
Spagna
Per una biografia degli Indignados
Chi sono, quanti sono e perché sono in piazza. Il primo obiettivo della protesta è la questione della rappresentanza democratica. Non si sentono rappresentati dal bipartitismo DI ALBERTA GIORGI, MOLECOLEONLINE.IT
di Alberta Giorgi, molecoleonline.it
Dal 15 maggio moltissimi giovani sono accampati a Puerta del Sol, Madrid, il km zero della democrazia spagnola, un luogo fortemente simbolico. Nel giorni successivi, nelle piazze di moltissime città della spagna, da quelle più grandi, come Barcellona, a quelle più piccole, come Guadarrama, si sono moltiplicate iniziative analoghe.
Li hanno chiamati in molti modi, Toma la calle, Democracia real ya!, 15M, Spanish Revolution, Indignados, Acampados. Le analisi sul fenomeno sono numerose e varie, quello che segue è un report basato sulle auto-rappresentazioni di chi sta in piazza, delle loro richieste, delle loro ragioni e delle loro aspettative.
L’evento scatenante è stata una manifestazione, domenica 15 maggio, ad una settimana dalle elezioni regionali, contro la corruzione del sistema politico spagnolo, il precariato, la disoccupazione. In seguito alla repressione della manifestazione da parte della polizia, i manifestanti hanno organizzato un sit-in pacifico a Puerta del Sol, che si è trasformato in una “acampada” – un accampamento. Un gigantesco tendone azzurro protegge i manifestanti dal sole. Sotto il tendone: divani, materassi, tende da campeggio, banchetti, poltrone, sacchi a pelo, computer, videocamere.
Gli edifici che danno sulla piazza, le tende, i tendoni, qualunque superficie è tappezzata di volantini, manifesti, scritte, cartoni, richieste. Durante il giorno si susseguono incontri, spettacoli improvvisati, discussioni, concerti, assemblee. La piazza è divisa in aree, ciascuna dedicata ad un’attività diversa, organizzativa (comunicazione, infermeria, materiale audiovisivo, spazio legale, spazio volontari, informazione, cartelloni e volantini…), tematica (ecologia, estensione del movimento, università, femminismo, immigrazione, cultura…), espressiva (spazio arte e poesia…). I manifestanti che dormono in piazza sono giovani, ma durante il giorno si uniscono persone di tutte le età (c’è persino un’area per i bambini). Negli spazi tematici le sottocommissioni discutono per elaborare proposte che poi i portavoce riportano all’assemblea generale del tardo pomeriggio, dove vengono discusse e votate. Le proposte vengono poi messe on line per un’ulteriore discussione.
Chi sono?
Chi sta in piazza e organizza le diverse aree di lavoro è particolarmente attento a rispettare le posizioni politiche emerse nel movimento – a non esprimere opinioni se non decise in comune. Alla domanda “chi siete?” la risposta è sempre la stessa: “un movimento spontaneo di cittadini”. L’impressione è che nella piazza si combinino un lavoro politico sottotraccia di molte associazioni ed organizzazioni e un momento politico che intercetta l’insoddisfazione e la voglia di cambiamento di migliaia di persone. E’ difficile ricostruire le biografie politiche dei manifestanti: accanto a persone che si mobilitano per la prima volta ci sono gruppi attivi localmente da molto tempo e militanti di partiti o gruppi politici organizzati (qui un elenco parziale di adesioni).
Tra chi ha organizzato la manifestazione e il sit-in del 15 maggio ci sono gruppi come Anonymous, organizzazioni impegnate in una riflessione intorno alla legge elettorale e all’assenza di rappresentanza effettiva (No les Votes), gruppi di giovani “indignati” che non si riconoscono nella politica istituzionale spagnola e in quello che viene definito come malgoverno e che denunciano corruzione e partitocrazia (Estado del Malestar, Ponte en Pie), organizzazioni che manifestano per il reddito di cittadinanza e per annullare i debiti con le banche (come l’associazione dei disoccupati Adesorg), gruppi di cittadinanza attiva (Juventud en Accion) e gruppi politici marxisti anticapitalisti (come La barricada cierra la calle pero abre el camino). Il riferimento diretto è alle proteste del medioriente. L’appello che circolava in rete, nei circuiti di comunicazione di movimento a durante le settimane precedenti al 15 maggio (a partire dai primi giorni di marzo) recitava infatti:
“Le rivolte del mondo arabo e altre che si stanno sviluppando a livello mondiale favoriscono la proliferazione di gruppi di cittadini su Facebook che, data la situazione di crisi del bipartitismo nel nostro paese, difendono la mobilitazione di massa al fine di denunciare le gravi mancanze e ingiustizie del sistema politico ed economico attuale ed esigono una democrazia “reale”, che garantisca diritti e libertà per tutti i cittadini. Tuttavia la maggior parte di questi gruppi è piccola e divisa per ragioni organizzative, rivalità politiche storiche o semplicemente perché è difficile passare da un’organizzazione on line ad un’organizzazione di piazza”.
