La povertà infantile in aumento: le famiglie monoparentali sono nelle condizioni più critiche, ma difficoltà anche per i nuclei con due genitori. Italia: occupazione femminile al 48%, molto sotto la media: "Difficile combinare maternità e lavoro"
Il tasso di povertà infantile è salito al 12,7%: i bambini poveri sono circa 30 milioni. Lo rende noto oggi (27 aprile) l'
Ocse, nel primo rapporto sulla condizione delle famiglie che considera i paesi della sua area. L'aumento della povertà infantile, spiega l'organizzazione, è avvenuto "nonostante l'aumento del reddito medio delle famiglie".
Le
famiglie monoparentali sono nella situazione più critica, dato che "la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia in assenza di un coniuge fa pesare estreme pressioni sul genitore e i figlio, e puòò limitare gli introiti potenziali'. Il tasso di povertà per i bambini in questa situazione tocca infatti il 21,1%.
La condizione di indigenza non risparmia neanche le
famiglie con due genitori, in particolare quelle che percepiscono un solo salario. Sempre nell'area Ocse, i bambini poveri sono il 50% nelle famiglie con due genitori entrambi disoccupati, il 17% in quelle in cui lavora un solo genitore e il 3,5% in quelle in cui lavorano entrambi.
Per combattere la povertà infantile, spiega il rapporto, è
importante sostenere l'occupazione femminile. Nello specifico, occorre favorire la possibilità per le madri di rientrare nel mondo del lavoro. Questo si traduce a livello di politiche familiari in due elementi: la promozione dell'uguaglianza tra generi, con l'estensione dei congedi parentali garantiti ai padri, e la diversificazione delle misure di sostegno alle famiglie, affiancando ai sussidi un sistema di aiuto alla cura dei bambini per genitori lavoratori. "I tassi di povertà infantile più bassi - fa notare l'indagine - sono registrati nei paesi che conducono una politica molto attiva in materia di servizi alle famiglie e accoglienza dei bimbi".
L'Ocse si sofferma anche sull'Italia. Nel nostro paese "le donne trovano difficoltà nel combinare la maternità e lavoro retribuito", e spesso "devono scegliere tra lavorare e avere figli". Il risultato è "pochi bambini e un
tasso di occupazione femminile al 48%, contro una media Ocse del 59%"
La situazione è ulteriormente complicata dalla limitata flessibilità nell'orario di lavoro per i genitori. "Meno del 50% delle aziende con 10 o più dipendenti offrono opzioni a tempo flessibile - così il rapporto - e il 60% dei lavoratori non ha controllo sui propri orari di lavoro".