Storia di Rosa Maria Segale che fondò il primo centro per l'assistenza degli immigrati in America a Cincinnati, nell'Ohio. Ma prima aveva incontrato, rimanendone profondamente impressionata, il celebre gangster del vecchio West
Per arrivare alla fine di questa storia bisogna attraversare il Rio de Las Animas Perdidas en Purgatoire, lasciarsi traghettare da un treno in direzione Fine del Mondo e sperare che un Caronte dagli occhi azzurro ghiaccio, la carnagione rosea e l’aria da ragazzino, ne interrompa il percorso e si confidi con voi prima che arriviate alla Villa Real de la Santa Fe de San Francisco de Asìs, ultima fermata prima del nulla. Fu quello che capitò in sorte a Rosa Maria Segale, che partì alla ricerca di Dio e si imbatté in un suo figlio dalla pistola facile, qualche tempo dopo quel giorno in cui quarantadue persone tra familiari e amici l’avevano lasciata tra baci, abbracci e sventolio di fazzoletti all’ultima fermata della linea ferroviaria di Kit Carson, là dove un treno finisce la sua corsa e ne comincia un’altra, quella per la Santa Fede dove il sogno americano sfuma nella polvere del Nuovo Messico ed è più facile imbattersi in una mandria di bufali che nei suoi cacciatori.
Quel giorno del 1872 suor Ellade Blandina aveva ventidue anni e uno spirito indomito che manterrà intatto per le successive ventuno stagioni che trascorrerà tra Trinidad, Albuquerque e Santa Fe. Il suo primo impegno fu quello di imparare la nuova lingua che in quel lembo d’America sostituiva l’inglese, e in questo dovette tornargli utile l’insegnamento di papà Francesco e mamma Giovanna, e perfino qualche vago ricordo d’infanzia di una terra lontana e troppo presto abbandonata, dove il rio era un torrente e dei cactus non c’era ombra. Tra la Val Fontanabuona e il Colorado correva la stessa differenza che passava tra il torrente Lavagna e il Mississippi, eppure dal borgo ligure di Cicagna, dove aveva una casa e un orticello e la madre poteva godere persino di un antico residuo di nobiltà ormai decaduta, la famiglia Segale decise di imbarcarsi al porto di Genova per un altro mondo e di destinare la quarta e la quinta figlia, subito dopo la scuola, alle Sorelle della Carità. Fu lì che Rosa Maria e Maria Maddalena diventarono suor Ellade e suor Giustina.
William H. Bonney era invece un ragazzino tredicenne di origine irlandese del Lower East Side newyorchese che mai e poi mai avrebbe pensato che di lì a poco, bruciandosi la gioventù e la vita, sarebbe entrato nella storia del vecchio West. E non ci sarebbe stato bisogno, per arrivare alla fine di questa storia, di attraversare il Fiume delle Anime Perdute nel Purgatorio se i suoi genitori non avessero improvvisamente deciso di spostarsi dall’altra parte del nuovo mondo, alla scoperta dell’America, in una di quelle cittadine costruite attorno a una miniera. A Silver City, New Mexico, la sorte arrise ad altri ma non a loro e nel giro di un paio d’anni trasformò quel giovincello dagli occhi azzurro ghiaccio e la carnagione rosea nel bandito più ambito del West, anche grazie alla lauta taglia, 500 dollari a chiunque lo avvistasse, che su di lui pose lo sceriffo Pat Garrett, suo vecchio compagno di poker che anni dopo averlo ucciso a sangue freddo finirà ammazzato a sua volta in maniera poco chiara. Accadde la mattina del primo marzo del 1908, quando tre uomini diretti al villaggio di Las Cruces con l’obiettivo di vendere un ranch fermarono il carro al bordo di un sentiero per una breve sosta. Uno dei tre era l’ex sceriffo che aveva tentato di costruirsi addosso una leggenda raccontando a un ghost writer le gesta di un personaggio che sarebbe diventato leggendario, ma era finito sommerso dai debiti. Debiti che non ebbe mai più il tempo di ripagare, visto che stramazzò a terra colpito da un proiettile, probabilmente partito dall’arma di uno dei suoi compagni di viaggio con il quale aveva avuto un alterco.
In tutt’altro modo era andata trent’anni prima.
