Cosa siamo innanzitutto: turisti, consumatori o lavoratori? Camusso: "No ai negozi aperti, si pensi piuttosto alla riforma fiscale". Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi: "Che esercizi siano aperti non è uno scandalo". Codacons: aperture 365 giorni l'anno
Si avvicina la Festa dei lavoratori e puntuale torna la polemica sui negozi aperti. Da qualche anno, ormai, le amministrazioni concedono ai centri commerciali e alla grande distribuzione la possibilità di accogliere clienti. Accade a Firenze, Palermo, Lucca, Siena, Roma (per la beatificazione di Giovanni Paolo II) e in tante altre città. È semplicemente una questione di priorità tra diritti: per i sindacati, ovviamente, vengono prima quelli dei lavoratori; la premura degli amministratori, invece, soprattutto nelle città d'arte, è favorire il turismo, dunque "sì" alle saracinesche alzate con buona pace della festa, anche se è quella del lavoro.
La polemica prosegue oggi (26 aprile) sulle pagine del
Corriere della Sera, dove
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, risponde a un articolo pubblicato domenica scorsa da
Dario di Vico. Secondo la dirigente sindacale, il giornalista di via Solferino si è cimentato nell'opera di collocare la Cgil a capo della conservazione. "Farsi sfiorare dal pensiero che non tutto è monetizzabile - afferma Camusso -, che non tutto si può comprare, sarebbe un bel segno per questo paese. Ma davvero crediamo che le sorti dell'economia, del cambiamento, dipendano dall'apertura dei negozi il Primo maggio, mentre, per esempio, sul fisco si può rinviare da una campagna elettorale all'altra?".
La querelle riguarda soprattutto
Firenze. Qui il sindaco Matteo Renzi è da tempo in rotta con i sindacati e anche oggi torna sul punto, sottolineando ai microfoni di una radio locale che lui quel giorno lavora. Anzi, che lavorava anche prima, quando gestiva una piccola azienda per la distribuzione di giornali. "Non mi sembra uno scandalo - afferma - tenere i negozi aperti in una città strapiena di turisti. Se vale il principio che non deve lavorare nessuno mi sta bene, ma allora non lavora nessuno: non lavorano camerieri, giornalai, e così via". Poi torna sulla polemica con la Cgil, osservando che in altre città della Toscana i negozi resteranno aperti e che in alcuni territori sono stati fatti accordi per lavorare a quel giorno. Per il sindaco del Pd, insomma, i sindacati dovrebbero fare "un bel tavolo di trattativa" per affrontare tutto l'anno il problema del lavoro nei festivi e non arrivare all'1 maggio.
Ma intanto per domenica i sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto lo
sciopero regionale di tutto il settore. E qualche proposta come quella chiesta da Renzi, per la verità, è già in campo. Proprio la Filcams ha lanciato negli ultimi mesi una campagna per chiedere nuove regole nel settore. La giornata conclusiva si terrà non a caso a Firenze, venerdì 29 aprile. "Non siamo contro le aperture domenicali e festive", chiarisce il segretario della categoria, Franco Martini. "Chiediamo invece che venga stabilito un calendario che non possa essere continuamente messo in discussione dal singolo Comune".
E la polemica si allarga ad altre città. A
Bologna, per esempio, dove la stessa Camusso boccia l'idea lanciata dal commissario Anna Maria Cancellieri, che poi è la stessa di Renzi. A nome dei consumatori parla il
Codacons, chiedendo di dare la possibilità ai negozianti di qualunque comune (non solo a vocazione turistica) di aprire i 24 ore su 24 e per 365 giorni all'anno, oltre ai saldi liberi. In tal modo, secondo l'associazione dei consumatori, aumenterebbe la concorrenza e nessuno parlerebbe più del Primo maggio.
(m.m.)