La notizia arriva da fonti interne all'esecutivo. Entro 24 ore ne sarà nominato uno nuovo. Ma il potere resta nelle mani del presidente Bashar al Aassad che oggi rilancia e chiama in piazza i suoi sostenitori per il giorno della "Lealtà alla Nazione"
Il governo siriano rassegnerà oggi in blocco le dimissioni. La notizia arriva direttamente da fonti dell'esecutivo di Damasco.
Un nuovo governo sarà nominato entro le prossime 24 ore. Il presidente Bashar al Aassad, al potere dal 2000, tenta così di placare ulteriormente le proteste, represse nel sangue, che in questi giorni scuotono il Paese.
Il regime è costretto a sacrificare anche l'esecutivo, guidato dal premier Muhammad Naji al Utri, zio della first lady Assma al Assad, in carica dal 2003. Secondo fonti citate dal quotidiano libanese as Safir, vicino alla dirigenza siriana,
il rais si rivolgerà alla nazione dallo scranno del parlamento siriano, lo stesso dove prestò giuramento come presidente nel luglio 2000, quando fu nominato capo di Stato in un referendum confermativo. E' chiaro comunque che in Siria il vero potere è in mano al capo dello Stato e il Governo ha invece peso limitato.
E sulla situazione in Siria è intervenuto stamattina anche Franco Frattini, titolare della Farnesina, che ha osservato come ci siano aspetti che destano "grandissima preoccupazione". Fino a questo momento però, ha precisato Frattini,
"la differenza con la Libia è che la Libia ha mostrato carri armati e aerei da combattimento che sparavano sul popolo, sulle case, sugli ospedali. Questo - ha concluso - ha imposto l'intervento umanitario delle Nazioni Unite".
Intanto, oggi a Damasco è il giorno della "Lealtà alla nazione" e
migliaia di persone stanno affluendo in una grande piazza nella parte orientale della città in sostegno del presidente Bashar al Assad. Come riferiscono i media governativi siriani, le scuole di tutti i gradi e indirizzo e le università di tutto il Paese sono oggi chiuse per consentire alle "organizzazioni studentesche" e "alle famiglie" di esprimere "il loro appoggio alla nazione e al presidente". Congedo per tutti i dipendenti pubblici è stato inoltre concesso oggi da tutte le istituzioni e apparati dello Stato per assicurare una più ampia "partecipazione popolare".