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Ex Bertone: Scudiere, una scelta coraggiosa

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La decisione delle Rsu è stata intelligente: toglie ogni alibi alla Fiat e costringe gli altri sindacati ad ammettere il gesto di responsabilità della Fiom. "Votare no significava l'autolicenziamento". Adesso l'obiettivo è riconquistare i contratti

di Paolo Andruccioli

Ex Bertone: Scudiere (Cgil), una scelta coraggiosa
"La scelta dei delegati della Rsu della Fiom della ex Bertone è stata una scelta coraggiosa, che dobbiamo sostenere e difendere. Stiamo con i delegati della Bertone perché la loro scelta metterà la Fiat di fronte alle proprie responsabilità. Adesso verificheremo gli annunci sugli investimenti produttivi". Con queste parole Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, con delega  alle politiche industriali, ha difeso la scelta delle Rsu della ex Bertone di votare sì al referendum richiesto dall'ad della Fiat, Sergio Marchionne, come condizione indispensabile per dare corso agli investimenti promessi.

Scudiere ha spiegato la sua posizione, e quindi la posizione del gruppo dirigente della Cgil nazionale, durante la riunione del Comitato centrale della Fiom, che ha confermato la fiducia al segretario generale Maurizio Landini (106 voti a favore, 29 contrari e 15 astenuti). Ieri il segretario ha ribadito che non firma l'accordo e non si dimette dalla guida dei metalmeccanici. E si aspettano le posizioni che emergeranno dal direttivo della Cgil.

Il tema, come è noto, è complicato e suscita qualche tensione sia tra la Fiom e la Cgil, sia all'interno della stessa Fiom dove si sono confrontate posizioni diverse: da chi ha chiesto una sorta di "punizione" per i delegati della Rsu della fabbrica di Grugliasco che avrebbero agito in contraddizione con la linea adottata a Pomigliano e Mirafiori dalla Fiom nazionale, a chi ha chiesto che si mettano dei paletti allo spazio di decisionalità delle strutture sindacali di fabbrica rispetto alle scelte dell'organizzazione a livello nazionale, a chi ha preso invece esplicitamente le difese dei lavoratori e delegati che si sono trovati di fronte all'ennesimo referendum "trappola" (o voti sì, o ti licenzio).

Comunque la si voglia leggere, quella dei delegati della ex Bertone è stata una scelta intelligente e responsabile. Una scelta che toglie qualsiasi alibi alla Fiat e che costringe anche gli altri sindacati ad ammettere il "gesto di grande responsabilità" del drappello Fiom. Sempre secondo Scudiere, la scelta dei delegati della ex Bertone, ma anche della Fiom, ha spiazzato anche l'azienda ed è stato un segno di grande maturità.

Si tratta ora di prendere atto dell'evolversi dei rapporti tra la Fiat e il sindacato e più in generale si tratta di fare tesoro di questi episodi anche per riprendere la battaglia per la riconquista del contratto. "Anche le organizzazioni – ha spiegato Scudiere durante il Comitato centrale Fiom – devono sapere fare i conti con la realtà, oltre le rigidità dettate dalla linea e decidere di volta in volta quali sono le mosse migliori da mettere in campo per difendere i diritti dei lavoratori. Si deve anche far tesoro degli errori".

Ora l'obiettivo generale, sempre secondo Scudiere, è appunto quello di creare le necessarie sinergie confederali per riconquistare i contratti, a partire proprio da quelli che hanno visto gli accordi separati come per la Fiom e la Filcams. Infine, dice Scudiere, si tratterà prima o poi di essere anche un po' più laici di fronte a quelle che sono state definite le possibili "firme tecniche", che non devono essere considerate un tabù. In ogni caso in questa situazione complessa "serve la massima solidarietà e coesione dei gruppi dirigenti".

Ma perché avete votato sì? Abbiamo chiesto al delegato della Rsu Fiom della ex Bertone, Pino Viola. "Una delle differenze sostanziali tra noi e le vicende di Pomigliano e Mirafiori – ci risponde – sta nel fatto che la ex Bertone, oggi Officina  Automobilistica Grugliasco, era praticamente ferma da 6 anni. Votare no, in una situazione del genere, avrebbe voluto dire firmare il nostro autolicenziamento. Abbiamo quindi cercato di svuotare il referendum dal ricatto e soprattutto abbiamo evitato la manovra di voler scaricare sui lavoratori tutte le responsabilità dell'eventuale mancato investimento".

Da queste storie-limite si deve ripartire. In una situazione paradossale: in teoria le controparti industriali del sindacato invitano al superamento del vecchio modello del conflitto, ma poi nelle scelte concrete e in varie dichiarazioni continuano a gettare benzina sul fuoco, come è successo all'ultima assise di Confindustria durante la quale si sono attaccati i giudici che hanno condannato la Thyssen.

Se un imprenditore rischia di essere condannato in quanto responsabile della morte dei suoi operai perché dovrebbe investire in Italia? E' stata la domanda al limite della decenza.  "Gli industriali hanno sbagliato ad applaudire il numero uno della Thyssen all'assise di Bergamo – ha replicato lunedì Susanna Camusso, segretario generale della Cgil - anche perché non si può attaccare un'istituzione come la magistratura quando non si condivide una questione". Su questo punto "Confindustria ha proprio sbagliato". L'errore degli industriali, ha spiegato Susanna Camusso "è dal punto di vista del giudizio sulla sentenza, perché c'è stata una vera e propria strage. Ed è sbagliato anche l'atteggiamento per cui quando non si condivide una cosa nel merito si mette in discussione l'istituzione che la realizza".



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TAGS ex bertone cgil auto fiom referendum

10/05/2011 16:52

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