Il Cavaliere ieri ai suoi: "Chi pubblica le intercettazioni vada in galera e ci resti". Nuovi attacchi ai magistrati e spinte verso l'immunità parlamentare. Aperture anche da Violante, critiche le opposizioni. Giornalisti sul piede di guerra
L'offensiva mediatica di Silvio Berlusconi non si arresta. Il premier ha affidato all'ennesimo messaggio web, ancora una volta diretto ai "Promotori della Libertà" il suo nuovo attacco alla magistratura, nel quale annuncia una 'stretta' sulle intercettazioni: "nuove norme" per le quali "chi le passa alla stampa va in galera e ci resta per molti anni". Parole dure che il premier e' pronto a ripetere anche in tv.
Il Cavaliere - spiegano fonti del Pdl - ha deciso di passare al contrattacco anche in tv per "una prova di coraggio": far capire che è "pronto a dar battaglia sul caso Ruby", raccontando la propria verità direttamente agli italiani, come fece quando andò a Porta a Porta per difendersi dalle accuse della moglie Veronica. Il Cavaliere, insomma, sceglie la strada della difesa a oltranza sull'inchiesta di Milano e quella dello scontro duro con i pm di Milano: autori di "danni per le ennesime, insensate e imperdonabili iniziative giudiziarie" che comunque non hanno fermato "il governo e la maggioranza che invece stanno lavorando alacremente".
La giustizia è il pallino fisso del Cavaliere, che sta stringendo le fila tra i suoi. Convertito anche il ministro Ignazio La Russa: "Nella scorsa legislatura - spiega La Russa - mi sono opposto a varare la separazione delle carriere dei magistrati ma oggi non sono più di quella opinione e credo che occorra andare a una riforma profonda della giustizia". La Russa si spinge anche a valutare positivamente "un ritorno dell'autorizzazione a procedere da parte del Parlamento" perché "per un po' ci farebbe parlare di giustizia senza dover dire necessariamente che si è a favore o contro Berlusconi".
Sull'ipotesi della immunità parlamentare si è aperto un vero e proprio dibattito. Persino nell'opposizione c'è qualche voce favorevole, come quella del democratico Silvio Sircana, per "evitare - spiega - altre forzature in materia di giustizia". Dello stesso avviso anche i ministri Maurizio Sacconi e Gianfranco Rotoni.
"L'immunità deve restare esattamente dov'e' finita: tra le prerogative abolite", dicono invece i deputati del Pd Sandra Zampa e Giulio Santagata. Mentre Di Pietro accusa la lega e La Russa di aver compiuto un "voltafaccia".
"Per ora non ci sono assolutamente le condizioni. Ma in un clima diverso si potrebbe affrontare la questione. Penso a un'immunità a tempo per una sola legislatura e votata con la maggioranza di due terzi o della Camera o del Senato a seconda dell'appartenenza del parlamentare". Anche Luciano Violante, ex presidente della Camera, apre alla reintroduzione dell'immunità parlamentare. E sulla la riforma della giustizia approva "la costituzione di un Alta Corte disciplinare per tutte le magistrature, non solo per quelli ordinaria, che tolga agli organi di autogoverno della magistratura il potere disciplinare". Poi rivela: "Sono d'accordo con Berlusconi, giusto punire severamente chi consegna le intercettazioni telefoniche ai giornalisti". Detto questo? "Ci sono riforme costituzionali serie e urgenti che premono da anni sulle quali tutti quanti dicono di essere d'accordo e non si capisce bene perche' non si fanno".
Ben più duro Fabio Granata di Fli: "Su giustizia e intercettazioni siamo in piena emergenza democratica: le opposizioni unite apprestino tutti gli strumenti politici e regolamentari possibili per bloccare questa pericolosissima deriva". Lo dichiara in una nota Granata.
Sul piede di guerra anche i giornalisti. Contro il nuovo tentativo di "legge bavaglio" bisogna rimettere insieme un forte movimento di opinione, simile a quello che la scorsa estate sventò il duro attacco ala libertà di stampa. Lo dice il segretario del Consiglio nazionale dell'ordine, Giancarlo Ghirra: "Non servono nuove leggi per punire rivelazioni di notizie tutelate dal segreto e violazioni della privacy. E invece tornano i tentativi di imporre divieti autoritari alla libertà di stampa, con multe per gli editori e carcere per chi scrive. Ma i giornalisti italiani non abbasseranno la guardia". Per Ghirra c'è "la volontà del governo di rilanciare la legge sulle intercettazioni". E aggiunge il segretario: "Nell'estate dello scorso anno il duro attacco alla libertà di stampa venne sventato grazie alla mobilitazione dei giornalisti e dei cittadini, veri titolari del diritto a essere informati sulle malefatte delle cricche politico-affaristiche. Oggi torna l'esigenza di mettere insieme un forte movimento di opinione pubblica e quanti, in Parlamento, hanno dimostrato e sapranno dimostrare sensibilità a una libertà di stampa senza bavagli".