La decisione è ufficiale: scorporo della divisione acciai inossidabili, quella che comprende il sito di Terni, con 3mila dipendenti diretti. Via libera dal sindacato IG Metall che ha avuto garanzie per gli operai tedeschi. Fiom: "Siamo molto preoccupati"
Ora è ufficiale: ThyssenKrupp procederà allo scorporo del settore inox (divisione Stainless Global), quello che interessa direttamente anche lo stabilimento italiano di Terni (circa 3mila dipendenti diretti). Lo ha deciso oggi, venerdì 13 maggio, a Berlino, il consiglio di sorveglianza del gruppo, composto per metà dai rappresentanti dei lavoratori tedeschi e per l’altra metà dagli azionisti, che ha reso noto in un comunicato che "tutte le opzioni" verranno esaminate per il proseguimento della attività Stainless Global "fuori dal gruppo".
Il consiglio, spiega il comunicato, ha approvato "in pieno" i piani annunciati il 5 maggio scorso in un pacchetto di misure che
riguardano attività per un fatturato complessivo di circa 10 miliardi di euro e circa 35mila dipendenti in tutto il mondo. "La decisione del consiglio di sorveglianza spiana la strada per fare avanzare la ThyssenKrupp in modo competitivo e sostenibile - ha commentato il presidente, Heinrich Hiesinger -. Questo significa ridurre il debito, permettere la crescita, generare profitto e creare valore per la nostra compagnia".
L'azienda: "Il piano non prevede riduzioni forzose di personale"
Il piano non prevede riduzioni forzose dell'organico, ha sottolineato il gruppo, spiegando che gli eventuali acquirenti
delle attività in vendita dovranno garantire "il futuro dei siti e dei posti di lavoro". Quest'ultima garanzia è uno dei punti principali dell'
accordo raggiunto mercoledì tra i rappresentanti della IG Metall, sindacato tedesco dei metalmeccanici, del consiglio di fabbrica della ThyssenKrupp e la stessa azienda.
Via libera dal sindacato tedesco: garanzie per i lavoratori in Germania
Ma il via libera dell'IG Metall (che ha fatto infuriare la FIom: "dovevano consultare il comitato europeo e il sindacato italiano") è motivato anche da altri
svariati vantaggi per i lavoratori tedeschi. Lo si apprende da quanto riporta il sito del sindacato delle tute blu teutoniche.
Oltre alla
clausola "Fair Owner", secondo la quale, come detto, i potenziali acquirenti o investitori devono sempre presentare un piano industriale, garantire la produzione, i posti di lavoro e avere il via libera dei consigli di fabbrica (tedeschi), l'accordo prevede infatti anche il
coinvolgimento dei lavoratori in qualsiasi decisione inerente a esternalizzaioni e scorpori.
Insomma, le garanzie per i metalmeccanici tedeschi ci sono. Ma nel resto del mondo? Alcuni media hanno parlato nei giorni scorsi di possibili esuberi, addirittura
tra i 35mila e i 180mila dipendenti in tutto il mondo, ma il presidente di ThyssenKrupp, Heinrich Hiesinger, ha negato seccamente: "Le notizie diffuse da una piccola parte dei media la settimana scorsa hanno dato l'impressione che il nostro programma riguardi il taglio di 35mila posti - ha detto il manager -. Questo non è corretto. La verità - ha spiegato - è che
stiamo cercando nuovi proprietari per società con 35mila dipendenti. E lo stiamo facendo in modo responsabile".
Fiom: "Siamo sempre più preoccupati"
Fatto sta che
in Italia monta la preoccupazione per le sorti dei 3.600 dipendenti italiani di Thyssen, tutti impegnati nel settore dell'inossidabile e quasi tutti concentrati a Terni. "Le notizie che stanno giungendo in queste ore non solo confermano, ma accrescono le nostre preoccupazioni sul futuro degli stabilimenti italiani, a partire da quello di Terni", affermano in una nota Laura Spezia, segretario nazionale della Fiom Cgil e Vittorio Bardi, coordinatore nazionale per la siderurgia.
"La divisione Stainless Global, che raggruppa le produzioni di acciaio inossidabile, è in vendita. Lo stesso vale quindi per il sito ternano, che è uno dei principali siti produttivi dell’acciaio inox", osserva
la Fiom che poi stigmatizza l'operato del sindacato tedesco: "Tanto più ci sconcerta il fatto che il sindacato tedesco Ig Metall, nei giorni scorsi, abbia raggiunto un accordo con ThyssenKrupp senza aver informato e coinvolto il Comitato aziendale europeo, né i sindacati italiani dei metalmeccanici, che avevano
chiesto espressamente alla stessa Ig Metall di incontrarsi per discutere prima di qualsiasi decisione. A maggior ragione - si legge ancora nella nota - sarà necessario, in queste ore, ottenere ulteriori dettagli e chiarimenti sul progetto strategico elaborato dall’Azienda e sugli accordi siglati da Ig Metall".
"Noi continuiamo a ritenere sbagliata la scelta strategica di ThyssenKrupp - aggiungono i due esponenti Fiom - anche perché sappiamo bene che, spesso, le dismissioni, gli scorpori e le vendite non garantiscono il mantenimento dell’occupazione, né il futuro stesso dei siti caratterizzati da produzioni di qualità e standard di eccellenza, quali quelli che attualmente sono tipici del sito ternano. Nei prossimi giorni - concludono - decideremo le
iniziative di mobilitazione necessarie e richiederemo il coinvolgimento del Governo italiano, oltre all’immediata convocazione di un tavolo con la presenza della ThyssenKrupp".
Le reazioni dall'Umbria
Anche le istituzioni umbre (la produzione della Tk-Ast di Terni rappresenta circa il 15% dell'intero Pil regionale) chiedono di fare subito chiarezza sulla situazione e dare garanzie: "Intendiamo chiedere al più presto di essere messi al corrente direttamente dal management della Thyssenkrupp dei dettagli dell'iniziativa di scorporo con vendita della divisione Stainless Global, visto che uno dei principali siti produttivi di acciaio inox è quello di Terni", affermano in una nota la
presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e l'assessore regionale allo Sviluppo economico Gianluca Rossi.
"A questo punto - dicono poi presidente della Regione e assessore - deve muoversi anche la diplomazia italiana affinché siano i rappresentanti al più alto livello del board della Thyssenkrupp a fornire precisi dettagli dell'operazione al Governo italiano e, quindi, alle istituzioni umbre", anche data "la
strategicità del sito di Terni e la sua enorme rilevanza per l'industria siderurgica nazionale e per l'intera economia regionale".
Damiano (Pd): "Intervenga il Governo"
Sulla vicenda interviene infine anche il Partito Democratico, con il
capogruppo nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: "Deve essere garantita la prosecuzione dell'attività perché il territorio non può pagare le conseguenze di scelte prese in altri paesi dalla multinazionale. In particolare per quanto riguarda Terni va anche considerato che la crisi del polo chimico e della Basel, altra multinazionale, incide pesantemente sul futuro della comunità locale. Il governo deve intervenire per chiedere alla Thyssen gli opportuni chiarimenti sulle scelte compiute e sulle loro ricadute: è tempo di riprendere un'iniziativa sui temi della politica industriale".