Via libera a un emendamento del Pd: sparisce il termine del 23 gennaio per impugnare i licenziamenti. Nel 2011 non si applica la norma del collegato lavoro, gli atipici possono ricorrere contro le aziende. Cgil: "Risultato importante, il governo si piega"
Si riaprono i termini per i ricorsi del lavoro da parte dei precari.
Scompare la "tagliola" che fissava al 23 gennaio il termine per impugnare i licenziamenti. Lo afferma oggi (mercoledì 9 febbraio) il senatore del Pd, Achille Passoni. La commissione Affari costituzionali e Bilancio ha approvato un emendamento del Pd al decreto milleproroghe.
"Per tutto quest'anno non si applicherà la norma del famigerato
collegato sul lavoro sui termini per l'impugnazione dei licenziamenti - dichiara Passoni -. Finalmente si riesce a salvaguardare in questa legislatura una norma che tutela chi lavora, anziché tagliare quelle che esistono, e questo è certamente un fatto assai positivo".
"Migliaia - sottolinea il senatore - sono stati coloro che, avuto conoscenza dell'esistenza della norma niente affatto pubblicizzata dal governo,
hanno aperto vertenze entro la scadenza prevista dall'art. 32 della legge 183 del 2010, ma molti di più saranno coloro che, grazie al nostro emendamento, avranno il tempo per decidere se impugnare un licenziamento ritenuto illegittimo".
"Non va dimenticato - conclude Passoni - che la tipologia precaria del
contratto atipico comporta spesso una oggettiva ricattabilità del lavoratore che alla scadenza del contratto stesso spera che, dopo qualche mese, il datore di lavoro glielo rinnovi. Cosa questa che induce a non agire per vedersi stabilizzato il contratto da un giudice, ma di attendere nella speranza di un rinnovo, magari dopo qualche mese".
"Un risultato molto positivo e molto importante, frutto della caparbia mobilitazione di questi due anni contro le norme sbagliate del collegato lavoro". E’ quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni.
Il dirigente sindacale ricorda: "Avevamo chiesto in tutti i passaggi parlamentari l’abolizione della retroattività o perlomeno la sua non applicazione per tutto il 2011. Adesso - aggiunge Fammoni -
anche il governo si è dovuto piegare, dando parere positivo all’emendamento, perché sa bene che la norma sarebbe risultata incostituzionale e perché le decine di migliaia di ricorsi presentate nei 60 giorni avevano già in gran parte vanificato la norma tagliola".
Per il segretario confederale Cgil, inoltre, "
non è il primo stop al collegato lavoro, già sulla norma relativa al massimale di mensilità, in caso di vittoria nelle cause per i lavoratori temporanei, sia la giustizia del lavoro che la stessa Cassazione hanno già rinviato la norma alla Corte dichiarandola incostituzionale. Una coerente mobilitazione dunque ottiene risultati importanti, in questo caso per i giovani e i precari.
L’iniziativa dunque proseguirà con rinnovato vigore contro le altre norme sbagliate e incostituzionali del collegato (certificazione, arbitrato di equità, apprendistato a 15 anni) e per far conoscere a tutti i lavoratori precari - conclude Fammoni - i diritti che possono a questo punto ancora esercitare".