Democracia Real Ya! nasce appunto su iniziativa di alcuni gruppi politici per invitare a superare le differenze e per agire insieme per il cambiamento. La scelta esplicita è quella di evitare strumentalizzazioni politiche e di promuovere l’unità d’intenti, ragione per cui il gruppo organizzatore rifiuta le adesioni di partiti politici e istituzioni politiche locali.
Sempre per evitare strumentalizzazioni, gli organizzatori sono estremamente attenti alla legalità: in tutta la piazza ci sono cartelli su come non reagire alle provocazioni e all’eventuale repressione della polizia, un manifesto spiega perché l’acampada è legale, molti i richiami alla non violenza, c’è anche un banchetto per l’assistenza giuridica. I manifestanti vogliono evitare anche che la protesta venga intesa come rivendicazione del Botellon, vietato in molte città spagnole: per questo motivo ovunque ci sono cartelli e scritte contro il consumo di alcol e droghe leggere in piazza e moltissimi volontari si dedicano a pulire e a raccogliere spazzatura e bottiglie vuote.
Perché sono in piazza
Nella ricerca di proposte unitarie e condivisibili, il primo obiettivo della protesta è la questione della rappresentanza democratica: la legge elettorale spagnola, nelle parole dei partecipanti, obbliga al bipartitismo, impedendo un’effettiva rappresentanza. La generazione che i sociologi definiscono, con un’espressione molto usata nel dibattito pubblico spagnolo, Generacion Ni-Ni (né studio né lavoro) si ridefinisce Ni Psoe Ni PP. Il rifiuto del bipartitismo non si tramuta però in una critica della politica istituzionale tout court: i manifestanti chiedono una maggiore e più efficace rappresentanza, rispettosa delle proporzioni di voto e chiedono ai politici una maggiore responsabilità dell’ufficio – una democrazia reale, insomma. Il manifesto critica il sistema economico attuale e rivendica i diritti “all’abitare, al lavoro, alla cultura, alla ricerca, al libero sviluppo personale, al consumo dei beni necessari per una vita sana e felice”; le proposte elaborate vanno in questa direzione, con un elenco di misure contro la disoccupazione, di proposte per il miglioramento dei servizi pubblici, per il controllo delle banche, l’eliminazione dei privilegi della classe politica e l’aumento della partecipazione dei cittadini alla politica. Ma, soprattutto, sono in piazza per esprimere la volontà di cambiamento e per partecipare alla vita politica. Tutte le richieste si fondano, infatti, sul cambiamento della legge elettorale come primo elemento per un cambiamento possibile.
I riferimenti simbolici, oltre a Piazza Tahir, richiamano slogan e manifesti delle lotte politiche contemporanee, da Noi la crisi non la paghiamo a Restiamo Umani, e incrociano riferimenti pop globali, come Bansky, a questioni di politica interna, Zero euro alla Chiesa e No alla monarchia, e storica, I nostri nonni sono morti per la democrazia, rivendichiamo il nostro voto.
Quale rapporto con la politica?
Diversamente da fenomeni come il Movimento 5 stelle in Italia, la mobilitazione spagnola non personalizza la politica, non c’è un portavoce unico o un leader del movimento, non ci sono “testimonial”. Nemmeno le critiche ai politici sono personalizzate: il richiamo è alla responsabilità della rappresentanza.
Il confronto con la politica istituzionale è un elemento chiave della protesta, che non a caso comincia a ridosso delle elezioni regionali, banco di prova del governo socialista. Se prima delle elezioni il PSOE era diviso tra chi, soprattutto tra i giovani, vedeva con favore la protesta di Puerta del Sol e i critici, dopo la debacle elettorale la posizione maggioritaria accusa il movimento di aver invitato all’astensionismo (tuttavia i dati elettorali mostrano anche un forte aumento in termini assoluti dei voti del PP). La destra è fortemente contraria all’acampada: allo slogan della piazza, “La llaman democrazia y no lo es”, rispondono i militanti riuniti per festeggiare la vittoria alle elezioni regionali gridando che la vera democrazia è il voto. Tra i manifestanti le posizioni sul voto sono divise tra chi considera l’astensionismo uno strumento per scuotere la classe politica e chi invece è andato a votare anche questa volta.
