Il tribunale di Strasburgo ha respinto la Bossi-Fini, che prevede anche l'arresto per gli immigrati irregolari. "Contrasta con la direttiva europea sui rimpatri, il cittadino straniero non può essere privato della propria libertà personale"
Strasburgo boccia la Bossi-Fini. La Corte di giustizia Ue ha infatti respinto la norma italiana, che prevede il reato di clandestinità e l'arresto per gli immigrati irregolari. La decisione del collegio europeo è arrivata proprio il giorno dopo il vertice italo-francese, in cui si è parlato anche di immigrazione, e in un periodo in cui le tensioni tra il nostro e gli altri paesi membri sono cresciute a dismisura proprio sulle questioni relative alla gestione delle ultime ondate migratorie.
La norma italiana, secondo quanto è stato deciso, è dunque in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri. "La direttiva sul rimpatrio dei migranti irregolari osta ad una normativa nazionale che punisce con la reclusione il cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare che non si sia conformato ad un ordine di lasciare il territorio nazionale", riferisce la Corte in un comunicato.
La legge italiana stabilisce, infatti, pene da 1 a 5 anni per lo straniero irregolare che resti in Italia nonostante un provvedimento di espulsione e un ordine di allontanamento del questore. In pratica l’immigrato irregolare può essere arrestato e condannato al carcere solo per inosservanza del provvedimento di espulsione. E proprio su questo punto la regolamentazione comunitaria è in contrasto con la Bossi-Fini. La direttiva a cui si fa riferimento è infatti la numero 15 del 2008, e si riferisce al rimpatrio dei cittadini immigrati irregolari. E' entrata in vigore il 24 dicembre 2010, in Italia non è stata ancora recepita e prevede che lo straniero "non può essere privato della propria libertà personale" e che si "dovrebbe preferire il rimpatrio volontario a quello forzato, con la concessione di un termine per la partenza".
"Una sanzione penale quale quella prevista dalla legislazione italiana – si legge nella sentenza emessa oggi a Strasburgo - può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali". Il giudice nazionale, incaricato di applicare le disposizioni del diritto dell'Unione e di assicurarne la piena efficacia, secondo i giudici europei, "dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria al risultato della direttiva (segnatamente, la disposizione che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni) e tenere conto del principio dell`applicazione retroattiva della pena più mite, il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri".
La sentenza si riferisce in particolare al caso di El Dridi, "cittadino di un paese terzo entrato illegalmente in Italia. Nei suoi confronti è stato emanato, nel 2004, un decreto di espulsione, sul cui fondamento è stato spiccato, nel 2010, un ordine di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. Quest'ultimo provvedimento era motivato dalla mancanza di documenti di identificazione, dall'indisponibilità di un mezzo di trasporto nonché dall'impossibilità - per mancanza di posti - di ospitarlo in un centro di permanenza temporanea. Non essendosi conformato a tale ordine, il sig. El Dridi è stato condannato dal Tribunale di Trento ad un anno di reclusione".
In passato, alcuni tribunali italiani avevano già assolto imputati che non hanno ottemperato al decreto di espulsione come previsto dalla Bossi-Fini. Proprio alla luce delle indicazioni della direttiva Ue, alcuni giudici hanno ritenuto non giustificabili gli arresti degli stranieri irregolari. E altri hanno assolto degli imputati che non hanno ottemperato al decreto di espulsione del questore. A Firenze, ad esempio, la Procura ha emesso una circolare che stabilisce che non sarà possibile arrestare "automaticamente" gli stranieri irregolari, ma sarà necessario procedere con regolari denunce all’autorità giudiziaria sulla loro presenza irregolare. A Genova, il sostituto procuratore Francesco Pinto non ha applicato la legge Bossi - Fini, ordinando la scarcerazione di un irregolare, proprio in base alla direttiva 2008/115.