Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, "finalmente sembra essersi reso conto che con la propaganda e le minacce di licenziamento non si risolvono i problemi che ancora impediscono il funzionamento del sistema di trasmissione telematica dei certificati di malattia". A dirlo in una nota è
Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, insieme a
Nicola Preiti, coordinatore nazionale di medicina generale del sindacato.
Con l’annunciato incontro della prossima settimana, affermano i due sindacalisti, "ci auguriamo di poter aprire un dialogo e di affrontare anche con nuove norme, e non con annunci mediatici in extremis, tutti i nodi ancora aperti, a partire dalle sanzioni. I tilt del sistema non dipendono dalla cattiva volontà dei medici. Insultarli ed offenderli non aiuta. Il caos di questi giorni è evidente a tutti. Non dobbiamo quindi illudere i cittadini sul funzionamento dei certificati on line".
I 18 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati, si legge ancora nella nota, "devono anche sapere che non basta che il medico trasmetta on line all’Inps il certificato di malattia, ma che, finché non sarà funzionante il collegamento telematico diretto tra Inps e datori di lavoro pubblici e privati, dovranno essere loro stessi a far pervenire sul posto di lavoro il certificato in forma cartacea (attestato di malattia)".
"Prendiamo infine atto che, dopo un anno, il ministro Brunetta non annuncia più 50 milioni di certificati on line con risparmi di 500 milioni, ma che
ha abbassato l’asticella a circa 20 milioni di certificati con un risparmio di circa 200 milioni. Ma non basta far scendere l’asticella dell’obiettivo per avvicinarsi al risultato. Siamo ancora lontani. Condividiamo con lui - concludono Cozza e Preiti - l’obiettivo della modernizzazione e della digitalizzazione della sanità e speriamo di poter finalmente condividere anche il metodo per conseguirlo, senza strappi né prevaricazioni".