Il popolo della Berlino "povera ma sexy" prova a resistere alla gentrification, ma sembra destinato all'estinzione. Gli affitti sono aumentati del 20%. Per l'Economist la città ha bisogno di nicchie di utopia, che però non sa come proteggere
È tempo di dire un'altra volta "Goodbye to Berlin". Non alla Berlino prenazista ed esuberante
rimpianta da Christopher Isherwood. Non alla Berlino spiona delle
Vite degli altri. Ma a
quella città low cost, più attenta allo spirito che al portafogli, che per decenni, durante e dopo il Muro, ha corrisposto all'immagine di Berlino nel mondo.
Un altro pezzo "dell'utopia berlinese", infatti, se n'è andato.
Come racconta l'Economist,
Liebigstrasse 14,
un condominio di dieci appartamenti e studi occupati da artisti "nascosto dietro le facciate lungo la grande Stalinallee" nella vecchia Berlino Est,
è stato sgomberato dalla polizia. È successo lo scorso due febbraio. I poliziotti hanno trovato solo nove inquilini, ma c'erano anche molti "manifestanti che hanno fracassato le finestre, lanciato vernice e si sono scontrati con la polizia".
Una rivolta contro la gentrification di un altro pezzo di Berlino, osserva il settimanale britannico, ricordando che a Liebigstrasse 14 gli inquilini potevano "sorvolare" sul saldo dell'esiguo affitto per mesi, e scorrevano litri di birra al costo di un euro.
"Gli anticonformisti di Liebig 14 – si legge sull'
Economist – possono essere una razza in estinzione, ma stanno creando una reazione contro la gentrification. Il movimento squatter di Berlino ha raggiunto il suo apogeo 30 anni fa. Dopo la caduta del Muro seguì una seconda ondata, attirata dalle abitazioni sfitte a Berlino Est (…). Ora – prosegue l'Economist – gli squatter abusivi sono praticamente estinti".
Al momento
a Berlino circa 4 mila persone vivono in alloggi collettivi, un
crollo verticale dalle 100 mila di qualche tempo fa. L'aumento dei canoni di locazione sta trasformando il vecchio e ruggente stile di vita berlinese in un affare per pochi.
Scriveva tempo fa
Georg Frisch su rassegna.it che "i due fenomeni apparentemente distinti e autonomi, quello dei grandi investimenti pubblici e privati nella modernizzazione del centro città e quello della nuova disponibilità di aree suburbane, hanno determinato un'enorme mobilità degli abitanti, non senza conseguenze sociali.
I massicci investimenti nel centro hanno infatti valorizzato i relativi quartieri causando l'espulsione di parte degli abitanti, vale a dire di molte persone che, appartenenti al movimento di lotta per la casa, all'inizio degli anni Novanta avevano preso possesso di alloggi destinati alla demolizione. A questo gruppo sociale si era accompagnata, nell'occupazione' della Berlino post-riunificazione, una fascia di popolazione tradizionalmente mobile: i giovani single, gli studenti, gli immigrati che trovarono casa nello spazio abitativo man mano liberato da chi si era trasferito nei municipi esterni o addirittura nei comuni contermini".
"
Abitare nella Berlino di oggi – proseguiva Frisch -,
più opulenta del passato nei suoi quartieri centrali, è meno agevole di un tempo e non a caso il flusso migratorio in uscita è solo in parte compensato da quantità analoghe di persone in entrata. Nel 2006 si è registrato un saldo demografico negativo pari a oltre 9.000 unità, e nell'arco temporale 2007-2030 si stima una ulteriore perdita di popolazione di quasi 180.000 persone".
Scrive ancora l'
Economist che "a causa dell'isolamento della città ai tempi del Muro, la popolazione nel centro è diventata un guazzabuglio socio-economico, povera per gli standard delle capitali dell'Europa occidentale". "Ma gli affitti, anche se sono ancora bassi, sono aumentati rapidamente (di circa il 20% tra il 2007 e 2010). E i sussidi per la casa alle famiglie povere non tengono il passo".
"Nel quartiere di Friedrichshain Kreuzberg, a cavallo del vecchio confine, gli abitanti versano il 30-50% del loro reddito nell'affitto". E la gentrification avanza; il che, "per una città stufa di essere povera ma sexy – scrive l'Economist – potrebbe non essere del tutto negativo". Ma lo stesso settimanale osserva che
Berlino ha bisogno di "nicchie per mini utopie, solo che non sa come proteggerle. Se però non ci riuscirà,
la città diventerà più ricca ma anche più stolida".