Balli, musica e canzoni sotto un'unica bandiera: il tricolore italiano. "Il governo vuole toccare i libri e la cultura. Noi siamo qui per difendere un testo importante". Vecchioni difende la scuola: "Il posto dove si impara ad amare e a crescere"
Una giornata di festa, quella di sabato 12 marzo. Balli, musica e canzoni sotto un’unica bandiera: il tricolore italiano. Sembrerebbe la giornata della scuola, a guardare dai tanti bambini che si vedono in giro. Invece la manifestazione di Roma, “A difesa della Costituzione”, indetta da Articolo 21, è una vera protesta di popolo che chiede a gran voce il rispetto dei principi costituzionali fondanti della nostra nostra Repubblica e la difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio.
Due i cortei nella Capitale, mentre in tante città italiane ed europee altre iniziative si svolgevano in contemporanea: lo spezzone degli studenti è partito dalla Sapienza, università pubblica da difendere, quello principale da piazza della Repubblica dietro un lunghissimo tricolore. Il punto di arrivo è stata piazza del Popolo, dove un palco di artisti, costituzionalisti, genitori e studenti ha accolto i manifestanti.
“Siamo di costituzione sana e robusta”, scherza un ragazzo di 22 anni. Faccia tonda e sorriso contagioso. Dietro di lui ballano a suon di tamburello un gruppo di liceali, che si tengono sotto braccio e gridano: “Non si tocca, non si tocca”, riferendosi al libro che tengono in mano: la Costituzione della repubblica Italiana .
Hanno aderito in tanti: dall’Arci alla Cgil, dall’Anpi alla Rete degli studenti, Libertà e giustizia, Rete 29 aprile. Il Pd, Italia dei Valori, Sel, Rifondazione comunista. E poi il Popolo viola, l’unione degli universitari, Report senza rete. Ha aderito anche Fare Futuro. “Siamo stufi di essere etichettati – dice una ragazza di 26 anni che dice di essere scesa in piazza per la prima volta nella sua vita – o sei buono o sei cattivo, o sei di destra o di sinistra, o sei nero o sei rosso. Noi invece siamo giovani e basta. E vogliamo che ci sia unione su alcuni diritti importanti e costituzionali, tra cui quello allo studio e al lavoro”.
È viva la Costituzione, dicono i tanti bambini, accompagnati dalle maestre e dai genitori.
“Il governo vuole toccare i libri e la cultura. Noi siamo qui per difendere un testo importante, la Costituzione, ma anche per difendere il nostro futuro, che parte dall’istruzione”, dice Marco, giovane di un centro sociale romano. “Certo è strano vedere tanta gente con il tricolore e sapere che ci sono anche quelli di destra, però penso che dobbiamo essere tutti uniti per difendere alcune cose comuni. Le differenze poi si vedranno dopo. Ora il nostro futuro è sotto attacco, dobbiamo difenderci insieme”.
“E’ precario uno di destra come uno di sinistra. Ci sono poveri di ogni parte politica in Italia e non vengono difesi e rappresentati da nessuno”, dice Enrico che lavora in un call center per 800 euro al mese. Porta anche lui una bandiera in mano e nell’altra ha una costituzione tradotta in più lingue.
“
E’ importante che la Costituzione non si tocchi perché c’è scritto che siamo tutti uguali, senza distinzione di razza”, dice
Mbade, senegalese di 28 anni che racconta di aver lavorato nella raccolta delle arance, dei pomodori, delle mele... “Ho sempre lavorato nei campi da quando sono in Italia, ma non sono regolare e non ho diritti.
Quando ho letto la Costituzione ho capito che i diritti c’erano scritti, ma non li rispettavano. Io voglio che tutti leggano quello che c’è scritto qui e lo facciano rispettare. Prima di tutti il governo”.
Lunghe le vie del centro sono in tanti a dire che sono
stufi del Bunga Bunga e di Berlusconi. Molti portano in giro slogan contro la riforma Gelmini e il precariato. Tanti i cartelli ironici e indignati. Ma ancor di più la voglia di voltar pagina, partendo dall’articolo 1: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. “Non si parla da nessuna parte di lavoro precario. Leggi qui”, dice Lili, accento romano con lieve inflessione cinese, indicando la Carta fondativa che ha in mano. È figlia della seconda generazione di immigrati, “quella senza diritti, che non è né carne e né pesce. Troppo straniera per essere italiana, troppo italiana per non soffrire di questo scempio che si sta facendo della democrazia”.
