Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Storia e prospettive

Camusso: il lavoro ci terrà uniti

   Print  

Intervista al segretario generale della Cgil. "Guardate le piazze di questi giorni, stiamo riscoprendo i valori dell’identità nazionale che sembravano smarriti". Le tentazioni separatiste? "Recenti e brevi in una storia unitaria"

di Vanna Palumbo

Susanna Camusso (foto di AlonsoChisciano) (immagini di AlonsoChisciano)
"Non sono pessimista, anzi. Vedo in Italia il rifiorire di movimenti che fanno rivivere e difendono i valori originari dell’unità del paese con rinnovata forza". Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, guarda al futuro e afferma con determinazione, in una intervista a Rassegna Sindacale sui 150 anni dell’unità, che il nostro paese ha un futuro migliore del presente.

Rassegna Qual è, a tuo avviso, il valore dell’Italia unita?

Camusso Nessuno avrebbe immaginato, tre o quattro anni fa, quando si iniziò a parlarne, che la celebrazione del 150esimo avrebbe avuto un significato così attuale e determinante. Perché noi non stiamo solo celebrando il Risorgimento come momento fondativo della nazione, ma stiamo riscoprendo i valori dell’identità nazionale, dell’unità del paese e del nostro popolo, in un momento in cui, sciaguratamente, questi valori e l’unità del paese sembrano essersi smarriti. Nessuno avrebbe immaginato tanta attualità alle celebrazioni del Risorgimento e della nascita dello stato nazionale. Non è un caso che alcune forze politiche avrebbero preferito celebrazioni più in sordina, più simboliche, appunto. E non è un caso, se attorno ai valori del Risorgimento prima e della Costituzione poi (intesa come secondo decisivo momento fondativo della Repubblica) si siano trovate oggi forze politiche e sociali di appartenenza culturale anche molto diversa. E un rinnovato entusiasmo di popolo.

Rassegna Mazzini teorizzò l’Italia "una, libera, indipendente, repubblicana".

Camusso A essere pessimisti si dovrebbe dire che nessuno di questi quattro presupposti sia oggi pienamente e irreversibilmente conquistato. L’Italia è una, ma qualcuno la vorrebbe divisa in macro regioni con parlamenti autonomi. Sarebbero ipotesi risibili, se quel partito che rifiuta l’inno di Mameli e usa a malincuore il tricolore non sedesse tra i banchi della maggioranza e non avesse ministri importanti nel governo, tra cui il ministro dell’Interno. Libera e indipendente oggi non vuol dire, come allora, non "occupata dallo straniero", ma libera di esprimere le proprie politiche, in quanto autorevole nel contesto europeo e internazionale. Mi pare che il nostro prestigio sia fortemente intaccato e che la nostra scarsa autorevolezza ci impedisce persino di partecipare dignitosamente alle discussioni europee e Onu sulle rivolte del Maghreb. Persino sulla vocazione repubblicana ci sarebbe da riflettere, nel momento in cui qualcuno interpreta il proprio ruolo istituzionale come quello di un satrapo mediorientale che non accetta la separazione e l’autonomia dei poteri. Ma io non sono pessimista. Rifioriscono i valori, i principi della Costituzione.

Rassegna Lo stesso eroe dell’800 carbonaro non esitò ad ampliare la visione unitaria oltre i confini nazionali. Che rapporto c’è tra l’Italia e l’Europa?

Camusso Il ruolo protagonista dell’Italia nella creazione della Comunità prima e nell’Unione Europea poi è un fatto storico, per fortuna indiscutibile. In questi ultimi anni, il ruolo e l’immagine dell’Europa si sono indeboliti, in conseguenza della globalizzazione dei mercati e della crisi economica. In Italia, l’idea di un’Europa forte è più viva che in altri paesi. Non lasceremo che qualche partito la rimetta in discussione, con la speranza di lucrare politicamente sui timori e le paure della gente di fronte alla globalizzazione. Senza Europa, la crisi per noi sarebbe stata peggiore e forse l’Italia avrebbe rischiato, come nel ’92, la bancarotta sui mercati finanziari internazionali.

Rassegna A fronte di un’attualità politica del paese, che sembra indulgere a spinte separatiste e disgregatrici, si può dire che gli italiani si riconoscono oramai irreversibilmente in un popolo unitario?

Camusso Io credo proprio di sì. Le tentazioni separatiste sono recenti e brevi in una storia segnata da ampi afflati unitari. Penso al Risorgimento, ovviamente, e ai suoi giovani protagonisti, poi alla Resistenza, poi alla Costituzione (anch’essa scritta da giovani protagonisti). Penso alla battaglia nazionale contro il terrorismo, alle pagine di solidarietà nazionale che abbiamo saputo far vivere nelle emergenze sociali ed economiche, come nei disastri naturali. Penso anche alle piazze di questi giorni. Ai giovani, alle donne che difendono la Costituzione come patrimonio vivo di tutti e che si ribellano ai modelli culturali della televisione commerciale. Penso a coloro che si sono commossi ad ascoltare l’inno di Mameli cantato da Benigni e che l’altra sera, all’Opera di Roma, ascoltando il Nabucco hanno urlato ancora "Viva Verdi", volendo difendere i valori e i diritti di oggi. A quel grido antico e nuovo, in tanti italiani ci siamo voluti idealmente associare. Sì, credo che il popolo italiano esista come identità comune, malgrado i propri governanti.

