A Montecitorio le opposizioni presentano 190 emendamenti, un "Vietnam per la maggioranza". Cicchitto chiama a raccolta i suoi, il Pd legge in aula gli articoli della Costituzione. Stasera alle 20 il voto finale. La maggioranza teme le sue stesse trappole
La Camera è impegnata nel "Vietnam" del processo breve. L'espressione è del deputato Pd Roberto Giachetti, che così ha definito la sfilza di 190 emendamenti presentati, il cui voto probabilmente richiederà un'apertura notturna per Montecitorio. Anche perché il presidente Gianfranco Fini ha fissato per le diciotto di stasera, mercoledì 13 aprile, il voto finale e i tempi restano strettissimi. Si prevedono dunque ancora sedute di fuoco per i parlamentari, anche perché durante l'esame potrebbero esserci anche una ventina di votazioni a scrutinio segreto, vere e proprie trappole per la maggioranza di governo.
La tensione è aumentata col passare delle ore, sin dalla mattinata di ieri. Prima sono arrivate le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio,
Gianni Letta, normalmente molto misurato nelle esternazioni: "Quella che si preannuncia - ha detto - è una settimana incandescente, e quella di oggi sarà una giornata difficile".
Poi c'è stata la chiamata alle armi della maggioranza. Il capogruppo Pdl
Fabrizio Cicchitto ha chiesto a tutti i suoi deputati una presenza massiccia e soprattutto "coesione", probabilmente spaventato dal malumore serpeggiante soprattutto tra i gruppi parlamentari minori. Ma la precettazione vale anche per tutti i ministri-parlamentari: la loro assenza potrebbe essere sfruttata dall'opposizione per far passare un emendamento che costringa poi ad una revisione del testo e a nuovi passaggi parlamentari, con conseguente allungamento dei tempi dell'entrata in vigore.
Umberto Bossi, in ogni caso, si è detto da subito tranquillo. Sul processo breve "non ci saranno sorprese" alla Camera, ha assicurato il Senatùr . Il leader della Lega ha anche assicurato la presenza sua e dei deputati del Carroccio. Mentre il ministro della giustizia Angelino Alfano, a margine del Consiglio Ue Giustizia a Lussemburgo, ha affermato che la prescrizione breve "incide in termini solo molto tenui sul versante degli incensurati".
Fuori dall'emiciclo, lo spazio dietro alle transenne, rigorosamente fatto rispettare dopo gli incidenti di due settimane fa, è diventato subito teatro della protesta dei cittadini. Il numero dei manifestanti aumenta di ora in ora, e per tutta la mattinata hanno addirittura imperversato le vuvuzelas, tornate alla ribalta dopo i mondiali estivi in Sudafrica.
L'esame dell'Aula, in ogni caso, è iniziato come da programma alle 15 di ieri pomeriggio. E si è trattato di un vero corpo a corpo tra maggioranza ed opposizione su ogni singolo articolo o emendamento. Uno degli espedienti a cui ha pensato la minoranza è quello di valutare, durante il dibattito, i momenti in cui l'aula si 'svuota' di esponenti della maggioranza tratti in inganno da una lunga lista di iscritti a parlare. E' a quel punto, che i gruppi di minoranza rinunciano improvvisamente agli interventi sperando di far procedere al voto a sorpresa quando Pdl, Lega e Responsabili non se l'aspettano e magari sono fuori in relax.
Per evitare questo tipo di imboscate, la maggioranza si è così attrezzata con deputati che hanno assunto il ruolo di 'buttadentro'. Uno di questi e' Francesco Paolo Sisto (Pdl). Il parlamentare si è messo in mezzo al transatlantico. Con l'orecchio presta attenzione all'aula agli schermi, con gli occhi tiene sotto controllo i colleghi che sono in buvette. Se Sisto si accorge che gli esponenti di Pd e Idv rinunciano improvvisamente ai loro interventi è quindi pronto ad 'acciuffare' i suoi deputati e a riportarli in aula per il voto.
Per guadagnare tempo, infine, i deputati del Pd iscritti a parlare leggono gli articoli della Costituzione che secondo loro verrebbero calpestati con l'approvazione del ddl.