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Maggioranza divisa anche sul fisco

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Dopo il referendum e in attesa della verifica, Pdl e Lega ai ferri corti. La riforma proposta da Tremonti fa discutere, ma Berlusconi ha poco tempo per ricucire. Alemanno: "Le sconfitte colpa della Lega". La Padania:"Scelte coraggiose o tutti a casa"

di rassegna.it

Maggioranza divisa anche sul fisco - foto di Attilio Cristini (immagini di foto di Attilio Cristini)
Dopo la sconfitta nel referendum, all'interno della maggioranza di governo si scatena una vera a propria guerra per bande. Una battaglia politica che ruota soprattutto intorno alla riforma fiscale. Giulio Tremonti è uscito ieri allo scoperto, appena dopo le tre "sberle" degli elettori, ha deciso di rimescolare le carte della politica italiana e di rimettere in moto il teatrino delle alleanze.

Tre aliquote Irpef e cinque imposte in tutto, è questa l'impalcatura della riforma che ha in mente il ministro dell'Economia. Riforma che non si può però pensare di fare in situazione di deficit, né tantomeno sconquassando il bilancio dello Stato, ma che potrà essere avviata anche e soprattutto grazie a risparmi importanti che arriveranno dal taglio dei costi della politica. Tremonti ha scelto ieri l'assemblea di Confartigianato per scoprire le prime carte sulla sua idea di fisco del futuro. E forse per mettere sul tavolo la propria candidatura alla guida di un governo post-Berlusconi.

Le "sberle" degli elettori, però, ancora bruciano. Soprattutto dalle parti di Pontida, dove prevale l'idea che è ora di "rinsavire" e accelerare quelle "scelte coraggiose" che gli italiani esigono. La Lega lo reclama e, in attesa che Bossi detti la linea domenica dal palco di Pontida, i segnali si fanno sentire a Roma: dai rifiuti, alla scuola, passando per le ganasce fiscali, i leghisti non sono più disposti a concedere sconti, e iniziano a fissare i loro paletti. Come scrive oggi in prima pagina la Padania: la riforma del fisco "è inderogabile".

Dalle parti del Pdl si cerca di recuperare fiato e prendere un po' di tempo. Il responso referendario "non indica che gli elettori desiderino un cambio di governo" ma che "hanno protestato contro una parte di programma ancora inattuato e espresso il loro disagio per una prospettiva economica e sociale non rasserenante", scrive, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, sottolineando che ora la maggioranza deve "rimboccarsi le maniche per completare il programma", mentre l'opposizione ha poco da esultare visto che resta "divisa" e senza "leadership".

Ma le varie correnti del partitone berlusconiano già fremono. E l'insofferenza nei confronti dell'atteggiamento del Carroccio si fa sentire. Silvio Berlusconi "agli occhi degli italiani oggi non rappresenta più il cambiamento e deve tornare a farlo". La Lega? "La smetta di chiamarsi fuori, della crisi attuale del centrodestra è forse la maggiore responsabile. Se a Pontida ci attaccheranno sapremo reagire". Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, sempre sul 'Corriere della Sera', invita la Lega a "smettere di usare questi toni, di porre aut aut". Secondo Alemanno, infatti, "tra le cause che hanno portato alle difficoltà della maggioranza c'è proprio il loro atteggiamento: gli slogan gridati contro Roma e contro il Sud, le ostentate prese di distanza in occasione delle celebrazioni dell'Unità d'Italia sono state dannose. Stiano più tranquilli: o si riflette insieme o sapremo come rispondere".

Alemanno, però, si scaglia anche contro "riforme fiscali improvvisate a scopo comunicativo" perché "non si risolvono i problemi tirando fuori il coniglio dal cilindro e non si fanno riforme senza risorse". Detto questo Tremonti "non deve chiudersi sulle sue posizioni ma non può assolutamente essere lui il capro espiatorio delle difficoltà del governo". Berlusconi, infine, "farebbe bene ad ascoltare le critiche e ad aprire una stagione completamente nuova. Fatta di riforma elettorale con primarie per legge, con il partito che va a congresso e che dimostra che il centrodestra esiste e che Berlusconi non ne è il monarca".

Il tempo, in effetti, stringe per Berlusconi che ha sette giorni (prima della verifica della maggioranza) per cercare di disinnescare le tante mine che rischiano di far saltare la legislatura anticipatamente. L'attenzione è puntata sul nodo fiscale, punto su cui dovrebbe concentrarsi l'intervento del Cavaliere in Parlamento la prossima settimana. Le parole del ministro dell'Economia Tremonti, malgrado vadano nel senso giusto, non sono ancora abbastanza. Al premier servono fatti per mitigare l'insoddisfazione che serpeggia nella base leghista e, dopo i referendum, anche in quella pidiellina.



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TAGS alemanno pdl lega governo

15/06/2011 09:48

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