La disoccupazione giovanile a sud del Mediterraneo. Chi esce dagli studi e cerca un posto ha aspettative più alte di quelle delle generazioni precedenti, ma non può realizzarle a causa della mancanza di un tessuto industriale e di servizi innovativi
I giovani senza lavoro sono la vera emergenza del Nord Africa, dove il tasso medio annuo di crescita della popolazione è dell’1,7 per cento. Un quinto degli abitanti ha meno di trent’anni, ma in paesi come l’Algeria si sale addirittura a un terzo, mentre in Egitto si stima che entro il 2025 ci possano essere cento milioni di nuovi cittadini. Nel passato l’economia informale e l’agricoltura permettevano il sostentamento dei più, ma l’aumento del livello di istruzione ha creato una domanda di lavoro che non trova sbocchi. Chi esce dagli studi e cerca un posto ha aspettative diverse e più alte di quelle delle generazioni precedenti, ma non può realizzarle a causa della mancanza di un tessuto industriale e di servizi innovativi.
In Tunisia, ad esempio, ogni anno si diplomano o si laureano dai 30 ai 40 mila giovani, per i quali
l’unica alternativa alla fame è, spesso, la fuga in Europa. Nel Nord Africa il tasso di disoccupazione giovanile è stato del 23,7 per cento nel 2009, ma nel Rapporto “Global Employment, Trends for Youth”, pubblicato ad agosto dello scorso anno, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) prevede che possa salire al 24 per cento entro la fine di quest’anno.
Il Sud del Mediterraneo e il Medio Oriente sono le sole due aree del pianeta dove l’Ilo presume che aumenterà a breve il numero degli adolescenti e dei ventenni senza lavoro, con conseguenze devastanti sul piano politico e sociale.
Per le ragazze nordafricane trovare un impiego è un sogno ancora più difficile da realizzare che per i coetanei maschi. Negli ultimi anni è fortemente cresciuto il livello di istruzione femminile nelle aree urbane, ma pregiudizi di carattere culturale fanno sì che le aziende e la pubblica amministrazione continuino a discriminare l’altra metà del cielo, tanto che la pratica di specificare negli annunci di lavoro che si cercano solo uomini è tuttora diffusa. Di conseguenza il tasso di disoccupazione delle ragazze nell’area è stato del 31,7 per cento nel 2009 (+8 per cento rispetto a quello giovanile complessivo).
I governi nord africani puntano sui grandi gruppi informatici per creare nuova occupazione giovanile e stemperare le tensioni sociali. Da alcuni anni aziende come Dell, Ibm e Hewlett Packard hanno iniziato a delocalizzare in Tunisia e Marocco una parte delle attività di assistenza alla clientela. A Casablanca, ad esempio, opera un call center di Dell specializzato nei servizi di vendita e post vendita che occupa 1.800 lavoratori. L’elevato livello di istruzione di una parte dei giovani maghrebini, la loro conoscenza quasi bilingue del francese e il basso costo del lavoro sono fattori che hanno reso
appetibile questa area per i colossi della tecnologia, preoccupati per la saturazione e l’aumento dei costi in paesi asiatici come l’India, prima meta privilegiata dell’outsourcing a basso prezzo, la Cina e la Malesia. Secondo uno studio della società di consulenza AT Kearney, pubblicato nella primavera del 2010, in quattro anni il numero dei call center è aumentato di dieci volte in Tunisia.
Tuttavia è in atto una guerra dei poveri fra il Nord Africa e il vicino Senegal per l’accaparramento dei contratti più importanti di delocalizzazione dei servizi informatici. Anche se il costo del lavoro è molto basso a sud del Mediterraneo (l’operatore di un call center riceve uno stipendio mensile di appena 425 euro al mese in Tunisia e di 450 in Marocco), è tuttavia più alto che a Dakar, dove un operatore guadagna in media appena 302 euro al mese.