Prima udienza il 18 giugno a Torino. Il procedimento deciderà il futuro delle relazioni industriali: i metalmeccanici vogliono far decadere l'accordo, Fiat rilancia l'uscita da Confindustria. Cgil: "Allora sciogliamola, così la rappresentanza non serve"
Si riaccende la polemica tra Fiat e Fiom, in attesa del
18 giugno. E' quello il giorno in cui al Tribunale di Torino parte il processo sul
ricorso dei metalmeccanici Cgil contro l'accordo di Pomigliano. Dalla prima udienza in poi, il giudice del lavoro Vincenzo Ciocchetti condurrà il procedimento con l'obiettivo - secondo le previsioni - di fornire la sentenza entro l'estate. In caso di sconfitta la Fiat ricorrerà in appello, ma resta una decisione
fondamentale per il futuro delle relazioni industriali in Italia.
E nei giorni scorsi è tornato lo scontro. A partire, come spesso accade, dalle dichiarazioni dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio
Marchionne, che ha rilanciato l'ipotesi di uscire da Confindustria: "Non ho niente contro Confindustria - ha affermato -, ma Fiat viene prima: non è possibile che l'adesione possa indebolirci". L'ad si è quindi detto tranquillo rispetto al processo torinese, limitandosi ad assicurare: "Gestiremo le conseguenze".
Un appoggio importante è arrivato dal
vice presidente della Confindustria, Alberto Bombassei. Il Lingotto può restare all'interno dell'organizzazione, a suo giudizio, "pur avendo un contratto sostitutivo rispetto al contratto nazionale di lavoro". Per farlo serve "un accordo con le organizzazioni sindacali che possa poi essere recepito dal legislatore". Il rappresentante delle aziende accoglie le richieste della Fiat: i contratti possono essere vincolanti per tutti i sindacati, se approvati dalla maggioranza dei lavoratori.
Un modo per emarginare la Fiom, unico sindacato non firmatario delle ultime intese, che con il ricorso punta a far decadere l'accordo di Pomigliano e il "modello" che ne deriva. A difesa della categoria interviene
il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: "Il contratto nazionale è il punto di riferimento per le tutele, bisogna poi incrementare il secondo livello per le questioni specifiche - ha sostenuto -. Se passa poi l'idea che ci sia una legge sulle modalità di contrattazione, spero che il vice presidente Bombassei raccolga le firme per scogliere Confindustria". A quel punto, infatti, "non si capirebbe più quale senso avrebbero le rappresentanze delle parti sociali".
Per il
presidente del comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, Marchionne "dovrebbe baciare il terreno tutte le volte che viene in Italia, invece che lamentarsi dei trattamenti ricevuti". E' quanto si legge in una nota. "Quando la Fiat in Italia ricomincerà a produrre macchine - aggiunge - invece che polemiche e politiche anti sindacali, potremmo dire che qualcosa sta cambiando, però adesso non è così".
L'accordo di Pomigliano è stato siglato il 15 giugno 2010, la Fiom ha respinto l'intesa. Il testo, che riduce le pause da 40 a 30 minuti e introduce 120 ore di straordinario obbligatorio come condizione per l'investimento di 700 milioni della nuova Panda, è sempre stato definito "un ricatto" dai metalmeccanici. Il 22 giugno il 62% dei lavoratori ha approvato l'accordo nel referendum. A fine 2010 la Fiat ha annunciato la nascita di una Newco, che assumerà nuovamente gli addetti con un nuovo contratto. La nuova società non ha aderito a Confindustria, rifiutando quindi l'inquadramento con il contratto nazionale. Adesso
lo scontro tra Fiat e Fiom si sposta nell'aula di tribunale.