna interlocuzione. È questo il motivo per cui, dopo la visita in miniera, Susanna Camusso ha detto alle Rsu che la Cgil nazionale avrebbe chiesto al ministero di velocizzare la pratica. Un impegno importante, rafforzato dal segretario generale della Cgil sarda Enzo Costa: “Il carbone è una fonte energetica importante e i minatori hanno diritto a una risposta certa sul futuro, perciò dopo tanti anni e risorse investite nella ricerca, è inaccettabile che Regione e governo lascino nel cassetto un progetto simile”.

La situazione di stallo pesa come un macigno sulle prospettive della miniera: soltanto dopo il benestare di Bruxelles, infatti, verrà istruita la gara internazionale che chiamerà i grandi produttori di energia a concorrere per realizzare il progetto. Impossibile leggere le schede elaborate dalla Sotacarbo, anche se trapela qualche contenuto: una centrale da 450 megawatt che costerebbe un miliardo e mezzo, incentivi dallo Stato (sulla base della legge 99 del 2009) per due miliardi di euro in 16 anni. I tempi sono stretti: ultima scadenza per la gara d’appalto, dopo una serie di proroghe, il 31 dicembre di quest’anno. Dopo quella data, tutte le sperimentazioni saranno vane. Nel frattempo, poco lontano da Nuraxi Figus, le trivelle sono in azione per scavare la terra e creare, a 1.200 metri, il varco dove iniettare l’anidride carbonica. Con i minatori che continuano a estrarre a regime ridotto, senza smettere di credere a un futuro più produttivo.



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TAGS miniere sardegna carbone

17/06/2011 18:51

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