Le forze di sicurezza siriane usano la tortura per strappare informazioni agli attivisti siriani e in particolare per farsi dare le password per l'accesso a Facebook. La denuncia, ripresa dal quotidiano internazionale in lingua araba Asharq Al-Awsat e rilanciata in Italia da Agi, arriva dall'Osservatorio dei diritti umani, secondo il quale,
fra le pagine on-line che fanno paura a Damasco, c'è "La rivoluzione siriana 2011".
Secondo quanto riferisce la fonte, alcuni degli attivisti vittime di torture sarebbero crollati, rivelando i dati di accesso ai militari. Questo spiegherebbe il flusso ridotto di messaggi.
Nella guerra informatica con il regime di Damasco, un attivista dell'Osservatorio racconta di diversi espedienti escogitati per aggirare la censura, ovviando al blocco dei telefoni cellulari e della corrente con generatori a diesel e telefoni satellitari entrati clandestinamente nel Paese.
Nonostante queste difficoltà nelle comunicazioni e la repressione atroce,
l'attivista si è detto sicuro della resistenza della protesta, "la chiusura di una città in rivolta induce sempre proteste in altre. Il popolo non tornerà più alle condizioni di prima".