Il governo pone la fiducia sul maxiemendamento. Il provvedimento comprende il testo al netto delle modifiche dopo i rilievi del Quirinale, ma anche nuove polpette avvelenate. Venerdì l'approvazione alla Camera. Sabato al Senato
Il governo
forza la mano sul Milleproroghe e, come già annunciato, pone la questione di fiducia sul maxiemendamento. Ne ha dato notizia in aula alla Camera il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il provvedimento comprende il testo licenziato dal Senato al netto delle modifiche apportate in seguito
ai rilievi di costituzionalità del Quirinale.
Tra le
modifiche, spicca
quella che riguarda gli incroci tv-quotidiani.
Dal primo aprile, infatti, sarà possibile per chi possiede una tv acquistare un quotidiano. Nel maxiemendamento del governo è saltata la modifica introdotta al Senato che invece prevedeva una proroga del divieto al dicembre 2012. Il divieto resta solo fino al 31 marzo 2011, con la possibilità di un ulteriore slittamento previo decreto del presidente del Consiglio, di concerto col ministero dell'Economia.
Piccoli cambiamenti anche per l'anatocismo bancario (in base al quale gli interessi debitori diventano bene capitale e sono suscettibili di produrre interessi a loro volta): si faranno salve le somme già versate, ma
la "norma salva-banche" contro la quale sono insorti i consumatori resta confermata. Il maxiemendamento mantiene infatti il principio che "la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa". In pratica
la prescrizione per presentare ricorso viene fissata a 10 anni dall'ultima applicazione degli interessi trimestrali.
Secondo i consumatori in questo modo
il governo "tradisce" la sentenza della Corte di Cassazione, che aveva stabilito, infatti, che la prescrizione del diritto ad ottenere la restituzione delle somme illegittimamente addebitate dalle banche scattava dalla chiusura del rapporto e non dalla data della singola annotazione a debito sul conto.
Il maxiemendamento
abroga anche il blocco delle demolizioni delle case abusive in Campania, che il testo approvato al Senato faceva slittare al 31 dicembre 2011. Salta inoltre il provvedimento sulla riorganizzazione del personale
Consob. E viene stralciato l'emendamento che aumentava consiglieri e assessori nelle città con più di un milione di abitanti (
Roma capitale).
Il governo infine
modifica la parte del Milleproroghe che prevede il blocco delle graduatorie degli insegnanti precari fino al 2012. E' infatti abrogata la proroga fino al 31 agosto 2012 delle graduatorie stesse.
Il Milleproroghe
dev'essere approvato definitivamente entro il 27 febbraio, per termini di scadenza del decreto. L'esito del voto di fiducia dell'Aula della Camera si conoscerà venerdì 25 febbraio intorno alle 12. Le dichiarazioni di voto saranno a partire dalle 9 e alle 10,30 ci sarà la prima "chiama" per il voto. Il provvedimento tornerà poi al Senato, e sarà approvato intorno alle 15 di sabato 26 febbraio in una seduta straordinaria di Palazzo Madama.
Le altre misure
Nel Milleproroghe viene confermata la norma che rinvia l'entrata in vigore della "tagliola" per i precari. Il provvedimento prevede la possibilità di impugnare i licenziamenti sino al 31 dicembre 2011, prorogando quindi l'applicazione del termine di 60 giorni per i ricorsi.
Sarà possibile aumentare le tasse nelle regioni colpite da calamità. Il territorio potrà aumentare tasse o addizionali di propria competenza, compresa l'accise sulla benzina "fino ad un massimo di cinque centesimi per litro". La Campania avrà il potere di alzare l'accise sull'energia per affrontare l'emergenza rifiuti.
Prorogato fino al 31 dicembre 2011 il blocco degli sfratti per le categorie disagiate. Proroga anche per gli allevatori, che potranno pagare le multe sulle quote latte sei mesi dopo (la scadenza era fine 2010). Per recuperare risorse, il decreto aumenta di un euro il biglietto del cinema.
Tra le misure principali, c'è quella che riguarda i malati Sla. Nella precedente versione del dl, si prevedeva una somma pari a 100 milioni di euro dal 5 per mille per questa categoria. Adesso, però, il testo dice "fino a 100 milioni" e la somma diventa discrezionale.
Il fondo a sostegno dell'editoria recupera 30 milioni di euro, mentre 15 milioni vanno a radio e televisioni locali. Il taglio, comunque, viene ridotto solo in parte.