Nel 2007 il governo Prodi predispose i primi interventi per i festeggiamenti dei 150 dell'Unità d'Italia: più di trecento i luoghi della memoria da valorizzare, un apposito comitato e una struttura per le celebrazioni. Ma qualcosa è andato storto
Era il 2007 quando il governo Prodi iniziava a predisporre i primi interventi per i festeggiamenti dei
150 dell'Unità d'Italia: più di trecento i luoghi della memoria da valorizzare, un apposito comitato interministeriale e una struttura di missione per le celebrazioni.
Con il cambio di governo, la corsa allo stanziamento dei fondi si è accelerata, tra le resistenze della Lega e i proclami di Berlusconi, per cui il carattere straordinario della manifestazione aveva richiesto, fin dal 2001, la dichiarazione,
tramite legge, di "grande evento" per il complesso delle iniziative e degli interventi afferenti alle celebrazioni per l'anniversario (con la conseguente autorità in materia della Protezione Civile di Guido Bertolaso).
Dopo annunci e smentite, i soldi sono diventati in totale 33,5 milioni di euro. A tirare le somme è il Presidente del Comitato dei Garanti per i 150 anni, Giuliano Amato: 18,5 milioni stanziati con un decreto della presidenza del Consiglio, 13 milioni ottenuti con un decreto firmato da Bondi sui fondi Arcus e i rimanenti 2 milioni concessi dalle fondazioni bancarie.
Non uno di questi euro, però, è andato alla valorizzazione del
Museo Centrale del Risorgimento, sito nel Vittoriano, a Roma. O almeno, così pare, vista l'incuria in cui si trova la struttura, testimoniata dal fatto che, a cinque giorni dalla contestata festa nazionale del 17 marzo 2011 (istituita solo per quest'anno con il Decreto Legge n. 5 del 22 febbraio 2011), nella didascalia che illustra la teca in cui sono conservati un proiettile che ferì Garibaldi, insieme al bisturi che lo estrasse e al frammento osseo derivato dall'estrazione, nella didascalia, dicevamo, che riporta in breve le principali tappe storiche che portarono alla proclamazione del regno d'Italia, quest'ultimo avvenimento
è datato 17 marzo 1860 (guarda la foto).
Sappiamo tutti, o almeno dovremmo, che la data esatta è il 17 marzo 1861. Qualcuno lo comunichi anche al direttore del Museo, ad Amato, a Bondi e a Berlusconi. A Bossi e Calderoli non ditelo, troppa soddisfazione per loro.
I curiosi che vogliono appurare il refuso di persona dovranno sbrigarsi o attendere: per un caso, dettato dall'eccezionale tempistica italiana, il Museo Centrale del Risorgimento
rimarrà chiuso per riallestimento dal 15 marzo al 2 giugno 2011. Proprio in occasione dei 150 anni dell'Unità nazionale.