L'attivista italiano, 36 anni, originario di Lecco e volontario dell'International solidarity movement, era da anni impegnato al fianco dei palestinesi nella Striscia. E' stato barbaramente ammazzato nella notte da un gruppo ultrafondamentalista salafita
L'attivista italiano per i diritti umani Vittorio Arrigoni è stato barbaramente ammazzato dai suoi rapitori, diverse ore prima della scadenza da loro stessi fissata.
Autore dell'omicidio, secondo i sospetti, sarebbe un gruppo salafita, la Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima, che si oppone al Governo di Hamas nella striscia di Gaza. Dopo il rapimento avvenuto ieri, il suo corpo è stato rinvenuto stamattina, impiccato, in una casa abbandonata nel corso di un blitz delle forze di Hamas.
I
salafiti, ultrafondamentalisti che accusano Hamas di laicismo ed eccessiva moderazione, si sono distinti anche per gli attacchi a locali e negozi di Gaza a loro dire 'macchiati' dalla modernità laicistica, soprattutto a Internet-point, e per l'ostilità nei confronti della comunità cristiana, di cui esigono l'espulsione dall'enclave.
In una nota la
Farnesina esprime "forte sgomento per il barbaro assassinio". Il corpo di Arrigoni, riferisce la nota, è stato da poco riconosciuto presso l'obitorio dello Shifa Hospital a Gaza City.
L'International Solidarity Movement (Ism), il gruppo a guida palestinese che comprende militanti di tutto il mondo che partecipano ad atti di protesta non violenta contro l'occupazione israeliana, di cui anche Arrigoni faceva parte, si dice "scioccato e profondamente rattristato per l'uccisione del nostro amico e collega Vittorio Arrigoni". Il sito web dell'organizzazione mostra in apertura la foto del 36enne pacifista che dal 2008 viveva a Gaza, trovato ucciso durante la notte a poche ora dal suo rapimento, e nella breve dichiarazione si legge che "Vik è stato un attivista ispiratore e anima generosa. Per favore, tenete nei vostri pensieri la sua famiglia e i suoi amici".
Vittorio Arrigoni,
soprannominato "Utopia", era originario di Bulciago, paesino di 2700 abitanti in provincia di Lecco. Era arrivato a Gaza nell'agosto del 2008 - racconta l'agenzia Agi - e con il suo impegno pacifista (spesso faceva da scudo umano ai palestinesi) si era guadagnato le minacce tanto dell'estrema israeliana che dei salafiti islamici che lo consideravano troppo vicino al governo "nemico" di Hamas.