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Il ricordo

Vittorio Vik Arrigoni, un ragazzo a Gaza

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La passione civile di un ragazzo, ucciso da palestinesi dopo avere lottato per la causa palestinese. L'amore per la libertà, il diritto, l'informazione. E' morto in un palazzone della Striscia, perché non ce la faceva a mollare quel popolo derelitto

di Paolo Serventi Longhi

Vittorio Arrigoni, una foto dal suo profilo Facebook (immagini di Vittorio Arrigoni, una foto dal suo profilo Facebo)
Ho conosciuto Vittorio Vik Arrigoni il 22 gennaio del 2009, quattro giorni dopo la fine dell'invasione e dei bombardamenti di Israele nella striscia di Gaza. Era sera e faceva freddo quando Vittorio raggiunse nel piccolo albergo Metropol la delegazione della Federazione Internazionale dei giornalisti, in missione in quella terra martoriata per verificare le conseguenze sull'informazione dell'attacco lanciato dalle truppe di Tel Aviv.

Era stato l'allora segretario generale dell'Ifj Aidan White a chiedermi di cercare di combinare un incontro con l'unico, forse, giornalista straniero ad essere presente nella striscia al momento dell'aggressione israeliana, il 27 dicembre 2008. Tramite un collega palestinese lo contattai, e Vittorio accettò subito di raccontarci cosa era successo. Non la finiva più di descrivere il terrore di un popolo sotto i bombardamenti, dal cielo e dal mare e poi da parte dei carri armati e dei blindati.



Rispondeva alle nostre domande accalorandosi, irritato anche dal fatto che alcuni di quei giornalisti occidentali facessero dei distinguo, volessero accertare le responsabilità di Hamas. Temeva che sottovalutassimo la portata di quella che definiva "una strage inutile". E accusava i grandi media internazionali, i giornali più importanti, di non avere raccontato correttamente le azioni criminali contro la popolazione civile, incapace di difendersi.

Forse quei colleghi dell'"istituzione" del giornalismo internazionale gli stavano un po' sulle scatole, lui abituato a praticare la professione e il pacifismo senza vincoli e diplomazie. Mi affascinò, quel ragazzo coraggioso, che aveva più volte rischiato la pelle per affermare il valore della pace. Mi colpirono i suoi occhi vivacissimi, un po' spiritati.

Ci aiutò a realizzare il rapporto che la Ifj inviò alle Nazioni Unite e ci fece conoscere una realtà durissima nella quale il conflitto non era solo quello con il Nemico che sparava da oltre confine, ma anche quello, contraddittorio, che contrapponeva palestinesi a palestinesi.

E' morto lì, in un sottoscala di un palazzone mezzo diroccato della Striscia, perché non ce la faceva a mollare quel popolo derelitto.



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TAGS palestinesi vittorio arrigoni gaza

15/04/2011 14:27

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non conoscevo ne'vittorio ne'tantomeno il suo impegno per gli altri,ma mi rende due favori e glieli voglio riconoscere:il primo e'quello della speranza perche'constatare che ci sono giovani impegnati che sognano ancora mi da'forza in questo oscurantismo dilagante;l'altro favore e' quello di darmi la consolazione che ci sono persone migliori di me che fanno cose che io non ho avuto il coraggio di fare,e ogni tanto e'vitale guardare a delle figure di riferimento.vittorio vivrai nei nostri cuori!
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Ciao Vik, ci mancherai. senza te sarà più difficile sapere cosa succede a Gaza. Quotidianamente e con passione sincera ci raccontavi l'orrore dell'occupazione israeliana, ci mostravi il lato brutto della vita, quello che non tutti volevamo vedere...e poi ci chiedevi di restare umani!
tu, grande piccolo uomo, non ci sei più. lasci una lacrima nei nostri occhi, un vuoto nei nostri cuori...ma una certezza nella ragione e nell'anima: resteremo umani, anche per te, Vik. Buon Viaggio!

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