I 35 milioni di euro che saranno erogati a breve alle imprese agricole foggiane possono alimentare
un ulteriore sfruttamento del lavoro. Lo afferma in una nota la Flai Cgil di Capitanata, invitando la Regione Puglia e tutti gli organismi preposti a vigilare affinché ciò non avvenga. I finanziamenti di cui parla il sindacato sono quelli del programma di sviluppo rurale (Psr) 2007-2013.
"Come Flai Cgil - commenta Daniele Calamita, segretario generale della Federazione dei lavoratori dell'agroalimentare di Capitanata - abbiamo sostenuto e plaudito alla
legge 28 del 2006 della Regione Puglia, che prevede azioni di contrasto al lavoro nero e per l'emersione. Proprio all'articolo 1 c'è scritto che l'erogazione di qualunque agevolazione o finanziamento, ad ogni titolo o ragione erogato dalla Regione Puglia, sia riservata ai soggetti che dimostrino di essere
in regola con gli obblighi di legge in materia previdenziale e che applichino ai lavoratori dipendenti trattamenti economici e normativi non inferiori a quelli previsti dagli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale".
La sigla di categoria chiede alle associazioni datoriali "
un impegno fattivo affinché l'agroalimentare, che per incidenza sul prodotto interno lordo è il settore più importante per l'economia provinciale, sia caratterizzato da dinamiche di legalità e innovazione. È insostenibile che si sia costretti a lavorare in agricoltura alle
stesse condizioni di cinquanta anni fa, sfruttando il bisogno di un lavoro a qualunque costo. Soprattutto pensando di poter competere su un mercato globale non attraverso la qualità delle produzioni - che pure è presente nel nostro territorio - ma speculando sui diritti, violando i contratti".