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Referendum, il voto cattolico che ha dato fastidio al Vaticano

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Settori del cattolicesimo politico e imprenditoriale e le gerarchie vaticane non hanno gradito la mobilitazione per il sì di molte associazioni cattoliche. E' stata la fine del ruinismo: tutti a votare DI FRANCESCO PELOSO, ILMONDODIANNIBALE.IT

di Francesco Peloso, ilmondodiannibale.it

Referendum, il voto cattolico che ha dato fastidio (foto di MikiAnn, da Flickr) (immagini di autore: MikiAnn, da Flickr)
Il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato del Papa, "non ci vuole stare" come si dice a Roma, il referendum non gli è andato giù. E non è l'unico. Settori del cattolicesimo politico e imprenditoriale e delle stesse gerarchie vaticane rimasti questa volta nell'ombra – e in minoranza – si sono espressi contro quei vescovi e quel vasto arco di organizzazioni cattoliche, che hanno detto i loro quattro sì al referendum dando una mano al raggiungimento del quorum e, direi, al suo dilagare nonostante la spada di Damocle del voto degli italiani all'estero. Qui sotto propongo due pezzi che ho pubblicato – il primo sul Secolo XIX e il secondo sul Riformista – con i quali ho provato a dare una lettura dei fatti recenti e dei loro contraccolpi nel complesso mondo del cattolicesimo italiano. Per informazione sia detto che la Compagnia delle Opere, il quotidiano della Cei Avvenire e poi lo stesso Osservatore romano, con toni diversi, sono stati – prima e dopo il voto – prudenti o contrari ai referendum. (Il che dimostra che a non seguire il magistero del Papa non sono sempre quei cattivoni della sinistra). In sintesi par di capire che qualche affare sfuma, qualche ideologia va in frantumi e qualcosa, a quanto pare, cambia anche da noi.

Organizzazioni e movimenti laici cattolici, insieme a vescovi preti, religiose e missionari hanno partecipato attivamente alla mobilitazione per i sì agli ultimi referendum, tanto che Azione cattolica ha parlato di contributo decisivo del voto cattolico per il raggiungimento del quorum. Tutto bene dunque? Neanche un po'. Non c'è davvero pace sotto il cupolone di San Pietro se è lo stesso Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, a dire che i privati devono eccome partecipare "alla gestione di beni pubblici come l'acqua e l'energia". "In un'economia complessa e globale – ha spiegato – non può più essere lo Stato o il pubblico da solo ad occuparsi dei beni comuni, che per una sana gestione hanno bisogno del talento imprenditoriale". Non solo: secondo il cardinale nella gestione di tali beni collettivi "c'è un urgente bisogno di imprenditori che non abbiano come solo scopo il profitto". Una specie di "contrordine compagni", la linea è un'altra. Peccato però che ormai i giochi sono fatti, e la Chiesa – conferenza episcopale compresa, a dir la verità – ha sostenuto i referendum, a partire da quelli sull'acqua e i servizi pubblici; ma ha anche detto 'no' a nuove centrali nucleari con il placet papale e in molti, fra i prelati di alto e basso rango, si sono pure pronunciati contro il legittimo impedimento.

Assai particolare, poi, la sede che il cardinale Bertone ha scelto per le sue esternazioni: la sede della Pontificia accademie per le scienze nel cuore della Città del Vaticano, dove è in corso ieri e oggi un convegno d'alto livello su etica e economia. A organizzarlo oltre che il Pontificio consiglio giustizia e pace, il Fidelis internationalis institute e l'ateneo Regina Apostolorum. Queste ultime due istituzioni si collocano sotto l'ala dei Legionari di Cristo, la congregazione lugubremente famosa e messa sotto inchiesta dal Papa per le innumerevoli malefatte del fondatore, padre Marciale Maciel, abusatore di minori, padre di diversi figli non riconosciuti, accusato di violenze su donne, di plagio, di culto della personalità all'interno del movimento da lui fondato e – non ultimo – di aver costruito un impero finanziario formidabile di cui non si conosce l'entità. L'etica, insomma, al centro di tutto. Fra l'altro a chiudere i lavori sono alcuni nomi di primo piano dei Legionari fra i quali spicca, incredibilmente, quello di padre Luis Garza Medina, cioè il vicario generale della Congregazione e per questo fra i maggiori sospettati di aver coperto – insieme al suo Superiore padre Alvaro Corcuera e ad altri – i crimini di Maciel. La battaglia di Benedetto XVI contro la Legione sembra insomma che sia destinata a rimanere inascoltata anche nei sacri palazzi. In materia referendaria va rilevato, infine, che l'esito della consultazione non era piaciuto tanto nemmeno all'Osservatore romano che, martedì scorso, spiegava come la riforma sull'acqua "non fosse stata adeguatamente spiegata".

