Allarme degli industriali: il barile a 115 dollari "può comportare un minor livello del Pil di circa lo 0,7% in 2 anni a parità di altre condizioni". E l'associazione va anche all'attacco sulle rinnovabili: "Il decreto del Governo è catastrofico"
Ci sono "nuovi fattori di rischio" che metteno a repentaglio la ripresa economica in Italia, e il primo di questi è "lo shock rappresentato dal rincaro delle materie prime ed in particolare del petrolio" che "
rischia di rallentare sensibilmente la ripresa nei paesi avanzati". Lo ha spiegato il direttore generale di Viale dell'Astronomia, Giampaolo Galli, in una audizione alla Camera, durante la quale ha anche osservato che la ripresa in Italia sembra offrire "segnali più decisi di accelerazione", "anche se rimane ampio il divario di crescita con le altre nazioni".
Ma in questo scenario, secondo l'associazione degli industriali,
un prezzo del petrolio a 115 dollari al barile "può comportare un minor livello del Pil italiano di circa lo 0,7% in due anni a parità di altre condizioni". Inoltre, sempre secondo Giampaolo Galli, "gli effetti recessivi derivanti dalle materie prime - ha aggiunto - possono essere aggravati dai rialzi dei tassi di interesse annunciati dalle autorità monetarie e dal conseguente apprezzamento del cambio dell'euro".
Intanto, la stessa Confindustria interviene duramente su un'altra partita energetica e attacca il Governo: "
Il decreto sulle fonti rinnovabili rischia di produrre, in assenza di correttivi, un effetto catastrofico. E' una vicenda che sta assumendo toni surreali, incredibili". Ad affermarlo, in un'intervista a 'La Repubblica', è il vicepresidente di Confindustria, Samuele Gattegno, commentando il decreto sulle rinnovabili.
E anche se il tetto per il fotovoltaico, in precedenza era stato fissato a 8 mila megawatt, "è saltato" per Gattegno "il risultato rischia di essere altrettanto grave perché si interviene su un tasto molto delicato: la certezza del diritto, l'affidabilità dello Stato.
E' stato rimesso in discussione il piano di incentivi approvato sette mesi fa - continua Gattegno - non sette anni fa, sette mesi. Doveva durare fino al 2013 e le aziende si erano fidate, avevano preso impegni sulla base di un quadro normativo che era stato garantito. Su quelle garanzie le banche avevano erogato i crediti. E ora si azzera tutto? Ma che figura facciamo?".