Il Comune di Palermo deve approvare un regolamento per l’assegnazione dei beni confiscati, che preveda l’istituzione di un apposito ufficio. L’assegnazione deve avvenire sulla base del parere obbligatorio di una commissione tecnica
di Dino Paternostro
Corleone, la città di Bernardino Verro (mitico capo dei Fasci contadini di fine ‘800) e di Placido Rizzotto (il contadino-partigiano, che nel secondo dopo guerra guidò i braccianti alla conquista della terra), ha sperimentato i fortissimi condizionamenti della mafia più feroce della Sicilia, ma anche la grande voglia di liberarsene da parte dei suoi abitanti. E, nell’ultimo decennio, la Camera del lavoro di Corleone si è dovuta misurare con la complessità dei problemi legati alla gestione dei beni confiscati alla mafia, maturando una certa esperienza. La mia recente nomina a responsabile del Dipartimento “Legalità” della Camera del lavoro di Palermo, che si occupa – tra l’altro – proprio della gestione di questi beni, potrà consentire di utilizzare questa esperienza in una grande città metropolitana, che ha più di 500 beni confiscati, per un valore di oltre 66 milioni di euro.
Alcuni di questi beni sono mal utilizzati, mentre altri aspettano ancora di esserlo. Per invertire la tendenza, insieme al dipartimento “Legalità” della Cgil nazionale, abbiamo chiesto con forza che "il Consiglio comunale di Palermo si riunisca in seduta straordinaria per intervenire sulla mala-gestione che l’amministrazione ha fatto dei beni confiscati alla mafia, innanzitutto istituendo una commissione d’inchiesta, che faccia chiarezza su come, da chi e per quale fine sono stati gestiti fino ad oggi i beni confiscati alla mafia". "In una città come Palermo – abbiamo scritto in un comunicato stampa - che vive la tragedia della povertà e che ha un grande bisogno di servizi e di lavoro, è necessario che questo importante patrimonio, restituito alla collettività dal coraggio di chi ha dato per questo la propria vita, sia utilizzato, come prevede la legge, per aiutare i palermitani a tutelare i propri diritti e a liberarsi dal bisogno, che li rende schiavi della mala-politica e della mafia, che spesso vivono in simbiosi nella stessa palude e perseguono gli stessi fini".
Per questo, la Cgil ha chiesto (e già ottenuto) "che venga pubblicato sul sito ufficiale del comune l’elenco completo dei beni confiscati e assegnati al Comune, distinti tra beni destinati e beni consegnati e, in quest’ultimo caso, specificando l’ente o l’associazione a cui sono stati consegnati". Ha chiesto anche che il Consiglio comunale elabori e approvi un organico regolamento per l’assegnazione dei beni confiscati, che preveda l’istituzione di un apposito Ufficio, distinto dall’ufficio Patrimonio, affidato a personale che abbia le necessarie competenze tecnico-professionali.
Ha chiesto, anche, che l’assegnazione dei beni avvenga sulla base del parere obbligatorio di una commissione tecnica, che individui preventivamente criteri oggettivi per la selezione dei soggetti assegnatari, che permettano di “certificare” la loro storia reale, l’attività svolta, l’affidabilità degli stessi e l’estraneità assoluta dei loro soci con vicende o soggetti riconducibili alla criminalità mafiosa. Ha chiesto, infine, che venga data priorità nell’assegnazione dei beni "a quei soggetti che presentano idee progettuali atte a garantire lavoro, sviluppo e servizi dall’uso dei beni confiscati, in attuazione della legge 109/96".