Il colosso petrolifero statunitense condannato per inquinamento e violazioni dei diritti umani ai danni dei nativi amazzonici. Ci sono voluti 18 anni di battaglie legali. Amnesty esulta: sentenza storica
Ci sono voluti 18 anni di battaglie legali, ma alla fine un tribunale dell'Ecuador ha condannato l’industria petrolifera statunitense Chevron (ex Texaco) a pagare oltre
9 miliardi di dollari per disastro ecologico e violazioni dei diritti umani della popolazione nativa della foresta amazzonica in Ecuador. Per oltre tre decenni, osserva Amnesty International, la Texaco ha contaminato i terreni, le falde acquifere e le foreste con rifiuti tossici derivanti dalle estrazioni petrolifere, causando gravi problemi di salute che hanno portato alla morte di numerosi residenti.
La causa inizia nel 1993 in un tribunale degli Stati Uniti. Poi la competenza terrioriale passa all’Ecuador: nel 2003 il processo si trasferisce a Nuova Loja, frazione di Lago Agrio, fino alla sentenza del 14 febbraio "che potremmo definire storica", osserva ancora Amnesty. La corte ha infatti considerato legittime le accuse rivolte al colosso petrolifero, tra cui quelle di avere riversato nell'ambiente più 68 miliardi di litri di rifiuti tossici nei fiumi amazzonici.
Circa 6 miliardi di dollari del risarcimento saranno utilizzati per bonificare le zone inquinate, il resto andrà alle persone colpite dalle malattie causate dall’inquinamento ambientale, anche se la Chevron ha già annunciato il ricorso in appello, considerando la sentenza "illecita e inapplicabile". Dunque, la battaglia legale continua. Ma intanto, conclude Amnesty, "finalmente una compagnia petrolifera è stata
condannata a pagare per l’inquinamento e le violazioni dei diritti umani della popolazione residente causati dalle sue attività. Forse la prossima a pagare potrebbe essere proprio la Shell".