La passione civile di un ragazzo, ucciso da palestinesi dopo avere lottato per la causa palestinese. L'amore per la libertà, il diritto, l'informazione. E' morto in un palazzone della Striscia, perché non ce la faceva a mollare quel popolo derelitto
Ho conosciuto
Vittorio Vik Arrigoni il 22 gennaio del 2009, quattro giorni dopo la fine
dell'invasione e dei bombardamenti di Israele nella striscia di Gaza. Era sera e faceva freddo quando Vittorio raggiunse nel piccolo albergo Metropol la delegazione della Federazione Internazionale dei giornalisti, in missione in quella terra martoriata per verificare le conseguenze sull'informazione dell'attacco lanciato dalle truppe di Tel Aviv.
Era stato l'allora segretario generale dell'Ifj Aidan White a chiedermi di cercare di combinare un incontro con l'unico, forse, giornalista straniero ad essere presente nella striscia al momento dell'aggressione israeliana, il 27 dicembre 2008. Tramite un collega palestinese lo contattai, e Vittorio accettò subito di raccontarci cosa era successo.
Non la finiva più di descrivere il terrore di un popolo sotto i bombardamenti, dal cielo e dal mare e poi da parte dei carri armati e dei blindati.
Rispondeva alle nostre domande accalorandosi, irritato anche dal fatto che alcuni di quei giornalisti occidentali facessero dei distinguo, volessero accertare le responsabilità di Hamas.
Temeva che sottovalutassimo la portata di quella che definiva "una strage inutile". E accusava i grandi media internazionali, i giornali più importanti, di non avere raccontato correttamente le azioni criminali contro la popolazione civile, incapace di difendersi.
Forse quei colleghi dell'"istituzione" del giornalismo internazionale gli stavano un po' sulle scatole, lui abituato a praticare la professione e il pacifismo senza vincoli e diplomazie.
Mi affascinò, quel ragazzo coraggioso, che aveva più volte rischiato la pelle per affermare il valore della pace. Mi colpirono i suoi occhi vivacissimi, un po' spiritati.
Ci aiutò a realizzare il rapporto che la Ifj inviò alle Nazioni Unite e ci fece conoscere una realtà durissima nella quale il conflitto non era solo quello con il Nemico che sparava da oltre confine, ma anche quello, contraddittorio, che contrapponeva palestinesi a palestinesi.
E' morto lì, in un sottoscala di un palazzone mezzo diroccato della Striscia, perché non ce la faceva a mollare quel popolo derelitto.