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di sauroserri

pubblicato il 16/05/2011

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Il dibattito accademico e la realtà

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Per affrontare l'attuale situazione di crisi occorre dispiegare un ampio dibattito sulle possibili diverse opzioni. La banalizzazione delle posisizioni altrui non dà forza alle proprie. DI SAURO SERRI

di sauroserri

Il dibattito accademico e la realta
Rigrazio il sig. Renato che mi concede "il pieno e incondizionato diritto a esprimere qualsiasi tipo di valutazione personale" , io mi permetterei di aggiungere che tale diritto intenderei esercitarlo, non solo sulle proposte Ichino, ma anche su altre in campo, sulle quali eventualmente ritenessi di aver necessità di esprimermi. Ovviamente a titolo personale, dove avrei mai sostenuto cose diverse?

Poi è vero che pro-tempore sono anche il segretario territoriale della Fillea-Cgil e da questo osservatorio parziale e comunque privilegiato, ho espresso pubblicamente, considerazioni che aprivano ad una disponibilità ad "indagare, come via possibile di uscita da questa situazione, le proposte che da tempo Pietro Ichino va sostenendo".

La situazione a cui mi riferisco è la gravissima crisi del sistema delle costruzioni di Modena.

Altre considerazioni di carattere generale, affermazioni apodittiche su questa o quella posizione accademica, non m'interessano e neppure sono un fine giuslavorista per poter intrattenere nessuno sulle mie modeste opinioni.

Vorrei riportare quindi la discussione ai dati di realtà con cui mi devo confrontare giornalmente. Intanto occorre, anche se brevemente, per il Sig. Renato e per chi non conosce il comparto delle costruzioni a Modena, fare il quadro, sommario, della situazione. Registriamo la perdita di 4.350 iscritti in cassa edile nell'arco dei due anni e mezzo passati, con una tendenza nei primi mesi del 2011 ad un ulteriore calo del 10% che si somma ad un calo che va oltre il 30% registrato negli anni edili trascorsi.

Bisogna avere poi consapevolezza che l'assenza di regole all'accesso alla professione edile come lavoratori autonomi ha fatto si che, nel nostro settore, vi sia una presenza, quasi pari a quella dei lavoratori dipendenti, di lavoratori a partita iva, il più delle volte obbligati, per continuare a lavorare, a fingere di essere lavoratori autonomi, conservando, di fatto, una subordinazione determinata da una monocommittenza.

Già qui la proposta Ichino, risolverebbe una stortura attraverso il riconoscimento, per i collaboratori autonomi che rientrano nella definizione del “lavoro economicamente dipendente”, come evidentemente sono le partite Iva in edilizia, di una parificazione sostanziale con il lavoro subordinato, sia sotto il profilo previdenziale, sia sotto quello della protezione della continuità del lavoro e del reddito. Questa novità riguarderebbe poco meno della metà dei lavoratori che ora operano nei nostri cantieri, non una minima parte, visto che la totalità rimane sotto la soglia reddituale proposta da Ichino.

Sulla presunta svendita che io farei dell'art.18, facendo finta per un momento che tale ipotesi sia contemplata nella proposta Ichino, ma la mia lettura "troppo veloce o, addirittura, distratta" al momento non mi consente di rilevare dove essa sia, si tenga presente che la struttura d'impresa del mio territorio è fatta di imprese che hanno una media di addetti sotto i 4, 3,8 per l'esattezza, che mi pare sia una soglia di addetti nei confronti dei quali l'art.18 non si applica.

Va poi non sottaciuto il fatto che in edilizia è possibile l'assunzione a "tempo indeterminato" ma per cantiere. E' una fattispecie contrattuale che consente alle imprese l'assunzione di lavoratori il cui rapporto di lavoro cessa al termine del cantiere per cui è stato assunto.

La mia domanda al Signor Renato è: ma di cosa stiamo discutendo? Di sacri principi, del passato glorioso in cui il lavoro era solo quello della grande impresa industriale che noi come CGIL rappresentavamo in modo maggioritario? Mi spiace svelare una cosa che mi pare il sig. Renato ignori, quel mondo è minoritario rispetto al resto del mondo del lavoro per il quale vorrei che la CGIL proponesse concretamente ipotesi di miglioramento della loro condizione, e facesse proposte non accademicamente perfette, ma ragionevolmente realizzabili. A cominciare dalle previste misure di assistenza post-licenziamento, dalle quali faccio fatica a prescindere, se penso ad esempio, che per i lavoratori edili non è previsto l'assegno di mobilità, tanto per fare un esempio.

