Ascoltandole si capisce che la cultura d’origine non c’entra. La lingua e l’età neppure. A guidarle è stata la sostanza del medesimo sogno
di P.S.
Ascoltandole si capisce che la cultura d'origine non c'entra. La lingua e l'età neppure. A guidarle è stata la sostanza del medesimo sogno, accompagnato dalla caparbia voglia di farcela. In ogni angolo del pianeta la capacità delle donne di marciare e guardare avanti, a dispetto delle zavorre che si portano appresso, sembra essere la stessa. Lo raccontano bene le storie esemplari di due imprenditrici straniere trapiantate a Roma, Elena Cirlig, cinquantadue anni, moldava, e Gloria Roberts, trentadue anni, nigeriana, che grazie ai progetti di microcredito della Fondazione Risorsa Donna hanno sfondato il muro dell'impossibilità e ora sono "cape" di se stesse. E di qualche collaboratore. Amano l'Italia e quello che hanno realizzato non sembra loro qualcosa di eccezionale, ma soffrono per la pesante burocrazia.
Elena, sarta creativa. Appassionata ed energica, sprigiona positività. Con un figlio al seguito tredici anni fa, con una laurea da progettista e competenze da sarta rifinita in tasca, si è lasciata alle spalle in Moldavia una crisi paralizzante che non le consentiva di sopravvivere, con due, tre mesi di stipendio mancati. Nei primi giorni di approdo a Roma la vita è stata dura con pasti alla Caritas e un posto letto a 10 mila lire in una casa con altre dodici persone. Per sbarcare il lunario si presta a servizio di pulizie presso le case della "Roma bene". Poi il colpo di fortuna di conoscere uno stilista emergente che la prende a lavorare come sarta nel suo atelier di piazza di Spagna per collezioni da sfilate. Ma il chiodo fisso resta per lei quello di un'attività autonoma.
L'occasione arriva con il microcredito, a cui segue la ricerca di un locale adatto. Elena trova una tintoria che trasforma man mano anche in una sartoria. Oggi, a sette anni dagli inizi, con la collaborazione di dipendenti stranieri e all'occasione anche italiani, dice di sentirsi pienamente appagata, "perché do spazio alla mia creatività. La clientela è fidata, c'è chi arriva dall'altro capo di Roma per farsi confezionare un abito da me. La passione è quella che davvero mi ripaga, non certo il denaro". Quanto torna nel suo paese si porta dietro un alone mitico per i suoi connazionali, che la vedono come una specie di coraggiosa "eroina".
Gloria, grafica provetta. L'Italia l'ha conosciuta in Nigeria, quando suo padre lavorava per una ditta con un direttore del Belpaese. Forse anche per questo dodici anni fa, sola, Gloria decide di fare tappa a Roma. I primi lavori in nero come commessa e parrucchiera lasciano il posto all'apprendimento di nuove competenze, grazie all'ex fidanzato italiano di un'amica: la grafica digitale. "Mi ha insegnato anche come gestire un'attività di questo tipo". Dopo qualche vicissitudine burocratica arriva il prestito per rilevare un negozio di fotocopie che Gloria trasforma in attività di rilegatura libri, gadget e grafica digitale. "Questo lavoro mi piace molto e mi consente di vivere bene". Gloria ha potuto acquistare anche una piccola casa, con un mutuo avuto non senza difficoltà. Però ama Roma e non sente nessun tipo di discriminazione. "Vivo semplicemente le difficoltà che tutte le persone si trovano ad affrontare. Io sto bene qui".