Le stime della Commissione Ue: nel nostro paese Pil +1,1% nel 2011 contro l'1,6% dell'eurozona. E l'inflazione sale di più. Bruxelles: "Crescita italiana moderata guidata da esportazioni". Pesa il calo della domanda esterna e la fine degli incentivi
In Italia l'inflazione crescerà del 2,2% nel 2011, ovvero quattro decimi di punto in più delle previsioni in autunno, e
la crescita del Pil sarà dell'1,1%. Ma nella media dell'
eurozona i prezzi al consumo saliranno dell'1,8% e il Pil dell'1,6%. E' quanto emerge delle previsioni economiche intermediarie, diffuse oggi (martedì 1 marzo) dalla
Commissione europea.
La ripresa europea accelera, ma in Italia resta moderata e guidata soprattutto dalle esportazioni. Questo il significato delle cifre pubblicate da Bruxelles. "L'economia italiana - scrive la Commissione - sta conoscendo una moderata ripresa dopo le severe perdite di produzione registrate durante la crisi del 2008-2009. Nel 2010, complessivamente, il Pil reale cresciuto dell'1,1% secondo le stime preliminari".
Nel particolare, la crescita del Pil ha raggiunto circa mezzo punto percentuale in ciascuno dei primi due trimestri, per poi rallentare con una crescita dello 0,3% nel terzo e decelerare ancora allo 0,1% nel quarto. I principali motivi del freno sono la
domanda esterna in calo e la fine degli incentivi agli investimenti, che sono terminati a fine giugno.
La Commissione, inoltre, si attende "che
le esportazioni continuino a tirare la ripresa anche nel 2011, supportate da una domanda mondiale sostenuta". Questo dato, aggiunge il rapporto, è "in linea con gli indicatori della fiducia delle imprese, che puntano verso una sana espansione del settore manufatturiero".
Bruxelles prevede che "le condizioni ancora deboli del mercato del lavoro e la più alta inflazione importata affievoliscano le dinamiche del consumo privato", mentre aspetta che "gli investimenti crescano moderatamente", beneficiando "delle condizioni migliori del credito e della redditività". Sottolinea quindi che "livelli ancora bassi di capacità di utilizzo lasciano poco spazio per nuovi piani d'investimento".
In Europa a trainare è la
Germania (Pil +2,4%), che dunque torna ad essere la locomotiva del continente. Oltre a questa, vengono riviste al rialzo anche le previsioni per Francia (+1,7%), Olanda (+1,7%), Spagna (+0,7%) e Polonia (+4,1%).
Il 2010 si chiude con una crescita del pil dell'1,3%. Lo comunica l'Istat. Il dato è migliore di quanto previsto dal governo che nella decisione di finanza pubblica aveva indicato un +1,2%. Alla crescita hanno contribuito per 0,6 punti percentuali iconsumi delle famiglie residenti, mentre la spesa della pubblica amministrazione ha segnato un -0,1 punti percentuali. In calo anche (0,4 punti) la domanda estera.
Il rapporto deficit-pil si è attestato nel 2010 al 4,6%. L'Istituto ha rivisto al rialzo il dato 2009 portando il deficit al 5,4%. Il miglioramento è dovuto a un aumento dello 0,9% delle entrate totali, e a un -0,5% per le uscite. Per quanto riguarda le entrate, si segnala un aumento del 5,1% in gran parte dovuto alla crescita del gettito Iva (hanno influito le norme per il contrasto dei crediti Iva inesistenti utilizzati in compensazione). Nel 2010 il rapporto debito pubblico/pil è stato del 119%. Il governo aveva stimato il 118,5%.