Un vecchietto guarda un gruppo di studenti che fischia e balla e canta. Ha il fazzoletto rosso dei partigiani e batte le mani a ritmo di musica. Due donne stringono il drappo che conservano dal 1945, quando fecero la guerra partigiana nella Valle Strona, tra la Valsesia e la Val D’Ossola. “Belli questi giovani, belli. Mi ricordano come eravamo noi quando abbiamo lottano per avere una Repubblica e la Costituzione. E adesso Berlusconi la vuole cancellare. Napolitano non deve permetterlo. Altrimenti che futuro ci sarà per i giovani”. Ha 83 anni e racconta che pensa ai suoi pronipoti con preoccupazione, gli sembrano scontenti per tutta questa situazione e aggiunge che nessuno insegna più ai piccoli a diventare grandi con onestà e rispetto.
“Io ricordo i miei tempi – dice una signora di 70 anni – non potevamo studiare e dovevamo andare a lavorare giovani. Ora per fortuna le cose sono cambiate, eppure mai in vita mia avevo visto un periodo più nero politicamente. Corruzione e degrado dovunque. Come facciamo a insegnare ai nostri figli come comportarsi se poi il capo del governo dà questo esempio. Alcuni cartelli inneggiano a una piazza Tahrir anche da noi. Barbara ha la bandiera egiziana accanto a quella italiana: “Se non fanno rispettare la Costituzione la facciamo rispettare noi. Scendendo in piazza come in Egitto, per la libertà e la democrazia”.
“Sono contenta che siamo qui in tanti, anche per dare dell’Italia una visione diversa all’estero”, dice Monica, 18 anni, studentessa di Belle Arti. “La Costituzione è bellissima. Dovrebbero farla studiare a scuola invece di volerla modificare”.
Sotto il palco di piazza del Popolo la festa non finisce. Sul palco in tanti. Vengono letti gli articoli principali della Costituzione, gli stessi che sono stati adottati dai manifestanti. Il primo pensiero è per il Giappone con le sue tante vittime a causa del terremoto. Un minuto di silenzio è invocato dagli organizzatori. La piazza tace. Poi, finito il minuto, ricomincia ad ascoltare e applaudire gli interventi. Come quello di una ragazza di origine giapponese, che ricorda come le fondamenta siano importanti per un paese, e che la Costituzione è il fondamento dell’Italia.
Qualcuno grida: “
Questa è la nostra piazza Tarhir”. Poi un giornalista libico sale sul palco e ricorda come, dove è possibile esprimersi, lì c’è democrazia, “mentre in Libia sono 42 anni che non c’è la Costituzione, ma la avremo”. Poi aggiunge: “La Costituzione tenetela sempre nella testa e nel cuore, non fatevela distruggere”.
“
La Costituzione è mia sorella”, dice Ottavia Piccolo. Mentre il costituzionalista Alessandro Pace ricorda che la Carta va difesa quotidianamente. Il nonno, Garibaldi, Mameli e il Papa.
Ascanio Celestini ha fatto ridere di un riso amaro, ricordando la Costituzione della Repubblica Romana, scritta 99 anni prima della nostra Costituzione, che invocava uno stato laico con una scuola pubblica, perché “senza quella storia, fatta di lotte, non ci sarebbe stata nessuna Costituzione”. È lui a introdurre l’orchestra di 400 elementi che ha intonato il Dies Irae, “scritto per festeggiare la morte dell’imperatore austriaco – ha detto l’attore – anche se noi siamo qui non per augurare la morte dell’imperatore, ma perché finisca l’impero”.
Dopo di lui Monica Guerritore legge un commento dell’Antigone di Sofocle, in “amore della cultura”. Seguita dalle note del Va pensiero. Silvia Calamandrei ha letto la profezia di Pietro Calamandrei sulla scuola pubblica e i rischi della sua distruzione.
Roberto Vecchioni commuove la piazza cantando la canzone vincitrice del Festival di San Remo, e dedicandola agli studenti e agli operai. “Perché la scuola è il posto dove si impara ad amare e a crescere”.
In chiusura,
Giulio Scarpati, presidente del sindacato attori italiano, sale sul palco e “fa appello a tutte le forze sociali, le associazioni, le istituzioni, la società civile affinchè tutti insieme si manifesti contro i tagli effettuati da questo governo alla cultura, allo spettacolo ed ai beni culturali in Italia.” “Lo sciopero generale dello spettacolo, indetto unitariamente dai sindacati, rappresenta un momento forte per far sentire il peso di questo settore, che fa conoscere ed apprezzare l’Italia anche all’estero.” La mobilitazione è permanente.