Circa 200 bambini sbarcati nell'isola vivono nell’ex base Loran, un posto totalmente inadatto. "Si tratta di una situazione di illegalità. Nessuno può essere trattenuto lì per più di 48 ore, soprattutto i minori e le donne" DI SARA PICARDO
di Sara Picardo
LAMPEDUSA - Subito condotti nei due centri d'accoglienza, per le strade dell'isola i nuovi arrivati non si vedono più. Dovrebbero essere trasferiti entro 48 ore. Ma per molti non è così e tutto si fa più difficile. La cosa che sorprende di più, quando arriva un barcone, non è tanto come hanno fatto a viaggiare per giorni, così stipate, tante persone su un legno misero e leggero, ma perché nessun bambino pianga
A Lampedusa è finita la tregua. I barconi della speranza sono tornati a distogliere i primi turisti dalle loro vacanze. Sabato 11 giugno, infatti, sono ripresi gli sbarchi di uomini e donne provenienti dalla Libia. Oltre 1500 persone sono giunte sull'isola siciliana – "la porta d'Europa" come viene chiamata – in sei sbarchi successivi, iniziati alle 2 del mattino e terminati il pomeriggio alle 15. Altri sono avvenuti il giorno successivo. Finita la pausa di ben undici giorni, i due centri d'accoglienza dell'isola, quello dell'Imbriacola per i tunisini e l'ex base Loran per i sub sahariani provenienti dalla Libia, sono tornati a riempirsi di clandestini.
La maggior parte dei nuovi arrivati, però, nei centri ormai rimane solo poche ore. Circa mille di loro infatti sono stati subito portati in nave in Sicilia e smistati nei vari Cie e Centri d'accoglienza. "Nei due centri però rimangono alcune centinaia di persone che sono lì già da molte settimane, di cui oltre duecento minori" racconta una dottoressa di Medici Senza Frontiere. "La situazione è preoccupante perché i centri di Lampedusa non sono attrezzati per ospitare gente per più di quarantott'ore, mentre alcune persone in attesa di rimpatrio o di essere trasferite in altri centri sono lì da quasi un mese", spiega Simona Moscarelli, coordinatore legale dell'Oim, impegnata nel progetto Praesidium, finanziato da ministero dell'Interno e Commissione europea.
Praesidium vede impegnati Oim, Unhcr, Save the Children e Croce Rossa, che dentro i centri hanno una stanza per fare assistenza e monitoraggio delle condizioni di vita dei migranti. "Si tratta di una situazione di totale illegalità – continua l'avvocato –, nessuno può essere trattenuto in quei centri per più di quarantott'ore, ripeto, soprattutto i minori e le donne". Sabato sono stati ventidue i bambini, di cui due neonati, giunti sull'isola. Save the Children ha denunciato la difficile condizione in cui vivono.
"I minori arrivati a Lampedusa da gennaio a oggi sono oltre cinquecento – racconta Francesca di Save The Children –, quasi tutti accompagnati da almeno un genitore. La legge italiana dovrebbe assicurare loro l'accoglienza in strutture attrezzate, ma circa duecento di loro vivono 'detenuti' nell'ex base Loran che è un posto totalmente inadatto". Anche per questo alcuni – adulti e ragazzi –, prostrati da settimane di permanenza disumana nel Centro, avevano ingerito lamette e si erano procurati tagli sul corpo. Volevano essere trasferiti altrove, in un luogo più grande, con spazi vivibili.
I bambini hanno volti di pietra, spaventati. La cosa che sorprende di più, quando arriva un barcone, non è tanto come hanno fatto a viaggiare per giorni, così stipate, tante persone su un legno misero e leggero, ma perché nessun bambino pianga. Neanche i due neonati giunti l'11 hanno versato una lacrima. Silenziosi, sono stati accolti dal personale della Croce Rossa e di Medici senza frontiere, messi sui pulmini di Lampedusa Accoglienza, che gestisce i due centri, e portati alla ex base Loran.
"Il trasferimento in strutture adatte ai minori, come le case famiglia, non avviene in tempi utili – continua la volontaria di Save the Children –. Noi abbiamo denunciato più volte questa situazione alle autorità". Anche le donne vengono tenute all'ex base Loran. Molte confessano di aver paura di stupri, altre hanno i volti segnati dal viaggio e dall'attesa. "Arrivano sempre meno tunisini – spiega Barbara Molinario dell'Unhcr –. Gli sbarchi più recenti sono in gran parte di libici, che hanno quasi tutti diritto al permesso per motivi umanitari. Noi li informiamo dei loro diritti quando arrivano al centro, gli spieghiamo quale sarà l'iter futuro a seconda che siano respinti o accolti".
Dopo il 5 aprile, data dell'accordo fra Italia e Tunisia per il rimpatrio dei migranti clandestini, quasi tutti i tunisini maggiorenni che arrivano senza documenti sono messi sull'aereo e rimandati nel loro paese. "Non sempre i migranti vengono informati del fatto che stanno per essere rimpatriati", racconta Ilaria Vecchi, dell'associazione Askavusa, che si è occupata di accogliere e dar da mangiare ai migranti durante i mesi caldi di febbraio e marzo, quando a Lampedusa c'erano oltre seimila clandestini a dormire all'addiaccio. "Durante il primo rimpatrio – dice ancora la volontaria – alcuni ragazzi hanno avvertito i connazionali del centro che non andavano in Italia ma tornavano in Tunisia. Così molti di loro hanno ingerito lamette. Un ragazzo si è tagliato le vene e hanno dovuto fargli trasfusioni con sei sacche di sangue.
La cosa più difficile per loro è stare tutto il giorno fermi in spazi angusti, senza sapere che ne sarà del futuro. Il governo ha gestito e sta gestendo male la situazione. In fondo la maggior parte dei clandestini arriva in Italia da terra e non dal mare. La quarta potenza europea è sicuramente in grado di accogliere meno di 40mila persone arrivate in questo modo. Viene da pensare che l'emergenza, più che reale, sia stata 'guidata' e forse voluta per altri fini". Mentre i migranti continuano a giungere al porto vecchio di Lampedusa alcuni abitanti si lamentano dello scarso numero dei turisti. "Sono i giornalisti che ci hanno fatto cattiva pubblicità. Qui i clandestini non vanno più in giro per l'isola, li portano subito via. Qui si sta bene ora", dice una signora a un gruppo di vacanzieri incuriositi dagli sbarchi. I volti dei migranti spariscono dietro il furgone diretti al centro. I bambini continuano a non piangere.