Le manifestazioni in Spagna raccontano di una forte volontà di partecipazione politica che combina un rapporto maturo con la democrazia con tratti di forte populismo. Si tratta di una mobilitazione pacifica, che non rifiuta il principio di rappresentanza, ma lo vuole riformare. La sua forma composita è al tempo stesso forza e debolezza. E’ una protesta al tempo stesso radicata localmente, nelle sue richieste relative alla legge elettorale e ai diritti sociali, e fortemente connessa a tutte le proteste che riguardano democrazia, diritti, lavoro/precariato. Gli strumenti internet favoriscono la diffusione di notizie e permettono una maggiore interazione con gli attivisti nella piazza – e aiutano la diffusione, dove il terreno politico è favorevole. Un cartello ricorda che finché partecipiamo, non siamo vittime. Mi sembra un bell’augurio.
da Molecoleonline.it
Li hanno chiamati in molti modi, Toma la calle, Democracia real ya!, 15M, Spanish Revolution, Indignados, Acampados. Le analisi sul fenomeno sono numerose e varie, quello che segue è un report basato sulle auto-rappresentazioni di chi sta in piazza, delle loro richieste, delle loro ragioni e delle loro aspettative.
L’evento scatenante è stata una manifestazione, domenica 15 maggio, ad una settimana dalle elezioni regionali, contro la corruzione del sistema politico spagnolo, il precariato, la disoccupazione. In seguito alla repressione della manifestazione da parte della polizia, i manifestanti hanno organizzato un sit-in pacifico a Puerta del Sol, che si è trasformato in una “acampada” – un accampamento. Un gigantesco tendone azzurro protegge i manifestanti dal sole. Sotto il tendone: divani, materassi, tende da campeggio, banchetti, poltrone, sacchi a pelo, computer, videocamere.
Gli edifici che danno sulla piazza, le tende, i tendoni, qualunque superficie è tappezzata di volantini, manifesti, scritte, cartoni, richieste. Durante il giorno si susseguono incontri, spettacoli improvvisati, discussioni, concerti, assemblee. La piazza è divisa in aree, ciascuna dedicata ad un’attività diversa, organizzativa (comunicazione, infermeria, materiale audiovisivo, spazio legale, spazio volontari, informazione, cartelloni e volantini…), tematica (ecologia, estensione del movimento, università, femminismo, immigrazione, cultura…), espressiva (spazio arte e poesia…). I manifestanti che dormono in piazza sono giovani, ma durante il giorno si uniscono persone di tutte le età (c’è persino un’area per i bambini). Negli spazi tematici le sottocommissioni discutono per elaborare proposte che poi i portavoce riportano all’assemblea generale del tardo pomeriggio, dove vengono discusse e votate. Le proposte vengono poi messe on line per un’ulteriore discussione.
Chi sono?
Chi sta in piazza e organizza le diverse aree di lavoro è particolarmente attento a rispettare le posizioni politiche emerse nel movimento – a non esprimere opinioni se non decise in comune. Alla domanda “chi siete?” la risposta è sempre la stessa: “un movimento spontaneo di cittadini”. L’impressione è che nella piazza si combinino un lavoro politico sottotraccia di molte associazioni ed organizzazioni e un momento politico che intercetta l’insoddisfazione e la voglia di cambiamento di migliaia di persone. E’ difficile ricostruire le biografie politiche dei manifestanti: accanto a persone che si mobilitano per la prima volta ci sono gruppi attivi localmente da molto tempo e militanti di partiti o gruppi politici organizzati (qui un elenco parziale di adesioni).
Tra chi ha organizzato la manifestazione e il sit-in del 15 maggio ci sono gruppi come Anonymous, organizzazioni impegnate in una riflessione intorno alla legge elettorale e all’assenza di rappresentanza effettiva (No les Votes), gruppi di giovani “indignati” che non si riconoscono nella politica istituzionale spagnola e in quello che viene definito come malgoverno e che denunciano corruzione e partitocrazia (Estado del Malestar, Ponte en Pie), organizzazioni che manifestano per il reddito di cittadinanza e per annullare i debiti con le banche (come l’associazione dei disoccupati Adesorg), gruppi di cittadinanza attiva (Juventud en Accion) e gruppi politici marxisti anticapitalisti (come La barricada cierra la calle pero abre el camino). Il riferimento diretto è alle proteste del medioriente. L’appello che circolava in rete, nei circuiti di comunicazione di movimento a durante le settimane precedenti al 15 maggio (a partire dai primi giorni di marzo) recitava infatti:
“Le rivolte del mondo arabo e altre che si stanno sviluppando a livello mondiale favoriscono la proliferazione di gruppi di cittadini su Facebook che, data la situazione di crisi del bipartitismo nel nostro paese, difendono la mobilitazione di massa al fine di denunciare le gravi mancanze e ingiustizie del sistema politico ed economico attuale ed esigono una democrazia “reale”, che garantisca diritti e libertà per tutti i cittadini. Tuttavia la maggior parte di questi gruppi è piccola e divisa per ragioni organizzative, rivalità politiche storiche o semplicemente perché è difficile passare da un’organizzazione on line ad un’organizzazione di piazza”.
