Giovane, multiculturale, multietnica e antirazzista. "Siamo un popolo, tutti quanti insieme, turchi, italiani, tedeschi e quant’altri. Questa è la realtà e questo è il futuro. Sarrazin invece è un uomo vecchio che ha in mente un quadro che non esiste più"
"Deutschland erfindet sich neu":
la Germania si reinventa da capo e lo fa con l’identità che le è più consona nel nuovo millennio che avanza: giovane, multiculturale, multietnica e antirazzista. siamo un popolo, tutti quanti insieme, turchi, italiani, tedeschi e quant’altri. Questa è la realtà e questo è il futuro
Deutschland erfindet sich neu è il sottotitolo del libro
Manifest der Vielen –
Manifesto di molti, Edizioni Blümen Bar - una raccolta di saggi, racconti e riflessioni sull’integrazione da parte di trenta autori figli d’immigrati musulmani in Germania. Il libro nasce come
risposta al saggio xenofobo e razzista
Deutschland schafft sich ab dell’economista ed esponente del partito socialdemocratico
Thilo Sarrazin, il quale sostiene che gli immigrati musulmani abbiano meno capacità e volontà d’integrarsi rispetto ad altri gruppi per ragioni genetiche. Il saggio di Sarrazin, in virtù del milione e mezzo di copie vendute, ha suscitato un grosso dibattito e ha avuto vastissima eco nei media tedeschi.
Rassegna.it ha incontrato
Hilal Sezgin e Hatice Akyün, giornaliste e scrittrici che hanno collaborato alla redazione del libro. Hilal
Sezgin è nata a Francoforte sul Meno nel 1970, collabora con i più importanti quotidiani tedeschi ed è autrice di tre romanzi sul tema immigrazione e Islam. Hatice
Akyün, cresciuta a Duisburg dove la famiglia è immigrata quando aveva tre anni, è una giornalista e scrittrice. Il suo primo romanzo,
Einmal Hans mit scharfer Soße è stato recentemente tradotto e pubblicato in italiano (
Cercasi Hans in salsa piccante, Ed. Mimesis).
C’era veramente bisogno di un libro per rispondere a Sarrazin?
H. Sezgin: In realtà no. Il Manifesto, infatti, va oltre; piuttosto esprime il desiderio di mostrare chi sono i musulmani in Germania, come viviamo, come partecipiamo alla vita pubblica e perché sosteniamo una Germania multiculturale.
H. Akyün: Gli autori sono scrittori, scienziati, ricercatori e professori, ovvero tutt’altro rispetto alla figura stereotipata del musulmano immigrato analizzata da Sarrazin. Il nostro intento è stato quello di descrivere, secondo differenti prospettive, quali sono i sentimenti che ci legano a questa terra dove siamo cresciuti, la Germania.
Il successo di Sarrazin è stato una sorpresa?
H. Sezgin: I temi "immigrazione" e "Islam" sono da molti anni argomento di dibattito. Ciò che, però, ci ha lasciato attoniti, è stata la reazione dei giornalisti, che non hanno perso occasione per fare diventare questo libro un caso.
H. Akyün: La maggior parte di noi lavora per riviste e quotidiani tedeschi e ci siamo meravigliati di come i colleghi abbiano potuto dare così ampio risalto a questo libro, ma la risposta è stata sempre la stessa: "Non è la nostra opinione, ma dobbiamo dare spazio a tutti quanti." Alla fine, anche se per contestarle, tutta la classe intellettuale tedesca si è mossa per discutere le sue tesi e il risultato è stato appunto un milione e mezzo di copie vendute.
Qual è la Germania di oggi?
H. Sezgin: La Germania è un paese di fatto multietnico e multiculturale. Nel dibattito sulle tesi di Sarrazin, si è parlato solo dei musulmani, come se fossero un gruppo esclusivamente d’immigrati. L’assioma immigrato uguale musulmano è falso, sia perché ci sono altre comunità che sono immigrate nel passato in Germania, quali gli italiani e gli spagnoli, per esempio, ma anche perché noi qui siamo cresciuti e qui viviamo. Noi non siamo immigrati, siamo un popolo, tutti quanti insieme, turchi, italiani, tedeschi e quant’altri. Questa è la realtà e questo è il futuro.
H. Akyün: In Germania si può essere o tedeschi o turchi, non entrambi. Eppure noi rappresentiamo una nuova identità che la società tedesca deve imparare ad accettare: noi siamo tedeschi-e-turchi, siamo una "und-Identität" e proprio questa identità congiunta è ciò che vogliamo raccontare nel libro. D’altronde, per rispondere alla sua domanda, basta vedere quanti giovani sono venuti alla presentazione al teatro Maxim Gorki a Berlino. Questa è la Germania: un paese giovane, entusiasta, multietnico, multiculturale e antirazzista. Sarrazin, invece, è un uomo vecchio, che ha in mente un quadro di un paese che non esiste più.
A che cosa sono imputabili allora i problemi d’integrazione che Sarrazin ha evidenziato nel suo saggio?
H. Sezgin: Sarrazin ha rilevato dei problemi di carattere didattico, ma, fino a quando non vi è la possibilità economica per tutti di frequentare la scuola fin dall’infanzia, non si può pretendere che non esistano difficoltà d’integrazione. Questo è un problema che riguarda la politica e lo Stato, non la genetica, come sostiene Sarrazin.
H. Akyün: L’educazione scolastica è sicuramente la chiave per qualsiasi integrazione, ma non solo per le famiglie d’immigrati, piuttosto anche per i ceti bassi della società. È banale ridurre il problema integrazione alla sola comunità turca, quando ci sono moltissime famiglie tedesche i cui figli parlano un pessimo linguaggio e che non sono affatto integrate nella società. D’altronde, è facile cavalcare anche l’onda dell’anti-islamismo, ma, come scrive la ricercatrice Naika Foroutan nel suo intervento, di che cosa dobbiamo avere più paura, "dello 0,05 per cento di fondamentalisti islamici o del 7,6 % di disoccupati che ci sono in Germania?".
Come vedete il futuro?
H. Sezgin: Vorrei essere ottimista, perché la realtà dell’integrazione tra musulmani e non è, nella vita quotidiana, molto migliore di quello che i media hanno mostrato, ma continuo ad avere paura per gli eventuali sviluppi futuri.
H. Akyün: Io sono ottimista, ma a volte mi chiedo cosa dirò a mia figlia il giorno che verrà a casa piangendo, perché qualcuno l’avrà chiamata minorata, in quanto, come sostiene Sarrazin, il suo patrimonio genetico è turco. Alla fine reagirò nell’unico modo che conosco, il medesimo che mio padre, immigrato e musulmano, mi ha insegnato: continuerò a spiegarle che deve portare sempre e comunque rispetto a chiunque, da qualsiasi posto egli provenga, qualsiasi religione professi.