Il sindaco vuole i negozi aperti e i sindacati del settore rispondono con uno sciopero unitario. Quello che non è riuscito a Berlusconi, riesce a un politico del centrosinistra: il giovane "rottamatore" del Pd unisce i sindacati
I lavoratori del commercio di Firenze saranno in sciopero domenica 1 maggio. L'agitazione è stata proclamata lo scorso 18 aprile: i lavoratori incrociano le braccia contro la decisione del sindaco, Matteo
Renzi, di permettere
l'apertura dei negozi al centro nel giorno della festa dei lavoratori. Uno sciopero unitario, proclamato insieme da
Cgil, Cisl e Uil della Toscana.
Quello che non è riuscito, in questi anni, alla destra di Berlusconi e Sacconi, riesce a un uomo politico del centrosinistra: il giovane "rottamatore" del Pd unisce i sindacati, da tempo divisi, portandoli a uno sciopero unitario, seppure di categoria.
Non è la prima volta: nel 2010, sempre per il Primo Maggio, erano stati i sindacati di categoria regionali a proclamare lo sciopero, nei territorio che autorizzavano l'apertura straordinaria degli esercizi commerciali: anche in quel caso figurava la città di Firenze.
"Avevamo già preannunciato al sindaco la nostra intenzione di proclamare lo sciopero nel caso non avesse revocato la sua ordinanza". Lo ha detto Barbara Orlandi, segretario della Filcams Cgil fiorentina. "Ci eravamo dati due-tre giorni di tempo - spiega -. Visto che il sindaco non ha fatto marcia indietro sulla possibilità di apertura dei negozi, limitandosi a sollecitare le imprese a lasciare liberi i dipendenti di scegliere se lavorare o meno in quel giorno,
non tutelando così gli interinali e i precari, abbiamo deciso per lo sciopero".
Da parte sua,
Renzi non corregge la decisione e anzi attacca proprio le organizzazioni dei lavoratori. "I sindacati di Firenze fanno sciopero contro il sindaco - afferma il primo cittadino, esponente del Pd -, tutti gli altri sindacati della Toscana non fanno sciopero, anche se i negozi saranno aperti ad esempio anche a Siena, in Versilia e in tante altre città della regione.
A Firenze siamo agli scioperi 'ad personam'".
L'apertura dei negozi, sostiene, "non è un obbligo né riguarda tutta la città. Migliaia di persone che arrivano non possono avere una città chiusa perché nessun può aprire. Chi vuole potrà visitare ad esempio Palazzo Vecchio che sarà aperto".
Il sindaco di Firenze incassa la critica del
presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: "Per me il Primo maggio si deve fare festa", ha dichiarato, annunciando l'ipotesi di una legge che potrebbe annullare l'ordinanza comunale. Al contrario, riscuote
l'appoggio di Emma Marcegaglia. "Credo per il turismo sia un'opportunità importante - così il presidente di Confindustria -, nei festivi e negli orari notturni giustamente i lavoratori sono pagati extra".
Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nell'idea del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, "ci sono degli
elementi di provocazione e ricerca della visibilità, ma al fondo c'è davvero un'idea sbagliata che continua ad evidenziarsi spesso nelle politiche delle amministrazioni".
"Si pensa - aggiunge Camusso - che siccome c'è la caduta dei consumi allora si aprono di più i negozi e i consumi risalgono. Ma non è vero, la ragione della caduta è che
sono diminuiti i redditi e c'è la crisi".