L'operazione "Tetragona" svela le vaste infiltrazioni delle cosche siciliane. Arresti nel varesotto e in Liguria, sequestrati oltre 10 milioni di euro. Tra i fermati c'è anche una "talpa" nel Comune di Gela: avvertiva i clan mafiosi degli appalti pubblici
Blitz antimafia tra Gela e il Nord Italia. Dalle prime ore di oggi (18 maggio) è scattata una vasta operazione che ha portato all'esecuzione di oltre 60 arresti tra la Sicilia, la Lombardia e la Liguria.
L'operazione contro l'infiltrazione mafiosa nel Nord del paese ha concluso la prima fase di complesse indagini, condotte dalla squadra mobile di Caltanissetta e da quelle di Varese e Genova e dal commissariato di Gela, con l'esecuzione di 63 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti mafiosi appartenenti alla consorteria criminale mafiosa della stidda e di cosa nostra gelese (gruppo Rinzivillo ed Emmanuello) che operavano tra il Nord Italia (Busto Arsizio-Varese e Genova) e Gela.
I provvedimenti sono stati emessi per il reato di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefanti estorsione aggravata consumata, dal gip del Tribunale di Caltanissetta Carlo De Marchi, il quale ha accolto le richieste formulate dalla Dda di Caltanissetta.
La vasta operazione, che ha visto impegnati oltre 300 uomini della Polizia di Stato, ha portato anche a numerosi sequestri patrimoniali nei confronti di appartenenti alle famiglie mafiose più influenti dell'area, con proiezioni in Lombardia e Liguria. Sono stati sequestrati patrimoni illecitamente acquisiti dal gruppo criminale in quell'area: appartamenti, ville e società edili, per un valore di oltre 10 milioni di euro.
Gli affiliati delle cosche Rinzivillo e Emmanuello, nelle due regioni, erano dediti all'approvvigionamento della cocaina, importata da Santo Domingo, per essere smerciata sulle piazze locali e nella provincia nissena. I proventi illeciti percepiti venivano reinvestiti in immobili ed imprese commerciali nel Nord Italia.
Tra i 63 destinatari delle ordinanze di custodia cautelare, nell'ambito dell'operazione, c'è anche un impiegato del Comune di Gela infedele. Nei fatti una 'talpa' che aveva il compito di informare il clan sugli appalti pubblici banditi dall'amministrazione.
Angelo Camiolo, ritenuto uomo di fiducia del clan Emmanuello e vicinissimo all'ex reggente Crocifisso Smorta, attuale collaboratore di giustizia, era incaricato anche di riscuotere le rate estorsive dagli imprenditori che effettuavano i lavori pubblici per conto del Comune.