Fine del ruinismo, tutti a votare
Con il voto referendario si è chiusa anche, nella Chiesa italiana, l'epoca segnata dal cardinale Camillo Ruini e dalla sua visione politica. Ruini, che ha dominato la scena politico-ecclesiale per quasi un ventennio e dal 2007 non è più presidente della Cei, era stato lo stratega – invero più abile dei suoi seguaci odierni – della campagna astensionista lanciata in occasione della consultazione sulla fecondazione assistita del 2005; il referendum fallì appunto per mancanza del quorum. E però quella vittoria, fondata sul "non andate alle urne", era anche la prova di un limite: il vero timore nasceva infatti dalla possibilità che la gente si fosse recata a votare in modo massiccio. La differenza con l'oggi è la scelta della partecipazione compiuta dai cattolici, nonostante il rischio reale dell'ennesimo naufragio referendario.

In questa chiave un significato particolare assume il nodo dei quesiti sull'acqua e, più diffusamente, sulla gestione dei servizi pubblici. Il no alla privatizzazione espresso da un arco tanto ampio di organizzazioni, rappresenta il ritorno in campo di un cattolicesimo sociale che rompe con un certo schematismo ultraliberista. Eugenia Roccella, sottosegretario al welfare di scuola ruiniana, ha osservato nei giorni scorsi: "sull'acqua se si applicasse lo stesso principio che una parte del mondo cattolico ha applicato per i referendum, dovrebbero scomparire in primo luogo le scuola cattoliche, la sanità gestita da privati in ambito cattolico e così via". Il voto sembra dunque aver bocciato il culto ruiniano di una società civile "contro" lo Stato, organizzata secondo strutture confessionali e private – una sussidiarietà made in Cl, principalmente, ma non solo – e in base a un' ostracismo dichiarato verso le strutture pubbliche, ben oltre i limiti e le disfunzioni.

L'affermazione della Roccella, fra l'altro, contiene un elemento di allarme sintomatico: se il finanziamento delle scuole cattoliche, in nome della libertà educativa delle famiglie, è fra i tre principi cosiddetti "non negoziabili" propugnati dalla Chiesa, chiedendo a gran voce che i servizi pubblici siano statali, non si comincia a erodere proprio tale diritto? Il ragionamento è palesemente strumentale e tuttavia mostra per intero l'impianto ideologico sul quale è stata costruita la presenza della Chiesa in Italia nell'ultimo ventennio. Un certo scontento, del resto, trapelava ieri anche dall'Osservatore romano che, fra le ragioni di un voto tanto ampio, vedeva "la diffidenza verso una riforma della distribuzione dell'acqua non adeguatamente illustrata e che ha fatto subito materializzare i fantasmi di altre privatizzazioni dagli effetti, almeno nella percezione comune, non particolarmente benefici per i bilanci familiari". Poco spazio veniva dedicato alla rilevate partecipazione cattolica – mossa evidentemente non solo da fantasmi – della quale si notava soltanto che era figlia della dottrina sociale della Chiesa. Quasi a conteggiare i voti cattolici fuori dall'agone politico. Nessun riferimento, infine, veniva fatto al sorprendente intervento del Papa di giovedì scorso, fortemente critico verso il nucleare e di sicuro impatto nell'orientamento dei cattolici.

da ilmondodiannibale.it



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TAGS referendum vaticano

17/06/2011 16:19

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1
La Chiesa è una grande famiglia e come in tutte le famiglie convivono opinioni diverse.
Non mi stupisce il fatto che una parte dei cattolici non abbia sollecitato la partecipazione al voto o addirittura abbia consigliato l'astensione.
I risultati hanno parlato chiaro;
gli italiani hanno parlato chiaro;
a questo punto vorrei dire, azzardando un po', anche la Chiesa ha parlato chiaro, e se qualcuno non ne è convinto, rilegga gli interventi del S. Padre dell'ultimo mese.

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