Giudicato illegittimo l'obbligo per il giudice di disporre la custodia cautelare in carcere quando sussistono gravi indizi di colpevolezza per il reato di omicidio volontario. L'imposizione può valere solo per reati di mafia. Maroni: "Sono allibito"
È illegittimo l'obbligo per il giudice di disporre la sola custodia cautelare in carcere - e non anche misure alternative - quando sussistono gravi indizi di colpevolezza per il reato di omicidio volontario. Lo ha stabilito oggi (12 maggio) la Corte Costituzionale,
bocciando così un'altra norma del 'pacchetto sicurezza' del 2009. Una decisione analoga decisione, infatti, era stata presa l'anno scorso dalla Corte sui procedimenti per violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile, per i quali il pacchetto sicurezza aveva imposto una stretta, prevedendo l'obbligo di custodia cautelare in carcere e non anche la possibilità di misure alternative.
L'altro stop risale allo scorso dicembre, quando la Corte ha dichiarato illegale la parte della legge sul reato di clandestinità, giudicando non punibile l'indigente straniero che non lascia Italia nonostante un ordine di espulsione.
Dura la reazione del ministro degli Interni,
il leghista Roberto Maroni, oggi a Bruxelles con i colleghi della Ue per parlare d'immigrazione. "Francamente sono allibito. La norma era quella che chi commette un omicidio deve rimanere in carcere e non possono essere concessi carceri domiciliari o misure alternative. Mi sembrava e mi sembra una misura efficace, perché chi commette un delitto così grave non merita i benefici. La Corte ha dichiarato che anche chi commette un omicidio volontario può invece tornare libero a casa, e magari commettere un altro omicidio".
Per la precisione, la Corte ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dal pacchetto sicurezza. L'altolà è motivato con l'ingiustificata parificazione (violazione dell'art. 3 della Costituizione) dell'omicidio volontario ai delitti di mafia, gli unici per i quali la stessa Consulta e la Corte europea dei diritti dell'uomo ritengono giustificabile la presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere.
Obbligo, questo, che secondo i giudici costituzionali
viola anche la presunzione di non colpevolezza (art.27 della Costituzione), oltre che le riserve di legge e di giurisdizione (art.13). La Consulta ha così accolto le richieste del Tribunale di Lecce e di un gip di Milano che, trovandosi a giudicare su due casi di omicidio volontario, avevano sollevato questione di legittimità. Norme che - si legge nella sentenza scritta dal giudice Giuseppe Frigo - hanno fatto compiere un 'salto di qualità a ritroso' al legislatore. Già da diversi anni, infatti, la Consulta e la Corte europea dei diritti dell'uomo avevano ritenuto adeguata la sola custodia in carcere unicamente per i delitti di mafia.