Infine una precisazione dovuta, confermo che non sta scritto da nessuna parte che le proposte Ichino cancellano automaticamente la legge Maroni (più nota arbitrariamente, come legge Biagi) ma mi si conceda l'auspicio (come scrivo in modo poco meno che ironico in conclusione al mio commento all'articolo del direttore di Confapi Modena) che, avendo approvato l'insieme di quelle norme, con i pesi e i contrappesi tra flessibilità e precarietà (che sono per altro due fattispecie diverse), si renderebbe di fatto abrogabile per "palese inutilità" la legge Maroni.Rigrazio il sig. Renato che mi concede "il pieno e incondizionato diritto a esprimere qualsiasi tipo di valutazione personale" , io mi permetterei di aggiungere che tale diritto intenderei esercitarlo, non solo sulle proposte Ichino, ma anche su altre in campo, sulle quali eventualmente ritenessi di aver necessità di esprimermi. Ovviamente a titolo personale, dove avrei mai sostenuto cose diverse?
Poi è vero che pro-tempore sono anche il segretario territoriale della Fillea-Cgil e da questo osservatorio parziale e comunque privilegiato, ho espresso pubblicamente, considerazioni che aprivano ad una disponibilità ad "indagare, come via possibile di uscita da questa situazione, le proposte che da tempo Pietro Ichino va sostenendo".

La situazione a cui mi riferisco è la gravissima crisi del sistema delle costruzioni di Modena.

Altre considerazioni di carattere generale, affermazioni apodittiche su questa o quella posizione accademica, non m'interessano e neppure sono un fine giuslavorista per poter intrattenere nessuno sulle mie modeste opinioni.

Vorrei riportare quindi la discussione ai dati di realtà con cui mi devo confrontare giornalmente. Intanto occorre, anche se brevemente, per il Sig. Renato e per chi non conosce il comparto delle costruzioni a Modena, fare il quadro, sommario, della situazione. Registriamo la perdita di 4.350 iscritti in cassa edile nell'arco dei due anni e mezzo passati, con una tendenza nei primi mesi del 2011 ad un ulteriore calo del 10% che si somma ad un calo che va oltre il 30% registrato negli anni edili trascorsi.

Bisogna avere poi consapevolezza che l'assenza di regole all'accesso alla professione edile come lavoratori autonomi ha fatto si che, nel nostro settore, vi sia una presenza, quasi pari a quella dei lavoratori dipendenti, di lavoratori a partita iva, il più delle volte obbligati, per continuare a lavorare, a fingere di essere lavoratori autonomi, conservando, di fatto, una subordinazione determinata da una monocommittenza.

Già qui la proposta Ichino, risolverebbe una stortura attraverso il riconoscimento, per i collaboratori autonomi che rientrano nella definizione del “lavoro economicamente dipendente”, come evidentemente sono le partite Iva in edilizia, di una parificazione sostanziale con il lavoro subordinato, sia sotto il profilo previdenziale, sia sotto quello della protezione della continuità del lavoro e del reddito. Questa novità riguarderebbe poco meno della metà dei lavoratori che ora operano nei nostri cantieri, non una minima parte, visto che la totalità rimane sotto la soglia reddituale proposta da Ichino.

Sulla presunta svendita che io farei dell'art.18, facendo finta per un momento che tale ipotesi sia contemplata nella proposta Ichino, ma la mia lettura "troppo veloce o, addirittura, distratta" al momento non mi consente di rilevare dove essa sia, si tenga presente che la struttura d'impresa del mio territorio è fatta di imprese che hanno una media di addetti sotto i 4, 3,8 per l'esattezza, che mi pare sia una soglia di addetti nei confronti dei quali l'art.18 non si applica.

Va poi non sottaciuto il fatto che in edilizia è possibile l'assunzione a "tempo indeterminato" ma per cantiere. E' una fattispecie contrattuale che consente alle imprese l'assunzione di lavoratori il cui rapporto di lavoro cessa al termine del cantiere per cui è stato assunto.

La mia domanda al Signor Renato è: ma di cosa stiamo discutendo? Di sacri principi, del passato glorioso in cui il lavoro era solo quello della grande impresa industriale che noi come CGIL rappresentavamo in modo maggioritario? Mi spiace svelare una cosa che mi pare il sig. Renato ignori, quel mondo è minoritario rispetto al resto del mondo del lavoro per il quale vorrei che la CGIL proponesse concretamente ipotesi di miglioramento della loro condizione, e facesse proposte non accademicamente perfette, ma ragionevolmente realizzabili. A cominciare dalle previste misure di assistenza post-licenziamento, dalle quali faccio fatica a prescindere, se penso ad esempio, che per i lavoratori edili non è previsto l'assegno di mobilità, tanto per fare un esempio.

Infine una precisazione dovuta, confermo che non sta scritto da nessuna parte che le proposte Ichino cancellano automaticamente la legge Maroni (più nota arbitrariamente, come legge Biagi) ma mi si conceda l'auspicio (come scrivo in modo poco meno che ironico in conclusione al mio commento all'articolo del direttore di Confapi Modena) che, avendo approvato l'insieme di quelle norme, con i pesi e i contrappesi tra flessibilità e precarietà (che sono per altro due fattispecie diverse), si renderebbe di fatto abrogabile per "palese inutilità" la legge Maroni. 



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TAGS ichino

16/05/2011 16:54

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