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Call center, continua la fuga all'estero

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Aperta a Roma la conferenza nazionale dei lavoratori del settore. La denuncia del sindacato: già persi 8mila posti, a rischio altri 13mila. La mappa dei traslochi oltre confine: Albania, Tunisia e Romania le mete preferite

di rassegna.it

Call center, continua la fuga all'estero (autore foto: Alan Clark, rkdesign) (immagini di autore foto: Alan Clark, rkdesign)
Tredicimila, tanti sono i posti a rischio nei call center italiani in outsourcing. A lanciare l'allarme è la Slc Cgil aprendo oggi (18 febbraio) a Roma la terza conferenza nazionale dei lavoratori di questo settore. Secondo i dati del nuovo rapporto sulla dinamica occupazionale, giunto alla quarta edizione, dopo gli oltre 8mila addetti che hanno perso il lavoro nell'ultimo biennio, nel 2011 si rischia una vera e propria ecatombe, con altri 13mila posti in bilico sui 67mila impiegati in totale nel nostro paese.

Numeri che fanno puntare il dito contro le delocalizzazioni e l'assenza di una vera politica industriale per la filiera delle telecomunicazioni. Secondo la sigla di categoria, infatti, nonostante la crisi quello delle tlc è un settore non in particolare difficoltà e con fatturati in attivo. Eppure, "da oltre un anno - afferma il sindacato - denunciamo pubblicamente il comportamento delle grandi aziende in materia di esternalizzazioni e delocalizzazioni". Un comportamento definito "sbagliato ed ingiusto - sebbene legittimo dal punto di vista legale, precisa il sindacato - che recherà danni all’occupazione e alla qualità del settore". Il trasloco è diretto principalmente verso Tunisia, Albania e Romania, dove il costo del lavoro è circa un quarto più basso rispetto al nostro paese.

"La gravità della situazione, il fallimento di diversi call center e il silenzio del governo cui da più di un anno chiediamo di intervenire - afferma il segretario nazionale della categoria, Alessandro Genovesi - ci hanno spinti a incentrare la conferenza non solo su quali proposte avanzare, iniziativa che abbiamo sempre portato avanti, ma anche e soprattutto su quale forme di lotta mettere in campo, fino allo sciopero generale dell’intero settore".

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WIND: l’azienda di proprietà dell’egiziano Sawiris ha annunciato l’avvio in Romania e in Albania (tramite specifiche aziende) di alcune centinaia di postazioni (per un equivalente di almeno 400 lavoratori). Al riguardo dirigenti di imprese rumene sono già stati in Italia per lo studio degli applicativi e dei sistemi informatici (in particolare nel centro di Pozzuoli). Non si tratta in questo caso di postazioni specifiche per il mercato straniero in Italia, ma di postazioni eventualmente impiegate per clienti italiani Wind a basso valore. L’attuale discussione sul cambio proprietario sembrerebbe aver in parte rallentato questi progetti.

H3G: l’azienda guidata dal dott. Novari già oggi lavora in outsourcing circa la metà delle chiamate e delle pratiche amministrative (in particolare nel Sud Italia e all’estero) con contratti commerciali in essere con aziende operanti a Tirana, Bucarest, Tunisi, Argentina per un totale di 700 operatori. L’azienda ha comunicato nel 2009 in un incontro con i sindacati che intende lavorare in house esclusivamente i clienti a “5 stelle”, implementando le attività da dare in appalto, estero compreso.

BT: la catena del subappalto è quanto mai complessa da ricostruire. Attualmente servizi di assistenza per BT sono svolti in Romania e in Albania (per una stima prudenziale di 100 operatori circa).

VODAFONE/TELE 2: tramite i suoi principali fornitori (Comdata, E-Care, Transcom, Datel Telic ecc.) sono già operanti subappalti in Romania per circa 300 lavoratori. In corso di definizione operazioni simili in Albania per almeno altri 100 operatori. In particolare, preoccupa come siano state delocalizzate attività di back office e di pratiche amministrative, soprattutto in termini di tutela dei dati sensibili.

TELECOM: una stima di massima identifica in almeno 300-400 i lavoratori che opereranno per l’azienda in Tunisia, Albania, Romania, Turchia, Argentina.

FASTWEB: diverse attività in subappalto sono attualmente lavorate in Albania e Romania, anche se per soli picchi produttivi da parte di fornitori.

SKY: la lavorazione dei clienti a basso valore e molte delle campagne di informazione e promozione legate a specifiche offerte (calcio, ecc.) sono state in gran parte delocalizzate in Albania, Tunisia, Romania per un numero di circa 400 lavoratori.

ALITALIA: a fine 2010 la nuova gara ha visto assegnare circa il 40% dei volumi lavoratori a una nota azienda di call center beneficiaria in questo momento per di più di contratti di solidarietà (per circa 900 esuberi dichiarati); azienda che già operava per Alitalia con circa 100 postazioni in Albania e che prevede di svilupparne altre 600, per un totale di oltre 1.000 lavoratori. In questo momento il sindacato è impegnato unitariamente in una vertenza che porti a localizzare nei siti di Taranto e Roma (impattati dalla solidarietà) la nuova commessa Alitalia.

ENEL: numerose campagne promozionali e commerciali e alcuni servizi di prima informazione vengono lavorati in sub appalto in Albania, Tunisia e Romania. Per una stima prudenziale di almeno 2-300 operatori,


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TAGS call center

18/02/2011 16:50

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