Rassegna E forse anche malgrado precise responsabilità del ’900 italiano che non hanno favorito la reale unificazione sociale ed economica, ad esempio fra il Nord e il Mezzogiorno.

Camusso Non avere mai colmato le disparità tra Nord e Mezzogiorno è sicuramente un’eredità del’900 che ci portiamo ancora dietro e che divide economicamente e socialmente ciò che è unito istituzionalmente e culturalmente. Tuttavia, nonostante tutte le contraddizioni irrisolte, io voglio credere che l’unificazione sociale e culturale del nostro paese sia avvenuta. Grazie alla scuola pubblica, di cui qualcuno (che forse non l’ha frequentata) disconosce i meriti indiscussi. E anche grazie alle lotte di emancipazione del movimento operaio, in cui la nostra Cgil ha avuto così gran parte.

Rassegna Federalismo: come si concilia uno stato federale con il profilo teorico e programmatico della Cgil?

Camusso Se fosse federalismo vero, la convivenza sarebbe facile. Potremmo dire, con qualche ragione, che la Cgil è una grande organizzazione federalista in cui convivono insieme autonomie e identità unitarie. Forse l’unica organizzazione federalista che ci sia davvero in questo paese. Per noi, differenze e solidarietà non solo convivono, ma producono una linfa vitale, come dovrebbe essere in un contesto federale serio. Ma i provvedimenti e la propaganda sul federalismo, cui assistiamo in questo periodo, non sono ispirati a una vera autonomia dei territori. Sono solo una bandiera per la Lega e un alibi per non risolvere il problema della finanza locale. Il federalismo per cui ci battiamo anche noi è basato su pari opportunità dei territori e pari diritti di cittadinanza. Sulla necessità di colmare le diseguaglianze ed estendere i diritti.

Rassegna La classe operaia e i grandi movimenti sociali del ’900 si sono fusi con la storia del paese.

Camusso Le lotte operaie per il riscatto, l’emancipazione, l’auto-organizzazione prima, il miglioramento delle condizioni economiche poi, sono state tutt’uno con la nascita di una coscienza civile del paese e con la difesa dei valori della libertà e della democrazia. Hanno accompagnato la nascita della nazione con i tumulti contro il rincaro dei generi alimentari e del pane, con le lotte per le otto ore e per la riconquista delle terre dei latifondi, hanno affiancato la Resistenza, hanno difeso la pace e il lavoro nel dopoguerra, hanno salvato il paese dal terrorismo e dalle trame eversive che lo hanno avvolto per lunghi decenni. Penso che anche in queste settimane, nella mobilitazione in difesa del lavoro, dei diritti delle donne, delle opportunità per i giovani e dei valori costituzionali, ci stiamo muovendo con coerenza rispetto alla nostra tradizione culturale e alla nostra capacità di aggregazione.

Rassegna Questa settimana, il 17 marzo, l’Italia intera avvia le celebrazioni dei 150 anni dell’unità, ma le disuguaglianze e le contraddizioni restano. Qual è il ruolo della Cgil?

Camusso I principi fondativi di cui parliamo necessitano di essere coniugati al presente per essere apprezzati e condivisi, soprattutto dai giovani. Da coloro che, per loro fortuna, li hanno ricevuti senza aver lottato per conquistarli. Coniugarli al presente significa anche rinnovarli e irrobustirli. In questo, la Cgil vede un proprio ruolo attivo. Nel denunciare la crescita di disparità e differenze di diritti, di censo, di retribuzioni, di occasioni di lavoro e di crescita. A partire dai diritti sindacali e dalla democrazia nei luoghi di lavoro. Noi pensiamo che ci sia una triste correlazione tra chi vuole tornare alle rappresentanze sindacali nominate, anziché elette, e chi ha trasformato il Parlamento nella sede dei propri avvocati e dei propri famigli. Noi ci batteremo fino in fondo per la piena democrazia sindacale, consapevoli che stiamo facendo una battaglia generale per il paese, in quanto complementare e propedeutica a una piena rinascita della democrazia rappresentativa e anche a una rivalutazione della politica rispetto al minimo di consensi cui è pervenuta.



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS camusso rassegna sindacale unità d'italia

15/03/2011 16:19

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


Alcune immagini

Susanna Camusso (foto di AlonsoChisciano)

Tsunami democratico

articolo di Gaspare.Serra

Libera corruzione in libero stato

articolo di alfadixit

Crisi: il fondo del fondo

articolo di idelbo

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it