Pioggia di critiche sull'associazione degli industriali per il battimani tributato all'ad di ThyssenKrupp Espenhahn, già condannato per l'omicidio di sette operai. Reazioni dall'opposizione e dai sindacati, ma anche il Governo stigmatizza l'episodio
Piovono critiche sulla Confindustria dopo l'applauso tributato sabato scorso all'ad di ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, già condannato in primo grado a 16 anni e mezzo di carcere per la morte dei sette operai all'acciaieria di Torino nel dicembre 2007. Sia i sindacati, all'unisono, che le forze politiche di centrosinistra e persino il Governo stigmatizzano il gesto della platea degli industriali. Seppure con diverse tonalità.
Il ministro allo Sviluppo Economico,
Paolo Romani, definisce "improprio" l'applauso. "Per il rispetto che dobbiamo avere per questa tragedia - ha detto Romani ai microfoni di Rainews - trovo tendenzialmente improprio un applauso rispetto a una situazione che ha avuto morti dolorose e una tragedia dolorosa".
Di "ferita che si riapre" parla invece
Cesare Damiano, capogruppo Pd della commissione Lavoro della Camera. "Ci auguriamo che non prevalga tra gli imprenditori la logica della deregolazione - ha detto Damiano - la logica del 'tutto è lecito' soprattutto nei periodi di crisi. Serve invece l'osservanza delle leggi e la tutela della dignità dei lavoratori. Quando avvengono tragedie come quella della ThyssenKrupp, con il loro carico insopportabile di vittime del lavoro, quello che deve prevalere è il rispetto e il silenzio".
Più duro il giudizio di un altro esponente del Pd, il senatore
Felice Casson: "L'applauso dell'Assemblea di Confindustria all'Ad della ThyssenKrupp lascia attoniti. Applaudire un assassino è vergognoso. Una volta, simili comportamenti, si chiamavano apologia di reato".
Per la Cgil il segretario
Susanna Camusso ricorda che la vicenda Thyssen "è stata una delle più orride stragi sul lavoro dell'ultimo periodo", per questo l'applauso degli imprenditori all'ad del gruppo tedesco condannato per omicidio volontario è stata "una manifestazione eccessiva". "Sarebbe forse meglio affrontare il problema di come non farlo succedere che non criticare quel che ha fatto la magistratura", osserva la dirigente sindacale.
Il segretario generale della Uil,
Luigi Angeletti, si dice invece "sorpreso" degli applausi all'ad della Thyssen, "però - aggiunge - bisogna riconoscere che Confindustria, assieme a noi e alla maggioranza degli imprenditori, sta lavorando attivamente per ridurre il livello degli infortuni nel nostro paese". "I numeri ci stanno dando ragione perché gli infortuni stanno diminuendo - ha osservato Angeletti - ma sicuramente fino a quando ci saranno ancora degli infortuni il nostro lavoro non sarà finito e bisognerà proseguire. Non collegherei tuttavia il caso, per nulla gradevole di sabato con la politica che effettivamente si sta realizzando".
Il leader della Cisl,
Raffaele Bonanni, sottolinea invece che "la tragedia della Thyssen, e le conseguenze che ci sono state, hanno fatto riprendere coscienza sia alle imprese sia ai lavoratori dell'importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro e quello che conta è che si sta lavorando tutti assieme, lavoratori e imprenditori, per trovare una nuova strada più sicura per tutti. Ora bisogna costruire occasioni nuove e lo stiamo facendo con Confindustria e altre associazioni per definire un nuovo pacchetto di intervento".
Anche per il segretario generale dell'Ugl,
Giovanni Centrella, "sabato c'è stata una grave mancanza di sensibilità nei confronti dei sette operai che hanno perso la vita e delle loro famiglie". "E' stata una tragedia che nessuno potrà mai dimenticare - ha avvertito - e soprattutto deve rappresentare un monito per le imprese che nei confronti dei lavoratori hanno la responsabilità di garantire la sicurezza rispettando le norme vigenti". Più che applaudire, ha concluso, "bisognerebbe impegnarsi seriamente affinché tragedie simili non accadano mai più".
C'è, infine, anche la reazione dei
familiari delle vittime affidata ad un comunicato. "E' difficile commentare l'applauso di Confindustria a favore di chi è stato condannato per l'omicidio dei nostri cari. E' un applauso che strazia il cuore. E' uno strazio continuo per noi - scrivono - ogni volta che sentiamo dire che non è colpa dell'ad, non è stato il dirigente, le pene sono troppo severe, i giudici si sono fatti influenzare, ecc. lasciando sottintendere che la morte dei sette ragazzi sia stata 'solo' una fatalità o un 'costo' che bisogna mettere in conto o peggio, sia responsabilità degli stessi operai".