Era il 14 luglio del 1881 e William H. Bonney, alias Billy the Kid, era fuggitivo da tre mesi dopo essere rocambolescamente riuscito a scappare dal carcere di Santa Fè uccidendo due guardie. Non avesse osato colpire un rappresentante della legge, probabilmente il bandito avrebbe continuato ad avere un ruolo da protagonista nella faida di Lincoln, una guerra tra bande di cowboy che si disputavano pezzi di terra, dalla parte dei cosiddetti “Regolatori”.
Ma aver assassinato il precedente sceriffo William Brady gli costò la cattura, una certa notorietà e una altrettanto certa condanna alla fucilazione, a cui riuscì a scampare solo al prezzo della fuga e di un altro massacro. Da allora la sua notorietà prese ad assurgere al rango di leggenda, e al sanguinario Billy the Kid, considerato una specie di Robin Hood del Far West, vennero attributi tanti omicidi quanti erano gli anni che aveva.
Fu in questa veste che un giorno si parò dinanzi ad Anna Maria Segale da Cicagna, già diventata Sorella della Carità Blandina e adusa a difendere indiani, ispanici e varia umanità dolente dal razzismo dei bianchi, a ristrutturare scuole con le proprie mani e a promuovere la costruzione di ospedali e orfanotrofi. Vestito elegante, stivali lucidissimi, un sombrero nero con un nastro verde che avrebbe reso inconfondibili le sue apparizioni, l’immancabile fucile a tracolla, gli comparve davanti durante un viaggio in diligenza da Albuquerque a Santa Fe, mentre il carro attraversava il passo di Raton, una zona vulcanica e sperduta proprio sul confine tra il Colorado e il New Mexico, luogo ideale per gli agguati.
“Tutti i viaggiatori delle pianure si alzano presto e così avevamo fatto anche noi. Il conducente e i passeggeri stavano caricando e pulendo fucili e pistole.
Eravamo stati avvertiti che Billy the Kid attaccava le diligenze e tutto ciò che gli capitava a tiro. Dopo circa un’ora di viaggio, il conducente nero con la voce tremante diede il primo messaggio di allarme. Qualcuno galoppava velocemente sulla pianura diretto verso di noi. All’istante tutti gli uomini, ormai febbrilmente turbati, estrassero le pistole. Li osservai e dovetti ammirare la loro espressione risoluta che significava vincere o morire. Ruppi il silenzio dicendo che se quell’uomo a cavallo era una spia della banda, sarebbe stato meglio nascondere le pistole e rimanere passivi. Mi guardarono come si guarda una donna incapace di comprendere l’estremo pericolo. Il conducente, sempre più terrorizzato, ci avvisò che il cavaliere era vicinissimo. Con un tono che esprimeva la mia profonda convinzione chiesi nuovamente di mettere via le pistole. Si poteva sentire il leggero calpestio degli zoccoli. Il cavaliere arrivato alle spalle della diligenza la affiancò. Sollevai la mia grande cuffia per farmi riconoscere e i nostri occhi si incontrarono.
Lui, senza interrompere il suo frenetico galoppo, si tolse il cappello a larghe tese, lo sventolò per salutarmi e accennò a un inchino. Poi si allontanò di una decina di metri e si fermò per esibirsi in magnifiche acrobazie a cavallo. Quel cavaliere era Billy the Kid”. E l’assalto alla diligenza, nelle parole di suor Blandina, si era trasformato in un’esibizione di galanterie. Quello che gli attoniti passeggeri non potevano sapere è che quello tra la giovane suora e lo spietato bandito non era affatto il primo incontro, e che tra i due esisteva già una reciproca simpatia che avrebbe loro salvato se non la vita almeno il portafogli.
