La discussione alla Camera è iniziata alle 9,40. Governo schierato al gran completo. Nella notte polemiche tra maggioranza e Bindi. Il Pd attacca Fini sul contingentamento dei tempi e annuncia ancora ostruzionismo. Il voto finale previsto "in serata".
Continua la battaglia di Montecitorio sul processo breve. Dopo la
lunghissima giornata di ieri, è ricominciato alle 9,40 di stamattina l'esame del ddl fortemente voluto dal governo Berlusconi . I deputati sono attesi da 160 votazioni, e tutti ministri dell'esecutivo sono ai loro posti.
Il voto finale si prevede "in tarda serata" ha spiegato il capogruppo leghista Marco Reguzzoni al termine della conferenza dei capigruppo. Ma l'avvio di seduta fa presagire un andamento della giornata non diverso da quello di ieri. Dopo la lettura del processo verbale, è intervenuto il democratico Roberto Giachetti, per criticare il presidente della Camera Gianfranco Fini per le sue recenti decisioni sull'andamento dei lavori. "Da quando la Lega e il Pdl l'hanno criticata, lei si è comportato come il peggiore presidente" ha attaccato Giachetti.
Immediata la difesa di Fini da parte del leader Udc Pierferdinando Casini: "Sono allibito di fronte all'intervento di Giachetti. Lei presiede impeccabilmente, mentre ciascuno la vuole tirare dalla propria parte. Il suo intervento, Giachetti, è completamente fuori luogo perché dimostra una concezione del parlamento per cui il presidente si difende solo se fa ciò che ci fa comodo, mentre il presidente deve essere terzo".
Ieri sera la vicepresidente di turno, Rosy Bindi, aveva scelto di consentire interventi di 15 secondi ai deputati di opposizione. Secondo la maggioranza questa scelta ha di fatto "annullato il contingentamento dei tempi" previsti per la discussione. L'atmosfera si è dunque arroventata in Aula. A prendere la parola contro Bindi, al termine della seduta di ieri notte, sono stati i capigruppo della Lega, Marco Reguzzoni, e del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Lei - ha detto Reguzzoni rivolgendosi a Bindi - oggi ha violato il regolamento e questo non può e non deve costituire in alcun modo un precedente". "Sia agli atti - ha rincarato Cicchitto - che si è assunta la responsabilità di una violazione gravissima del regolamento".
Le critiche alla vicepresidente Bindi sono state accompagnate dal grido 'Vergogna' lanciato dalla maggioranza alla volta della vicepresidente, che si difesa sottolineando di essere "molto serena per la mia scelta, che per altro non ho fatto da sola". E' stata una decisione "presa anche con il presidente della Camera, assunta a tutela del Parlamento e spero che un giorno qualcuno faccia riferimento a questo precedente".
Quasi un'ora di conferenza dei Capigruppo, questa mattina a Montecitorio, hanno invece sancito due principi, almeno secondo la maggioranza: primo, che i tempi per gli interventi sul processo breve sono, secondo Reguzzoni, "ampiamente terminati", visto che "l'opposizione ha usato 16 ore pur avendone a disposizione solo 8" e, secondo, che quanto avvenuto ieri notte in Aula "non crea precedente" e quindi, secondo il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, "il contingentamento, l'unico principio che tutela al pari opposizione e maggioranza è stato ripristinato".
Il Pd, in ogni caso, con il responsabile Giustizia, Andrea Orlando, ha annunciato alla 'Telefonata' di Mattino 5, che andrà "avanti con l'ostruzionismo, che in questo caso non di semplice testimonianza, ma concreto e finalizzato a obiettivi. Più tardi - ha detto Orlando - arriva questa legge meno effetti produce e meno potrà essere utilizzata per i processi del presidente del Consiglio". Uno a uno i parlamentari dell'opposizione stanno intervenendo sul processo verbale. Dunque dopo un'ora dall'inizio della seduta, nonostante il presidente Fini abbia limitato i tempi degli interventi a soli 30 secondi a testa, l'esame del provvedimento deve ancora cominciare.
Ancora, però, permane l'incertezza su quando avverrà il voto finale. Il partito Democratico, infatti, preferisce non fissare un orario certo per la diretta Tv delle dichiarazioni di voto, mentre il resto dell'opposizione sarebbe propensa a stabilirlo per le 18.
