Presidio davanti al Tribunale di Roma dei quasi duemila lavoratori che si sono costituiti parte civile. "Hanno giocato sulla nostra pelle, abbiamo fame di giustizia"
Oltre mille lavoratori, ormai disoccupati, si sono dati appuntamento stamani (31 gennaio) a Roma, piazzale Clodio, per un presidio davanti al tribunale nel giorno della
prima udienza del processo Agile ex Eutelia, il gruppo che opera nel settore delle telecomunicazioni i cui vertici sono indagati per bancarotta fraudolenta. La vicenda è iniziata un paio d'anni fa, quando la famiglia Landi, proprietaria di Eutelia, nel giungo del 2009 ha ceduto il ramo Agile a un'altra società, Omega, per 96mila euro. Poco più tardi, però, la stessa Omega ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori: secondo l'accusa, lo scopo era quello si spogliare Agile del suo asset, operazione che avrebbe consentito di svalutare ad arte la stessa Eutelia e renderla così più accessibile a un compratore interessato ai suoi 14mila chilometri di rete a fibra ottica.
"Abbiamo fame di giustizia, è class action". Con queste parole affidate a un comunicato, i dipendenti dell'ex Eutelia annunciano che si costituiranno parte civile al processo. "Ha inizio - si legge nella nota - il processo di questa drammatica vicenda. La cifra di criminalità dei protagonisti, i Landi di Eutelia, ha portato alla disoccupazione i lavoratori loro ex dipendenti della Agile. La Agile stessa, a causa di meccanismi di fatturazione anomali non ha potuto incassare i proventi che le erano dovuti per le commesse, arrivando in questo inizio 2011 sull'orlo del fallimento".
"In questo quadro fosco di apparente fine delle chance di rientro al lavoro per i dipendenti ex Eutelia - continuano i lavoratori - il processo contro coloro che
hanno speculato sulla loro pelle è l'occasione per avere soddisfazione di questi due anni di sofferenze, frustrazioni, occupazioni, manifestazioni, che non hanno portato ad alcuna soluzione". "Dopo aver resistito un minuto più del padrone", conclude il testo, al processo i lavoratori si costituiranno parte civile "per riavere quanto questi 'signori' hanno rubato loro, ma anche per sancire il principio che chiunque si arricchisca alle spalle del lavoro e della collettività deve pagare il fio delle sue colpe".