Continua la maratona in difesa degli oltre mille posti di lavoro del polo produttivo che ruota intorno a Basell e Meraklon. Un gruppo di lavoratori è partito da Terni per arrivare a Roma, dove giovedì 10 marzo incontrerà il ministro Romani.
Dopo tre lunghi giorni di cammino, da Terni a Roma per circa 100 chilometri, i lavoratori del polo chimico ternano giungeranno domani nella capitale per un presidio che si terrà davanti al Ministero dello Sviluppo economico. Sono i ‘Lavoratori in marcia’ che rivendicano il salvataggio di oltre 1.000 posti di lavoro. A darne notizia è una nota della Cgil. Partiti l’8 marzo dai cancelli della ex Polymer di Terni, i lavoratori chiederanno di essere ricevuti dal ministro Romani per sollecitare il riavvio della discussione, al momento congelata, sul futuro dell’area.
Dopo la prima tappa di ieri a Civita Castellana, i lavoratori - dietro lo striscione ‘Camminiamo tutti verso la soluzione’ - hanno percorso oggi la via Flaminia fermandosi per una breve sosta a Rignano Flaminio, per arrivare poi in serata a Castel Giubileo, alle porte di Roma. Domani, alle ore 10, è previsto l’arrivo davanti al ministero dello Sviluppo economico dove ai lavoratori “marcianti” si uniranno altre centinaia di operai che nel frattempo avranno raggiunto la capitale in pullman, per dare vita ad un presidio dell’intera comunità ternana.
L'iniziativa, organizzata unitariamente da Filctem, Femca e Uilcem, prende le mosse dalla decisione di Lyondell Basell, azienda leader mondiale nel polipropilene, di chiudere lo stabilimento produttivo di Terni. Una decisione che innescherebbe per i sindacati un “effetto domino anche sulle altre aziende del sito industriale, da Meraklon a Treofan, la centrale termoelettrica Edison, strettamente legate alla filiera produttiva”. E l'impatto, spiegano ancora i sindacati, “rischia di mettere in crisi anche Novamont, leader mondiale nella plastica biodegradabile, peraltro capofila di un progetto che tenta di rilevare l'impianto della Basell per salvare le sorti del sito chimico”.
Secondo i sindacati, quindi, “nonostante il ministro Romani abbia dichiarato in più occasioni la strategicità del progetto, ad oggi la discussione è ferma ad un difficile accordo tra due soggetti privati, con un atteggiamento della multinazionale americana-olandese deciso a non cedere”.