Fuori dall'Aula previste vivaci proteste da parte della società civile. "L'Italia dei Valori sarà in piazza a Montecitorio, oggi pomeriggio alle 15, insieme al Popolo Viola e al fianco dei familiari delle vittime di Viareggio, del crollo della Casa dello studente dell'Aquila e a tutti quei cittadini che non avranno più giustizia se passerà il processo breve". Lo ha annunciato oggi il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. "Questo Governo e questa maggioranza - ha aggiunto Orlando - liberano i criminali e danno il via alla più grande amnistia della storia della Repubblica pur di garantire l'impunità al presidente del Consiglio. L'IdV si opporrà in Parlamento e nelle piazze a questa ennesima legge ad personam".
LA GIORNATA DI IERI
La Camera è impegnata nel "Vietnam" del processo breve. L'espressione è del deputato Pd Roberto Giachetti, che così ha definito la sfilza di 190 emendamenti presentati, il cui voto probabilmente richiederà un'apertura notturna per Montecitorio. Anche perché il presidente Gianfranco Fini ha fissato per le diciotto di stasera, mercoledì 13 aprile, il voto finale e i tempi restano strettissimi. Si prevedono dunque ancora sedute di fuoco per i parlamentari, anche perché durante l'esame potrebbero esserci anche una ventina di votazioni a scrutinio segreto, vere e proprie trappole per la maggioranza di governo.
La tensione è aumentata col passare delle ore, sin dalla mattinata di ieri. Prima sono arrivate le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, normalmente molto misurato nelle esternazioni: "Quella che si preannuncia - ha detto - è una settimana incandescente, e quella di oggi sarà una giornata difficile".
Poi c'è stata la chiamata alle armi della maggioranza. Il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto ha chiesto a tutti i suoi deputati una presenza massiccia e soprattutto "coesione", probabilmente spaventato dal malumore serpeggiante soprattutto tra i gruppi parlamentari minori. Ma la precettazione vale anche per tutti i ministri-parlamentari: la loro assenza potrebbe essere sfruttata dall'opposizione per far passare un emendamento che costringa poi ad una revisione del testo e a nuovi passaggi parlamentari, con conseguente allungamento dei tempi dell'entrata in vigore.
Umberto Bossi, in ogni caso, si è detto da subito tranquillo. Sul processo breve "non ci saranno sorprese" alla Camera, ha assicurato il Senatùr . Il leader della Lega ha anche assicurato la presenza sua e dei deputati del Carroccio. Mentre il ministro della giustizia Angelino Alfano, a margine del Consiglio Ue Giustizia a Lussemburgo, ha affermato che la prescrizione breve "incide in termini solo molto tenui sul versante degli incensurati".
Fuori dall'emiciclo, lo spazio dietro alle transenne, rigorosamente fatto rispettare dopo gli incidenti di due settimane fa, è diventato subito teatro della protesta dei cittadini. Il numero dei manifestanti aumenta di ora in ora, e per tutta la mattinata hanno addirittura imperversato le vuvuzelas, tornate alla ribalta dopo i mondiali estivi in Sudafrica.
L'esame dell'Aula, in ogni caso, è iniziato come da programma alle 15 di ieri pomeriggio. E si è trattato di un vero corpo a corpo tra maggioranza ed opposizione su ogni singolo articolo o emendamento. Uno degli espedienti a cui ha pensato la minoranza è quello di valutare, durante il dibattito, i momenti in cui l'aula si 'svuota' di esponenti della maggioranza tratti in inganno da una lunga lista di iscritti a parlare. E' a quel punto, che i gruppi di minoranza rinunciano improvvisamente agli interventi sperando di far procedere al voto a sorpresa quando Pdl, Lega e Responsabili non se l'aspettano e magari sono fuori in relax.
Per evitare questo tipo di imboscate, la maggioranza si è così attrezzata con deputati che hanno assunto il ruolo di 'buttadentro'. Uno di questi e' Francesco Paolo Sisto (Pdl). Il parlamentare si è messo in mezzo al transatlantico. Con l'orecchio presta attenzione all'aula agli schermi, con gli occhi tiene sotto controllo i colleghi che sono in buvette. Se Sisto si accorge che gli esponenti di Pd e Idv rinunciano improvvisamente ai loro interventi è quindi pronto ad 'acciuffare' i suoi deputati e a riportarli in aula per il voto.
Per guadagnare tempo, infine, i deputati del Pd iscritti a parlare leggono gli articoli della Costituzione che secondo loro verrebbero calpestati con l'approvazione del ddl.