Nostra intervista con l'ex direttore generale di Confindustria. I danni delle intese separate. "Per lungo tempo nel nostro paese si è sottovalutato il problema, e oggi, come si vede, ne paghiamo le conseguenze"
"Per lungo tempo nel nostro paese si è sottovalutato il problema, e oggi, come si vede, ne paghiamo le conseguenze". Innocenzo Cipolletta, economista, è presidente dell'Università di Trento e Senior economic advisor di Ubs Sim Italia, ex presidente delle Ferrovie dello Stato, del Sole-24 Ore, del Gruppo Marzotto ed ex direttore generale di Confindustria. Lo coinvolgiamo nel dibattito aperto dal nostro settimanale sui temi della democrazia e della rappresentanza sindacale.
Rassegna Professor Cipolletta, come si spiega quest'ennesima anomalia italiana?
Cipolletta La responsabilità credo vada attribuita, paradossalmente, proprio all'unità sindacale, che per decenni ha condizionato – nel bene, naturalmente – le relazioni industriali, facendo sì che la questione importante delle regole finalizzate alla misurazione della rappresentanza venisse relegata al margine del dibattito tra le grandi confederazioni e la sua soluzione continuamente rimandata. Oggi che la tenuta unitaria sembra essere messa in discussione – a partire dal caso Fiat, ma non solo –, è necessario che criteri tra tutti concordati vengano su questa delicata materia individuati. Parlo in special modo di criteri di democrazia, senza i quali è ben difficile in una grande azienda far rispettare degli accordi.
Rassegna Qual è, a suo avviso, il modo migliore per approdare a un modello condiviso?
Cipolletta Sarebbe preferibile che i sindacati definissero unitariamente un sistema di rappresentanza che possa diventare un accordo di carattere confederale. Se ciò non fosse possibile, io credo che – anche per tutelare gli interessi delle imprese – la via legislativa non sarebbe affatto da trascurare. Ritengo del resto che, su questo versante, un vuoto prolungato ancora per molto possa essere controproducente, dal punto di vista giuridico, perché depotenzierebbe la capacità di trovare delle intese.
Rassegna Ma la soluzione legislativa, in assenza di un'unità di intenti, non rischierebbe di essere poco gestibile?
Cipolletta Lo ripeto: non si tratta solamente di un interesse dei sindacati, ma anche della parte datoriale. Se dunque non c'è un accordo, è giocoforza addivenire a una normativa, la più semplice possibile, magari con la possibilità di lasciare aperto uno spazio per una successiva modifica contrattuale. Ma sulla necessità di una soluzione non penso si possa ancora dubitare. Per questo gli industriali dovrebbero farsi loro parte attiva per determinare un accordo tra le organizzazioni dei lavoratori.
Rassegna Quali sono le ragioni delle attuali difficoltà sul versante delle relazioni tra i sindacati?
Cipolletta L'unità sul fronte sindacale non è un obbligo. Da questo punto di vista, almeno da parte del sottoscritto, si tratta di un sentitissimo auspicio. Anche per le imprese e per i rappresentanti del mondo politico dovrebbe essere così. E pur tuttavia non si può non constatare che negli ultimi dieci anni questa unità non c'è stata, o c'è stata assai raramente. Allo stesso modo, non si può negare che nel corso del medesimo arco temporale si siano distinti diversi soggetti impegnati nel gioco, a mio avviso pericoloso, di dividere le organizzazioni sindacali. A cominciare, in campo politico, dal governo attualmente in carica, che ha favorito più volte accordi di carattere separato. Accordi che, a loro volta, hanno vissuto la loro stagione d'avvio nei primi anni Duemila con la Confindustria di Antonio Damato. Un insieme di atti che ha avuto come fine quello di isolare una parte, decisamente non marginale, del movimento sindacale, con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Certo, per riuscire, questo disegno ha avuto bisogno di una solida sponda, che non è stata fatta mancare innanzitutto dalla Cisl.
Rassegna Il direttivo della Cgil ha approvato lo scorso gennaio una sua proposta in materia di democrazia e rappresentanza sindacale. Cosa ne pensa?
Cipolletta Io credo che l'accordo migliore sia quello basato su principi il più possibile praticabili. È questo il motivo che mi fa preferire un sistema di carattere proporzionale a maggioranza semplice. Lo stesso motivo per cui, di conseguenza, non riesco ad apprezzare la proposta varata all'inizio dell'anno dalla Cgil, centrata invece sull'indicazione di una maggioranza qualificata per rendere valida la firma di un accordo sindacale. Piuttosto mi domando: perché a corso d'Italia non hanno ripreso la piattaforma unitaria del 2008, costruita proprio sui criteri da me appena richiamati? Un'intesa tra le grandi confederazioni sindacali su quel testo c'era già, sia in riferimento al tema della rappresentanza che su quello della sua misurazione. Puntare su altri contenuti non è stata una buona idea.
Rassegna La proposta Cgil di gennaio rafforza il ruolo delle Rsu…
Cipolletta Sì, e ritengo sia stata questa scelta a determinare il no di Cisl e Uil. Il documento unitario del 2008 stabiliva che la rappresentanza fosse il frutto di un mix di fattori: da un lato, il dato relativo agli iscritti e, dall'altro, quello del consenso elettorale. Ora non escludo che proprio l'ulteriore accento posto sul ruolo delle Rsu abbia prodotto la presa di distanza delle altre confederazioni: soprattutto della Cisl, storicamente più portata a valorizzare la funzione degli iscritti.