Sempre per evitare strumentalizzazioni, gli organizzatori sono estremamente attenti alla legalità: in tutta la piazza ci sono cartelli su come non reagire alle provocazioni e all’eventuale repressione della polizia, un manifesto spiega perché l’acampada è legale, molti i richiami alla non violenza, c’è anche un banchetto per l’assistenza giuridica. I manifestanti vogliono evitare anche che la protesta venga intesa come rivendicazione del Botellon, vietato in molte città spagnole: per questo motivo ovunque ci sono cartelli e scritte contro il consumo di alcol e droghe leggere in piazza e moltissimi volontari si dedicano a pulire e a raccogliere spazzatura e bottiglie vuote.
Perché sono in piazza
Nella ricerca di proposte unitarie e condivisibili, il primo obiettivo della protesta è la questione della rappresentanza democratica: la legge elettorale spagnola, nelle parole dei partecipanti, obbliga al bipartitismo, impedendo un’effettiva rappresentanza. La generazione che i sociologi definiscono, con un’espressione molto usata nel dibattito pubblico spagnolo, Generacion Ni-Ni (né studio né lavoro) si ridefinisce Ni Psoe Ni PP. Il rifiuto del bipartitismo non si tramuta però in una critica della politica istituzionale tout court: i manifestanti chiedono una maggiore e più efficace rappresentanza, rispettosa delle proporzioni di voto e chiedono ai politici una maggiore responsabilità dell’ufficio – una democrazia reale, insomma. Il manifesto critica il sistema economico attuale e rivendica i diritti “all’abitare, al lavoro, alla cultura, alla ricerca, al libero sviluppo personale, al consumo dei beni necessari per una vita sana e felice”; le proposte elaborate vanno in questa direzione, con un elenco di misure contro la disoccupazione, di proposte per il miglioramento dei servizi pubblici, per il controllo delle banche, l’eliminazione dei privilegi della classe politica e l’aumento della partecipazione dei cittadini alla politica. Ma, soprattutto, sono in piazza per esprimere la volontà di cambiamento e per partecipare alla vita politica. Tutte le richieste si fondano, infatti, sul cambiamento della legge elettorale come primo elemento per un cambiamento possibile.
I riferimenti simbolici, oltre a Piazza Tahir, richiamano slogan e manifesti delle lotte politiche contemporanee, da Noi la crisi non la paghiamo a Restiamo Umani, e incrociano riferimenti pop globali, come Bansky, a questioni di politica interna, Zero euro alla Chiesa e No alla monarchia, e storica, I nostri nonni sono morti per la democrazia, rivendichiamo il nostro voto.
Quale rapporto con la politica?
Diversamente da fenomeni come il Movimento 5 stelle in Italia, la mobilitazione spagnola non personalizza la politica, non c’è un portavoce unico o un leader del movimento, non ci sono “testimonial”. Nemmeno le critiche ai politici sono personalizzate: il richiamo è alla responsabilità della rappresentanza.
Il confronto con la politica istituzionale è un elemento chiave della protesta, che non a caso comincia a ridosso delle elezioni regionali, banco di prova del governo socialista. Se prima delle elezioni il PSOE era diviso tra chi, soprattutto tra i giovani, vedeva con favore la protesta di Puerta del Sol e i critici, dopo la debacle elettorale la posizione maggioritaria accusa il movimento di aver invitato all’astensionismo (tuttavia i dati elettorali mostrano anche un forte aumento in termini assoluti dei voti del PP). La destra è fortemente contraria all’acampada: allo slogan della piazza, “La llaman democrazia y no lo es”, rispondono i militanti riuniti per festeggiare la vittoria alle elezioni regionali gridando che la vera democrazia è il voto. Tra i manifestanti le posizioni sul voto sono divise tra chi considera l’astensionismo uno strumento per scuotere la classe politica e chi invece è andato a votare anche questa volta.
Le manifestazioni in Spagna raccontano di una forte volontà di partecipazione politica che combina un rapporto maturo con la democrazia con tratti di forte populismo. Si tratta di una mobilitazione pacifica, che non rifiuta il principio di rappresentanza, ma lo vuole riformare. La sua forma composita è al tempo stesso forza e debolezza. E’ una protesta al tempo stesso radicata localmente, nelle sue richieste relative alla legge elettorale e ai diritti sociali, e fortemente connessa a tutte le proteste che riguardano democrazia, diritti, lavoro/precariato. Gli strumenti internet favoriscono la diffusione di notizie e permettono una maggiore interazione con gli attivisti nella piazza – e aiutano la diffusione, dove il terreno politico è favorevole. Un cartello ricorda che finché partecipiamo, non siamo vittime. Mi sembra un bell’augurio.
da Molecoleonline.it
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TAGS spagna indignados
30/05/2011 19:34