La descrizione che ne fa suor Blandina sprigiona ammirazione e lascerebbe presupporre un’infatuazione persino contraccambiata se non ci trovassimo in presenza di una donna consacrata all’ultraterreno piuttosto che a un giovane bandito. “Aveva gli occhi azzurro acciaio, carnagione rosea e l’aria di un ragazzino: non gli si sarebbero dati più di diciassette anni”, così Blandina Segale descriverà il Kid all’indomani del primo incontro, avvenuto qualche mese prima, nella primavera del 1876 a Trinidad quando il Kid aveva appunto sedici anni, al capezzale di un uomo della banda ferito gravemente. ”Un componente della banda di Billy era stato ferito in un duello. Ben quattro medici si erano rifiutati di estrargli la pallottola dalla gamba e lo facemmo noi. Con gli occhi di tigre che brillavano per la soddisfazione, il ferito mi disse che la banda avrebbe tolto lo scalpo ai medici. Non potevo rimanere senza far nulla e gli chiesi di far sapere al suo capo che desideravo incontrare lui e la sua banda. Anche se ferito il bandito rise di tutto cuore. Vennero le due del sabato e andai all’appuntamento con Billy e i suoi compagni.
Quando entrai nella stanza del malato tutti i componenti della banda erano attorno al letto del ferito. Non ero preparata a incontrare gli uomini che mi trovai di fronte e non compresi bene i nomi di ognuno. Billy, il capo, aveva occhi color azzurro acciaio, carnagione rosea e l’aria di un ragazzino, con un’espressione innocente, se non fosse per la fermezza dei propositi che si coglieva nel suo sguardo. Tuttavia gli chiesi di non mettere in atto quei propositi di vendetta verso quei medici. Non solo rinunciò, ma si dimostrò ancor più generoso, promettendomi il suo aiuto in caso di bisogno”.
Fu l’ultima volta che suor Ellade incontrò il Kid a piede libero. Anzi da allora il latitante più famoso del West, assorbito dalla sanguinosa faida di Lincoln, scomparve dalla vita della donna. Salvo ricomparirvi qualche anno dopo, quando suor Ellade sentì il bisogno di andare a far visita in carcere a quel ragazzino ormai ragazzo che nel frattempo era stato catturato e rischiava seriamente la fucilazione secondo le regole spietate del vecchio West. “Appena entrai nella cella non si mostrò sorpreso e si comportò come se ci fossimo visti il giorno prima invece dei quattro anni trascorsi. Billy era incatenato mani e piedi al pavimento e si scusò di non potermi offrire una sedia, a causa delle autorità che lo costringevano ad essere sgarbato con i suoi ospiti. Parlammo per qualche minuto; infine lo salutai promettendogli di andarlo a trovare altre volte. Mi rispose di non preoccuparmi perché lui certamente se la sarebbe cavata; invece mi chiese di fare qualcosa per il suo compagno di cella, che era al suo primo delitto. Anche incatenato, la sua spavalderia era stupefacente. Non riuscivo a immaginare come avrebbe potuto cavarsela in quella situazione. Durante la nostra conversazione mi convinsi della sua sincerità nel voler collaborare con la giustizia. Aveva appena finito di scrivere al governatore Wallace ricordandogli la promessa di grazia in cambio di una sua testimonianza davanti al tribunale di Lincoln e lo sollecitava ad andarlo a trovare in prigione, prima di recarsi davanti ai giudici.
Nel leggere quella lettera mi resi conto che la sua fiducia era minata dai comportamenti poco rassicuranti da parte del giudice itinerante Leonard, del direttore della prigione, che permetteva a tutti i curiosi di poterlo vedere dietro le sbarre, ma impediva a Billy di incontrare i suoi amici e addirittura il suo avvocato”. Era il mese di marzo del 1881, Billy the Kid aveva appena 21 anni e non sapeva che la sua gioventù sarebbe stata definitivamente bruciata nell’arco di pochi mesi.
Prima con la mancata grazia e la sentenza di morte, poi con l’evasione che costò la vita a due guardie. Infine incrociando la pallottola del suo vecchio compagno di giocate che lo spedì a mangiare la polvere del ranch di Maxwell. Suor Blandina venne a conoscenza degli ultimi accadimenti solo leggendo i giornali di Albuquerque e non poté farci molto. Quello che fece invece, dopo anni spesi a costruire scuole e ospedali per Apache e Comanche, fu di riguadare a ritroso il Rio de Las Animas Perdidas en Purgatoire e di tornare alle origini, dopo una vita spesa per Apache e Comanche. Fondò il primo centro di assistenza per emigrati italiani degli Stati Uniti, a Cincinnati, nel suo Ohio che così tanto differiva dalla Liguria. L’ultimo rifugio per la vecchiaia, quasi fosse la Val Fontanabuona.