All'organizzazione datoriale il ccnl non basta più: "Ci vuole flessibilità, bisogna decentrare le relazioni". Poi l'affondo sulla Fiom: "Con lo sciopero generale del 28 gennaio si allontana dalla realtà". Landini: "Proposta inaccettabile"
Non c'è tregua per i metalmeccanici. Mentre la questione Fiat è ancora tutta da risolvere, Federmeccanica esce allo scoperto e chiede il
contratto aziendale al posto di quello nazionale, con annessa modifica alla riforma del modello contrattuale del 2009. Lo annuncia l'organizzazione guidata da Roberto Santarelli al termine del Consiglio direttivo di oggi (19 gennaio). L'obiettivo è di "accelerare il processo di flessibilizzazione e decentramento delle relazioni contrattuali avviato con l'accordo interconfederale del 2009 (quello non firmato dalla Cgil,
ndr) e sviluppato con il contratto nazionale di categoria".
Secondo l'associazione delle imprese, "è necessario anche prendere in considerazione l'ipotesi di integrazione dell'accordo con la previsione della possibile alternatività tra contratto specifico per determinate situazioni aziendali e contratto nazionale,
fermi restando, eventualmente, alcuni contenuti minimi comuni". Alla domanda se questo significa la fine del ccnl, Santarelli ha risposto che 'Federmeccanica ha 12mila aziende associate e che il contratto nazionale sarà utilizzato da almeno 11.500 aziende'.
Duro il giudizio dell'organizzazione datoriale sulla Fiom e sullo sciopero generale proclamato per il 28 gennaio. "Evidenzia la lontananza dei vertici nazionali di quell'organizzazione dalla realtà economica del settore e delle imprese impegnate in una difficile sfida per recuperare produzione e occupazione fortissimamente falcidiate dalla crisi".
Arrivano i primi commenti. La Fiom bolla l'ipotesi come inaccettabile. Lo afferma il segretario generale delle tute blu Cgil, Maurizio
Landini. "Mi chiedo - osserva il dirigente sindacale - se un'azienda può scegliere di non applicare il contratto nazionale a cosa serva Federmeccanica. Per la Fiom questo è un modello inaccettabile, vuol dire che non ci sono più due livelli contrattuali, nazionale e aziendale (o territoriale) ma uno solo. È nell'estensione e nella qualificazione del secondo livello che ci vorrebbe un po' di fantasia. Stanno inseguendo la Fiat - ha concluso - ma così sbagliano, si fanno del male da soli".
Per il ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, questa "è materia delle parti, così come l'accordo interconfederale". Il contratto aziendale, aggiunge, "è equiordinato a quello nazionale, ma più prossimo alle parti". In ogni caso, "non sparisce, ma è 'cedevole' rispetto a quello aziendale. Dove si produce - chiude - il contratto aziendale definisce meglio lo scambio tra le parti". "Se arriva una proposta sarà di buonsenso". Ne è convinto il vicepresidente di Confindustria Alberto
Bombassei, che aggiunge: "L'associazione degli industriali è rispettosa dell'autonomia delle categorie. Facciano le proposte, le valuteremo e condivideremo o meno". "Abbiamo un contratto nazionale che vale ancora due anni: nessuno metta il carro davanti ai buoi", ha osservato il segretario generale della Cisl, Raffaele
Bonanni.